In “Nove” Egle Doria interpreta se stessa per una denuncia sociale

Recensioni E' andato in scena al Teatro del Canovaccio di Catania l'intellligente spettacolo diretto da Nicola Alberto Orofino in cui l'attrice catanese, che con grande disinvoltura ha attraversato tutti i registri, ha denunciato la necessità di lottare per i diritti Lgbt

E’ sicuramente uno dei più grandi sogni di tutti gli attori. Dopo aver interpretato tanti ruoli e personaggi, per una volta, anche per una sola volta, avere l’occasione di interpretare sé stesso. Così è nata l’idea di “Nove”, un intelligente spettacolo andato in scena dall’11 al 15 aprile al Teatro del Canovaccio di Catania con grande successo di pubblico per la regia di Nicola Alberto Orofino (coadiuvato per le scene da Vincenzo La Mendola, assistente alla regia Gabriella Caltabiano) e un’unica protagonista, l’attrice Egle Doria, coautrice della piéce (e come poteva essere diversamente?) ironicamente e coraggiosamente nei panni di sé stessa. Perché portare sulla scena la propria vita è più difficile che incarnare anche il più variegato dei personaggi, perché la nostra vita è difficile da scandagliare e interpretare, ma soprattutto da offrire agli occhi del mondo.

Egle Doria in Nove - ph Gianluigi Primaverile

Eppure Doria si è messa simpaticamente in gioco, di certo non per puro narcisismo, ma con un unico dichiarato obiettivo: dar vita a un teatro sociale che utilizzi lo spazio scenico per raccontare storie capaci di far riflettere. Ne è venuta fuori un’ora e un quarto piacevole, dove tanti e multiformi sentimenti hanno attraversato gli spettatori. All’inizio Egle alle prese con la proposta di un nuovo spettacolo e il folklore della pittoresca Catania, capace di suscitare tanta sana ilarità; e poi l’adorata madre Marina, il suo faro e punto assoluto di riferimento, troppo prematuramente scomparsa; e i gatti di famiglia, nove appunto, da cui anche il titolo dello spettacolo; e la coraggiosa nonna che sposa un palermitano, il tutto condito dalle esilaranti zie archetipiche che fanno il punto a croce (bravissima qui l’attrice nei gesti volutamente meccanici) e giudicano tutto e tutti.

L’attrice con grande disinvoltura ha attraversato tutti i registri, lavorando molto bene sull’ intonazione della voce, svelandosi attrice ormai completa, capace di passare agevolmente da toni drammatici a piacevoli esplosioni di pura comicità, guidata abilmente da un regista originale col quale appare da tempo in perfetta sintonia.
Una donna che la vita ha segnato duramente, che tante volte ha dovuto ricominciare da zero, dopo la perdita del suo affetto più caro e di un lungo amore. Ma che la vita ha poi ricompensato, premiando il suo coraggio: coraggio di desiderare un figlio con tutta se stessa e di fare un lungo viaggio della speranza in Spagna per la fecondazione assistita. Perché la sua bella famiglia non è composta da un uomo e una donna, ma semplicemente da due donne innamorate che, insieme, hanno creduto nella possibilità di una vita “normale”.

Egle Doria in Nove - ph Gianluigi Primaverile

Così, sorretta da questa grande speranza, è nata Marina Demetra. Grazie alla Spagna, non all’Italia, una nazione, e qui sta l’accorata denuncia della Doria, dove tanti diritti sono ancora negati. Non a caso campeggiavano sul palco, in una scenografia semplice ed essenziale, ma efficace, le belle bandiere delle due nazioni, separate inesorabilmente da tante ataviche chiusure.
Infine sentiti applausi hanno siglato la piéce, che si è rivelata una bella e degna conclusione al Canovaccio del settimo anno dell’interessante rassegna di teatro contemporaneo Palco Off. Speriamo che la prossima stagione riservi ancora tanto teatro civile così, affinchè il palcoscenico possa essere agorà, luogo privilegiato di incontro e dialogo; come il bellissimo momento dopo teatro, dove Egle Doria, stanca ma felice, ha ribadito agli spettatori col cuore in mano la necessità di lottare, sempre. Perché la sua storia possa essere d’exemplum e monito, perché davvero ci dimostra che Fortuna audaces iuvat

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