mercoledì 16 gennaio 2019

mercoledì 16 gennaio 2019

MENU

Il duende siculo nella musica mediterranea di Saro Tribastone

Musica

Il polistrumentista-psicologo ragusano, affascinato dai paesaggi sonori della sua Isola e del Sud Italia che ama contaminare con suggestioni latine, greche, arabe e indiane, deve la sua "forza" musicale a Paco De Lucia e alla sintesi originale di varie culture del chitarrista andaluso: «Musica e psicologia hanno lo stesso obiettivo: migliorare la qualità della vita»


di Andrea Di Falco

I paesaggi sonori mediterranei alla ricerca del magico “duende” siculo. La musica di Saro Tribastone, 49enne compositore ragusano di caratura internazionale, polistrumentista e performer di folk e world music, nasce dalla commistione tra i suoni folklorici siciliani e del Sud Italia, insieme alle suggestioni etniche latine, greche, arabe e indiane.

Saro Tribastone

Musicista per vocazione, diventa psicologo di mestiere. Si laurea alla Sapienza di Roma e lavora a scuola, nell’ambito delle equipe socio-psico-pedagogiche iblee. Eppure, condanna il sistema d’istruzione in Italia, a suo avviso, superato. «Nelle università degli altri Paesi si studia anche la musica di derivazione popolare - sostiene con forza -. In Italia, al Conservatorio, esiste solo quella classica. Io, invece, sono sempre stato affascinato da quella mediterranea, che nasce prima. Non volevo passare dieci anni contemplando la chitarra classica. Così, ho deciso di studiare la mente umana. In fondo, psicologia e musica hanno lo stesso obiettivo: migliorare la qualità della vita delle persone».

Tribastone è autore di tre album da solista: Fanusa (2006), Viento de siroco (2009) e Salinas (2012). Nei suoi lavori sono presenti brani strumentali originali di musica mediterranea. Nel 2013, fonda e dirige la rassegna Ibla Folk, che si tiene a Ragusa Ibla e rappresenta un punto di riferimento in Sicilia per i cultori della musica folk e world. Quattro anni fa, insieme alla 31enne cantante e musicista modicana Marilena Fede, costituisce il duo Cordasicula. Insieme compongono brani originali ispirati ai suoni e ai ritmi tradizionali dell’isola. La voce e i tamburi a cornice della Fede, si intrecciano con le melodie suonate da Tribastone con lo tzouras, la chitarra battente e la chitarra acustica, in canzoni e pezzi strumentali. Hanno all’attivo due dischi: Voce (2014), che contiene cinque brani e Aria ca spira (2015), che conta undici canzoni. La videomaker polacca Oliwia Siem cura la regia dei videoclip dei singoli tratti dall’ultimo album: proprio Aria ca spira e Stidda lucenti. I Cordasicula si esibiscono in Sicilia, nel Centro Italia, in Olanda, e in Francia. Le musiche e le canzoni del nuovo album costituiscono il nucleo centrale di una tournée che va in scena in Spagna nella primavera-estate di quest’anno. Dalla Catalogna (Barcellona) all’Aragona (El Pobo). I brani del disco vengono trasmessi sulle frequenze della Radio Tre spagnola, nel corso del programma intitolato Mediterraneo. Oltre che in Italia, altri passaggi radiofonici del disco si registrano in una serie di emittenti in giro per il mondo. Dall’Australia all’Argentina a Cipro. La radio inglese One World seleziona il disco per la candidatura al miglior album di world music 2015.

«Il nome Cordasicula – sottolinea Tribastone – è un omaggio a Pirandello. Lo scrittore, nel Berretto a sonagli, descrive la teoria delle tre corde che governano il nostro agire: la corda seria, ossia la coscienza; la corda civile, vale a dire le regole sociali, la morale; infine, la corda pazza, la parte più istintiva e irrazionale dell’uomo. Mi piace pensare che vi sia una quarta corda, la corda sicula, quella con cui si esprime la nostra sicilianità e che lega insieme passato e presente, antico e nuovo».

Marilena Fede

Quello di Tribastone per la musica è un amore che inizia presto, all’età di sei anni, quando gli viene regalata la prima chitarra acustica. Una passione pura, la sua, che approfondisce nell’adolescenza, perfezionando la tecnica chitarristica, fino ad arrivare, nella giovinezza, allo studio del flamenco. «Il mio punto di riferimento – ricorda il musicista – è sempre stato Paco de Lucía. Da una frase musicale del compositore spagnolo si può prendere spunto per costruire un intero brano. Rappresenta una sintesi originale di varie culture. Ha cercato di innovare il flamenco osando oltre la tradizione. Ma c’è un’altra artista alla quale guardo con sincera ammirazione: Loreena McKennitt. La cantautrice canadese è un’autentica icona della musica celtica e sinonimo di indipendenza produttiva».

Non a caso, Tribastone è produttore di se stesso. Sostiene di essere «autarchico per necessità. Sono indipendente e padrone di quello che realizzo». Nel corso di una decina d’anni allestisce uno studio di registrazione a Ragusa. Cura tutti i passaggi che costituiscono la realizzazione di un disco. Dalla prima fase, quella creativa, che comprende la composizione, l’arrangiamento, l’esecuzione e la produzione. Alla seconda fase, quella legata alla distribuzione. Infatti, dei suoi dischi si occupa della comunicazione, dei siti web e della vendita. Esistono due soli aspetti che delega unicamente per ragioni tecniche: quello del missaggio e del mastering. «Le mie musiche – dice – oltre che da fonici italiani, vengono missate e masterizzate anche da professionisti inglesi e americani».

Dal 1998 ad oggi firma una quindicina di colonne sonore per il cinema documentario e per la televisione. Particolarmente proficuo è il sodalizio che instaura con il regista catanese Carmelo Nicotra, per il quale compone le musiche di Pietra nera di luce (1998), Salvatore Fiume, viaggio di un moderno argonauta (1999), Da Kalkida a Katana (2002), La Ferrovia Circumetnea: viaggio dentro i paesaggi dell’anima etnea (2003), Antonio, maestro falconiere (2009). Collabora anche con la regista di Italo, la sciclitana Alessia Scarso, per il mediometraggio Maria Santissima delle Milizie (2011). Le sue ultime musiche fanno parte del recente film Tà Gynaikeia. Cose di Donne di Lorenzo Daniele (2015). «Quando scrivo la musica per un documentario – afferma – cerco di costruire un percorso emozionale, partendo dalla lettura del copione. Suddivido la sceneggiatura in vari segmenti. Ciascuno dei quali riporta un umore e delle sonorità differenti».

Tribastone con lo tsouras greco

Numerosi suoi temi vengono acquistati da una serie di librerie musicali online alle quali attingono le produzioni televisive satellitari americane e britanniche.

Anche se vive spesso fuori dalla Sicilia, il legame con l’isola è fortissimo. «La Sicilia – ricorda – è il centro del Mediterraneo. È ricca di stratificazioni storiche. Il luogo del sapere e dell’accoglienza. A causa delle numerose dominazioni, noi siciliani siamo portati ad assimilare le culture diverse. Quando mi trovo in Sicilia ho la tendenza ad “evadere”, creando sonorità nel solco della world music. Quando sono lontano dall’Isola, la cerco di continuo, attraverso il folk».

Tribastone conduce una ricerca costante della musica popolare, raccogliendo testimonianze dirette. «Come ad esempio – rammenta – la registrazione di un’antica canzone in dialetto cantata da un’anziana signora che, a sua volta, l’ha ascoltata dalla nonna. Ma, spesso, mi procuro dei brani che registrano altri musicisti. Si tratta di uno straordinario retaggio. La Sicilia vanta un patrimonio di più di diecimila canti in dialetto. Per le altre regioni, si tratta, al massimo di centinaia di canzoni».

Tribastone coltiva una vera passione anche per lo studio degli strumenti musicali. Sono tre quelli che usa abitualmente: la chitarra flamenco, tipica dell’Andalusia, lo tzouras greco e la chitarra battente calabrese: «Rispetto a quella classica – chiosa –, la chitarra flamenca presenta un suono più ritmico. Il suono dello tzouras greco ricorda il mandolino e la mandola. La chitarra battente calabrese deriva dalla chitarra barocca ed è perfetta per suonare le tarantelle».

La chitarra battente calabrese di Tribastone

In queste settimane Tribastone è impegnato con la sua chitarra flamenco in una serie di esibizioni dal vivo nel Lazio, insieme agli Aranira, gruppo che suona musiche tradizionali, dall’Abruzzo alla Sicilia. Ma le sue collaborazioni, in alcuni casi, riescono a varcare i confini della musica popolare. L’esempio è rappresentato dalla colonna sonora creata dal vivo per la ballerina di danza contemporanea netina Melissa Gramaglia. Tribastone attraversa molteplici stili musicali, arrivando a suonare la chitarra flamenco per la musica elettronica dei Coyote, due deejay di Nottingham, produttori di album che chiamano “balearic”, legati alle isole Baleari.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 febbraio 2016





TI POTREBBE INTERESSARE

Indie Concept, la festa siciliana dell'indie rock

Scade il 20 gennaio il bando per mandare le candidature al festival catanese organizzato da Rumori Sound System che si terrà tra febbraio e maggio

Alessio Bondì vola all’Eurosonic Festival con “Nivuru”

Il cantautore palermitano rappresenterà l’Italia all’Eurosonic Festival, uno degli appuntamenti musicali più importanti d’Europa, dove porterà il suo secondo album

Spika entra in finale ad Area Sanremo Tour

Il giovane rapper palermitano si prepara a salire sul palco del Teatro dell'Opera del Casinò di Sanremo

Salamone, tesoro umano: «Quello del cantastorie non è mestiere, è arte»

Il 73enne musicista di Sutera da fine settembre è stato iscritto dalla Regione siciliana nel Registro delle Eredità Immateriali: «E’ la piazza lo spazio a noi più congeniale, soprattutto le fiere paesane, dove troviamo un rapporto diretto con vecchi e giovani, com’è nell’antica tradizione dei menestrelli medievali». Il 27 ottobre riceverà a Catania il Garofano d'argento

Musica e solidarietà, Catania sostiene la ricerca dell'Airc

Domenica 11 novembre concerto-evento al Teatro Massimo Bellini di Catania a sostegno della ricerca contro il cancro. Il decano dei conduttori, Pippo Baudo, sul palco in coppia con Salvo La Rosa. Il presidente Vigneri: «Nel 2018 AIRC ha destinato 900 mila euro ai ricercatori di Catania e Palermo. Sicilia al top delle donazioni»

Al Bellini di Catania il "Massimo della musica" debutta nel segno di Mozart

Presentata la stagione 2019 del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania che per la prima volta vedrà concentrati nell'anno solare i due cartelloni. La sinfonica comincia il 4 gennaio con la Messa da Requiem, la lirica il 20 gennaio con "Il flauto magico", due eventi diretti da Gianluigi Gelmetti. Il direttore artistico Francesco Nicolosi: «Un doppio cartellone all’insegna della tradizione»