domenica 22 ottobre 2017

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Il Ditirammu chiude. Elisa e Giovanni Parrinello: «Così voleva papà Vito»

Teatro

L'annuncio dei figli del compianto Vito Parrinello, fondatore del teatrino palermitano, alla fine della rassegna "Il Baglio di Vito" e consegnato ad un lettera-testamento letta al pubblico: «Così papà Vito aveva lasciato scritto, l'1 ottobre si chiude. E noi spegniamo le luci, non possiamo reggere i costi. Nella Palermo capitale dei giovani, i giovani se ne vanno». Il Comune offre spazi ai Cantieri culturali alla Zisa


di Redazione SicilyMag

Il Teatro Ditirammu di Palermo chiude, non regge più i costi. Lo hanno annunciato ieri sera Elisa e Giovanni Parrinello, figli di Vito Parrinello, il fondatore del teatrino di via Torremuzza morto lo scorso 4 giugno, alla fine della rassegna "Il Baglio di Vito" andata in scena dallo scorso 20 luglio. I due figli d'arte hanno poi affidato ad una lettera le motivazioni della scelta di chiudere il teatro palermitano nato nel 1995.

Vito Parrinello

La lettera di Elisa e Giovanni Parrinello.

«Tutto è iniziato a Mozia, un piccolo isolotto di cui il primo antenato di papá era il proprietario. Poi la compró Whitaker, e noi tornammo sulla terra ferma. Il prozio ideó il Teatro Garibaldi e chi venne dopo fondó il primo gruppo folk siciliano “La Conca d'Oro”. Mentre la sera a cena, tra canzoni e poesie, si ospitavano personaggi come Giuseppe Pitré e cosí via fino ad arrivare ai giorni nostri. La Famiglia Parrinello con in testa Vito, la sua amata Rosa e i figli Elisa e Giovanni. Mille viaggi, canti musiche e danze della nostra terra ricercati e raccolti per tanti anni e raccontati in tutto il mondo: Nuova Zelanda, Cina, America, non basterebbe un giorno a dirli tutti. Negli anni ’90 non si poteva fare più questa vita, dovevano essere più costanti a scuola e mamma accusava un po’ di stanchezza. Era il 1995 quando papà decide di costruire il Teatro Ditirammu nello storico quartiere Kalsa a Palermo. Oggi questo luogo è diventato un tempio della cultura popolare siciliana e fucina delle nuove generazioni, e chissà per quanto potrebbe dare questa speranza alla città. Lo dite voi, il Financial Times, lo dice il primo cittadino di Palermo, anche su Google c’è scritto.

Purtroppo questo non basta, negli ultimi anni pur di dare la giusta dignità agli artisti, ai dipendenti, alle migliaia di turisti che ogni giorno vengono a farci visita, e alle nuove generazioni, utilizziamo le risorse economiche di famiglia. Anche se questa è stata una nostra scelta, va bene fino ad un certo punto. Quando nostro padre sedeva per ore ad aspettare il politico di turno, capitava pure che dopo ore di attesa neanche lo ricevessero, sai che rabbia. “Al diavolo, vado con i ragazzi della LapaTeatro a fare cappello, loro guadagnano qualcosa e io sono il nonno più felice del mondo, altro che politica, affitto, tasse ed F24”. Ci diceva sempre: “Io volevo solo suonare la chitarra e sentire vostra madre cantare”.

Giovanni Parrinello, Rosa Mistretta, Elisa e Vito Parrinello, anime del Ditirammu

Proprio in quel momento, realizza e scrive su una lavagna in ufficio: “1 ottobre 2017 Quello che dovevo fare l'ho fatto".
Non si riferiva ad una singola questione, era stanco, la libertà e le aspirazioni artistiche dei suoi figli sono sempre state più importanti di un luogo fisico, anche se si parla del fiore all’occhiello di famiglia. Troppo stanco, troppa politica, anticamera e cose che con l'arte e il sentimento non c'entrano proprio nulla. E allora facciamo quello che pensava di fare papà, sospendiamo tutte le attività del Ditirammu: magari è vero Palermo non ha bisogno di noi. Troppa bile, qui rischiamo davvero la pelle, arte a costo della vita? No grazie.

Il Teatro Ditirammu

Innanzitutto non riusciamo a sostenere i costi del teatro. Non è una guerra alla pubblica amministrazione, alla quale tuttavia chiediamo coerenza rispetto alle tante e univoche espressioni di stima e riconoscimento dell’alto valore del Ditirammu, per la città e la cultura siciliana. Spetta alla pubblica amministrazione trovare i modi per trasformare questo apprezzamento in sostegno e decisioni concrete che mettano in condizioni di vivere questo “Canto Museo Teatrale”.

Al nostro pubblico, agli amici, ai tanti artisti, agli assistenti ai collaboratori agli allievi, e alle nostre famiglie, chiediamo di starci vicino ora più che mai, tenere alta la tensione e l’attenzione sulle nostre vicende, sarà nostro dovere quello di tenervi informati con tutti i mezzi possibili. Ieri sera con queste parole ha chiuso la stagione del Baglio di Vito, e da oggi le saracinesche saranno chiuse per un po’. Abbiamo bisogno di capire se ci sono i presupposti per tenere aperto il “tempio” oppure farsi una nuova vita, magari in una nuova città. Al momento ci sentiamo di esternare il nostro malcontento dicendovi che siamo arrivati al limite, e con grande tristezza lasciamo pubblico, allievi e dipendenti a casa.

Dalla mezzanotte di ieri sera si sono spente le luci al Ditirammu, nelle prossime settimane comunicheremo, attraverso una conferenza stampa, quali saranno le sorti del Ditirammu e della “Palermo, Capitale dei Giovani”. Chissà se i giovani restano oppure se ne vanno».

Guarda la diretta facebook di ieri sera quando viene annunciata la chiusura del Ditirammu.


In serata è arrivata la nota del Comune di Palermo, cui la lettera dei fratelli Parrinello indirettamente si rivolge. Il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla Cultura Andrea Cusumano fanno sapere che hanno incontrato nelle ultime settimane i responsabili del Teatro Ditirammu, con i quali hanno concordato un percorso che porti alla disponibilità di alcuni spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa, nei quali possa proseguire l’importante attività culturale svolta dal teatro che, già in passato, ha svolto alcune delle proprie iniziative con il supporto dell'Amministrazione comunale. «Il nostro impegno è massimo – dichiarano Orlando e Cusumano - per onorare al meglio la memoria di quel grande artista che è stato il suo fondatore, Vito Parrinello e per permettere, al contempo, che il Teatro Ditirammu prosegua la sua attività di veicolo e promozione della cultura e delle tradizioni popolari siciliane».
Al gesto di apertura del Comune, i fratelli Parrinello hanno replicato a stretto giro di posta: «Prendiamo atto della buona volontà dell'Amministrazione comunale di Palermo in relazione al reperimento di spazi per il laboratorio e la scuola che sono importanti espressioni dell'attività del Ditirammu, ma non le sole. In attesa del concretizzarsi degli impegni e per esigenze di carattere gestionale, l'attività artistica in questo momento resta comunque sospesa». L'idea sugli spazi di via Torremuzza potrebbe essere quella di realizzare un museo della cultura popolare.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 settembre 2017
Aggiornato il 26 settembre 2017 alle 15:36





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