Il mare di Filicudi restituisce tre anfore databili tra il II e III secolo a.C.

Sicilia antica Si tratta di due anfore più piccole, di tipologia MSG 2 databili intorno al III secolo a.C., ed una più grande, di tipologia greco-italica del II secolo a.C., oltre ad alcuni frammenti di un’anfora di tipologia keay XXV, di provenienza tunisina

Tre anfore integre sono state recuperate il 22 giugno nel mare antistante l’isola di Filicudi, nelle Eolie. Due, più piccole, sono di tipologia MSG 2 databili intorno al III secolo a.C. ed una, più grande, è di tipologia greco-italica del II secolo a.C. (che riporta incisa la lettera Eta, probabile sigla del costruttore effettuata prima della cottura). Insieme alle tre anfore sono state recuperate anche alcuni frammenti di un’anfora di tipologia keay XXV, di provenienza tunisina.

Le anfore sono state rintracciate durante le operazioni di controllo effettuate dalla Soprintendenza del Mare, alla presenza della Soprintendente Valeria Li Vigni, di Pietro Selvaggio del Nucleo subacqueo e dell’ispettore onorario, Salvino Antioco. Il recupero è stato possibile grazie alla collaborazione offerta dall’armatore del catamarano Kaskazi Four e dall’associazione “Attiva Stromboli”. Le anfore sono state consegnate al Museo di Filicudi.

I reperti recuperati al largo di Filicudi

«Siamo stati tempestivi – dice la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni – in un’operazione di monitoraggio e recupero che ha salvaguardato alla pubblica fruizione i beni, che da oggi saranno visibili al museo Bernabò Brea, nella sezione distaccata di Filicudi. Un’operazione che ci riempie di gioia e ci motiva giornalmente nell’attività di vigilanza, recupero e tutela dei beni custoditi in fondo al mare».

«Il mare delle Eolie – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – si rivela ricco di reperti che testimoniano la vitalità dei traffici commerciali che hanno animato il mare della Sicilia nel passato. Ancora una volta la collaborazione tra le associazioni e la Soprintendenza del Mare si è rivelata preziosa consentendoci di recuperare e proteggere un prezioso patrimonio che rimane nella sua sede di ritrovamento nel senso di una continuità di lettura»

«Il Parco archeologico delle Eolie – dice Rosario Vilardi, direttore del Parco – è felice di accogliere ed esporre nelle sue sale il prezioso patrimonio recuperato dalla Soprintendenza del Mare. Si tratta di un’operazione che permette di mantenere sul posto ciò che è stato restituito dal mare, nel segno di un’unitarietà di lettura scientifica che ci consente di ricostruire, nelle sale museali delle Eolie, oltre 8000 anni di storia testimoniata»

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