Francesco Contraffatto, la realtà letta con la bellezza

Arte La pittura, la scultura, la scenografia, le incisioni: le quattro sezioni della mostra dedicata a Francesco Contrafatto, allestita al Castello Ursino di Catania dal 13 marzo al 13 maggio attraversano e intrecciano le quattro grandi declinazioni dell’opera dell’artista catanese così come a vicenda si sono attraversate e intrecciate nel corso della sua vita

La pittura, la scultura, la scenografia, le incisioni: le quattro sezioni della mostra dedicata a Francesco Contrafatto, allestita al Castello Ursino di Catania dal 13 marzo al 13 maggio attraversano e intrecciano le quattro grandi declinazioni dell’opera dell’artista catanese così come a vicenda si sono attraversate e intrecciate nel corso della sua vita, senza intento catalogativo o retrospettivo ma piuttosto col desiderio di restituire l’emozione dell’incontro con la spontaneità della sua ispirazione e del suo segno.
Lo rivela il titolo, Francesco Contrafatto. Una mostra affettiva, che nell’intenzione degli eredi che hanno lavorato all’allestimento – guidati dal figlio, l’architetto Toti Contrafatto, che ha selezionato le opere da numerose collezioni private oltre che dall’imponente archivio di famiglia -, rappresenta il principale suggerimento di lettura per i visitatori, che saranno accompagnati in una direzione implicita di ricerca di bellezza come percorso interpretativo della realtà, quasi ad affiancarsi idealmente allo sguardo dell’autore.

L’allestimento della mostra su Francesco Contraffatto al Castello Ursino di Catania

“Vorrei avere il tatto sconfinato dello sguardo, che sa toccare ovunque senza farsi sentire” recita una poesia di Perroni che accompagna la mostra. “Non avete bisogno di vedere ciò che fa uno per sapere se è la sua vocazione, dovete solo guardare i suoi occhi”, le fa eco un’altra di Auden, facendosi insieme sintesi del talento e del compito di un artista e che ha posato per la prima volta il pennello sulla tela a 13 anni, quando ha esordito con una mostra d’arte giovanile al Teatro Massimo Bellini, e non l’ha più posato fino al giorno della sua morte, nel 2015, quando di anni ne aveva 87. Nel corso dei decenni Catania è stata la scena e la platea del suo lavoro e tutte le sue opere si sono intrise di una sicilianità in cui la luce e il colore hanno saputo rendere l’ordinario “stra-ordinario”, generando «lo spettacolo del quotidiano», come lo definiscono i nipoti Ciccio Contrafatto e Alberto Fabbiano nel presentare il loro approccio di curatela. Nature morte, paesaggi urbani, scorci di vita quotidiana sono sempre stati i suoi soggetti prediletti: «L’osservatore percepisce che c’è qualcosa di diverso, quella di Contrafatto non è una riproduzione fedele e fotografica. Forse è più giusto parlare di verosimile piuttosto che di vero, qualcosa che somiglia molto all’originale ma che in fondo non lo è». Una pratica dal sapore teatrale, affinata nei lunghi anni da scenografo al Teatro Stabile di Catania: «Riferendosi a quel periodo Contrafatto parlò di ‘pittura che si fa scena’, l’assunzione di una terza dimensione che renda la superficie piana spazio dove accade la vita. E non sarebbe un azzardo affermare che sia avvenuto anche il contrario, cioè che i suoi quadri siano intrisi di teatralità, con un immaginario occhio di bue puntato su di loro». 

Francesco Contrafatto, foto Antonio Parrinello

Numerose testimonianze di quell’esperienza – e tra di esse, quelle di Pippo Baudo e Leo Gullotta – accompagnano il catalogo: «Francesco Contrafatto, gigante siculo normanno – scrive Gullotta nella sua – ha saputo colmare gli occhi, combattere sempre con un’etica propria di chi ha profonde radici nella bellezza e che dalla bellezza lascia governare ogni suo atto». «Il suo era un essere teatro e non essere a teatro: vita e non maschera, rigore, essenzialità e passione», confermano anche Santo Floresta e Tiziana Alì, che per lungo tempo hanno lavorato al suo fianco. 

«L’opera di Contrafatto potrebbe essere ricondotta ad un unico ciclo intitolato Etneide, un’epica sospesa tra mito e realtà, giammai ideologia o dogma. Soltanto vita», ribadisce lo scrittore e filosofo Massimiliano Pappalardo nella sua presentazione critica: «Esistenza non presunta, ma possibile poiché profondamente reale. Il vasaio usa il vuoto affinché l’argilla trovi forma, il maestro catanese perché la vita abbia una possibilità di storia. Perché la vita possa essere narrata ancora una volta».

L’itinerario espositivo sarà, come anticipato, suddiviso nelle quattro principali sezioni in cui si è declinato il suo rapporto con la materia – dall’olio al bronzo al legno -, processo di trasformazione che si è fatto racconto: dipinti, sculture, bozzetti preparatori delle opere monumentali, bozzetti di scena e foto delle scenografie, chine, incisioni.

“Pomodori al sole”, opera del 1973 di Francesco Contrafatto –

Il radicamento profondo nella realtà che viveva, quella della città di Catania appunto, ha spinto gli organizzatori a condividere con l’Amministrazione comunale, che ha voluto fortemente co-organizzare la mostra, la decisione di assicurare a tutti l’accesso gratuito ai visitatori per tutto il periodo della sua apertura (l’accesso sarà incluso nel ticket d’ingresso al Castello): «Ho personalmente condiviso con la famiglia Contrafatto il profondo desiderio di allestire quest’esposizione e insieme abbiamo strutturato il percorso necessario a renderla possibile», conferma l’assessore alla Cultura del Comune di Catania Barbara Mirabella. «La mostra è la più ampia e organica fino ad oggi dedicata a Francesco Contrafatto e rappresenta un’occasione unica per riscoprire una figura di grande profondità e apertura a differenti orizzonti culturali. Contrafatto ha lavorato per le istituzioni più autorevoli del nostro territorio, lasciando un’ impronta originale in ogni opera realizzata», ricorda ancora Mirabella, citando in particolare gli affreschi dell’aula consiliare di Palazzo degli Elefanti, che saranno tra i protagonisti di un percorso di opere monumentali che sarà segnalato ai visitatori al di fuori di Castello Ursino: alcune sale di Palazzo Minoriti, del Tar, dell’Ospedale San Marco, del Camplus d’Aragona, sono tra queste. 

La mostra su Contraffatto di Catania

«Il capolavoro del Maestro Contrafatto, dono alla città di Catania, realizzato per il nostro Camplus d’Aragona, esprime una bellezza che si alimenta grazie ad un fatto molto semplice: l’incontro», testimonia anche il CEO nazionale e founder di Camplus Maurizio Carvelli: «L’incontro con un artista e con la sua opera d’arte, che diventa una vera e propria ‘provocazione’, utile ad apprezzare quanto di bello e inaspettato ci circonda». 

Allo stesso tempo, il forte legame di Francesco Contrafatto con le giovani generazioni, coltivato in decenni di lavoro come insegnante, hanno suggerito ai curatori di organizzare una raccolta di fondi in collaborazione con alcune realtà che opereranno in qualità di partner culturali e sociali della mostra: in particolare, grazie ad una convenzione con l’Associazione delle guide turistiche di Catania, sarà data ai visitatori la possibilità di svolgere una visita guidata a pagamento, ma tutti i proventi di questa attività saranno destinati a finanziare il progetto della scuola dell’infanzia di Mammola, a San Giovanni Galermo, promosso dalla Fondazione Francesco Ventorino, così come i proventi che deriveranno dalla vendita del catalogo pubblicato da Edizioni le farfalle.

“Il mio primo studio”, opera di Francesco Contraffatto

“Francesco Contrafatto. Una mostra affettiva” è un evento organizzato da Commapartners in collaborazione con il Comune di Catania e con il contributo di Camplus, Gruppo Arena e Sikkens – AkzoNobel. 

La mostra sarà visitabile fino al 13 maggio 2022, tutti i giorni  dalle 9 alle 19, ad ingresso libero. Le visite guidate, a cura dell’Associazione delle guide turistiche di Catania, si effettuano su prenotazione (344 2249701 – info@guidecatania.it).

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