Finocchiaro: «Farò rinascere la collina storica di Paternò»

Sugnu Sicilianu Il sogno dell'architetto paternese, autore del recupero dell'ex convento di San Francesco, è rendere visitabile il corpus di scavi archeologici e monumenti, unicum per pluralità di stili diversi in uno spazio ristretto: «Un tesoro non conosciuto in maniera adeguata. Lo stesso monumento che abbiamo restaurato, ed ha vinto il premio di architettura nel 2014, non è visitabile»

L’architettura come dimensione esistenziale e culturale. L’architettura come progetto di vita ed impegno sociale. Si potrebbero sintetizzare in tal modo alcuni degli elementi ispiratori che animano l’attivismo di Francesco Finocchiaro – architetto pluri-premiato per i suoi progetti, dottore di ricerca, poeta e disegnatore -, un siculo paternese-catanese, nato nel 1965, che vive l’architettura unendo la visionarietà progettuale con la concretezza della quotidianità. Per Finocchiaro l’architettura «deve essere innovativa, deve guardare al futuro recuperando in maniera originale il passato. Conservare il passato non vuol dire lasciarlo nell’immobilità statica, ma coglierlo nel suo senso dinamico. Quando, assieme ad altri colleghi, mi sono trovato ad affrontare il restauro di beni millenari, come l’ex convento di San Francesco alla Collina di Paternò, l’elemento forte è stato quello di ricostruire le parti mancanti in maniera originale. Pasquale Culotta, Luigi Bosco, Giuseppe Guerrera ed io abbiamo inserito elementi contemporanei in una struttura architettonica risalente all’anno 1000 e modificata nel 1400 dai francescani, con continui rifacimenti nelle epoche successivi. In buona sostanza abbiamo inserito stilemi architettonici visibili evidenziando la differenza fra il nostro tempo e la memoria. Inserendo il corridoio vetrato abbiamo non solo unito l’interno con l’esterno, ma la città del passato (la memoria storica) con la città del presente».

L'arrchitetto Francesco Finocchiaro

Questa opera ha ottenuto il premio In/Arch-Ance nel 2014. Il passaggio sulla concezione del restauro è importante, ricostruire le parti mancanti non con elementi finti ma funzionali alla storia dinamica e continuamente cangiante, in base alle epoche storiche, del monumento. Ovviamente il tutto va fatto in armonia con il passato, con raffinata eleganza e leggerezza, nel senso stilistico che diede a questa parola Calvino nelle sue “Lezioni americane”.

L’uomo e la natura. L’uomo è inserito nella natura, ne fa parte, vi è una continua interazione fra esseri umani ed ambiente. La bellezza di molti paesaggi rurali italiani è lo straordinario risultato dell’opera dell’uomo che coltivando la terra (e rispettandola nei suoi tempi e ritmi) ne modifica l’aspetto. Si pensi alla molteplicità dei paesaggi siciliani, dai terrazzamenti ai muri a secco. Il distacco dalla terra, le dimenticanze di tradizioni, colture e culture, indeboliscono la natura, così come gli scempi compiuti dagli uomini in molti luoghi causano od accentuano i dissesti idrogeologici. Spiega Finocchiaro: «Per innovare occorre recuperare la memoria del passato e farla rivivere, vuol dire costruire in maniera razionale nel rispetto dell’ambiente circostante. Vuol dire porsi problemi di economia sociale, le classi dirigenti dovrebbero incentivare il ritorno alla terra. Nell’epoca del post-moderno bisogna anche saper costruire spazi innovativi per l’industria avanzata nel pieno rispetto dell’ambiente circostante». Lo sviluppo non è nemico della natura. Si può costruire e produrre nel pieno rispetto dell’ambiente come avviene nei luoghi più all’avanguardia del mondo, nell’estremo Nord d’Europa (Scandinavia) solo per fare un esempio.

L'ex convento di San Francesco a Paternò recuperato dall'architetto Francesco Finocchiaro

Città e campagne. Finocchiaro nei suoi scritti (articoli e saggi) ed opere di architettura e design, pubblicate anche in riviste accademiche nazionali ed internazionali, in corsi universitari che ha tenuto in Sicilia ed in Spagna, più volte è tornato sulla questione del rapporto fra il mondo urbano e le campagne. Sostiene: «Non è più possibile pensare di pianificare urbanisticamente le nostre città senza tenere in considerazione il mondo che le circonda. Non vi è solo il problema del recupero dei centri storici, di una nuova interazione fra il centro e le periferie, ma fra queste dimensioni ed il mondo ampio che le circonda. Molti errori del passato della seconda metà del Novecento sono nati dalla cementificazione selvaggia ma anche da una mancanza di visione d’insieme. Oggi vi sono molte più regole, giusti vincoli archeologici, più controlli, ma per ridare un’anima a molte città delle province siciliane ed italiane occorre ripensare il rapporto con il mondo circostante».

La battaglia della vita: «Far rinascere la collina storica di Paternò». Racconta Finocchiaro: «Ognuno di noi ha i suoi sogni, le sue battaglie. Amo la Sicilia. Molte delle idee per cui mi batto e le idee di cui ho parlato sono pensate per questi luoghi, la storia d’Europa e dell’Italia (in particolare) è storia di urbanizzazione. Molte città europee stanno rivalorizzando i centri storici, le periferie, e stanno innovando. Penso alla Spagna. Mi piange il cuore nel vedere la mia città, Paternò, colpita da un declino progressivo, con governi che si succedono non capaci di valorizzare i beni culturali e naturali di enorme valore. Pensate che la collina storica di Paternò ha diversi millenni di storia, vi sono segni di insediamenti preistorici. E soprattutto in maniera visibile racconta pezzi di storia dall’epoca romana a quella bizantino-araba, normanna, gotico-medievale, rinascimentale, barocca e tardo-barocca».

La collina storica di Paternò, in una foto di Gaetano Ceravolo

Finocchiaro è un fiume in piena: «Tutto questo, scavi archeologici, portati alla luce e di nuovo nascosti perché non si riesce a tutelarli dai vandali, monumenti architettonici, chiese e palazzi, che sono condensati nel giro di 500 metri, un unicum per pluralità di stili diversi in uno spazio ristretto, non è valorizzato e fatto conoscere adeguatamente al mondo esterno. Lo stesso monumento che abbiamo restaurato ed ha vinto il premio di architettura nel 2014, non è visitabile. Roba da far cadere le braccia. Dinanzi ai governi locali che dimenticano tali beni culturali, noi cittadini non possiamo che lottare per valorizzarli. Non possiamo arrenderci…».

Con un architetto catanese, Stefania Marletta, Finocchiaro ha fondato Officina 21 (ne è vice presidente). Si tratta di un laboratorio di ricerca e osservatorio sull’architettura ed i paesaggi contemporanei. Partecipano a convegni internazionali e dialogano con importanti università europee. Finocchiaro ha una visione rinascimentale della cultura, fin da quando, giovanissimo, fondò l’associazione culturale “Archimede” unendo giovani talenti multidisciplinari. Da architetto si occupa attualmente di Social Housing, restauro e riuso, sperimentazione di tecnologie per l’edilizia. L’altra sua grande battaglia assieme a molti altri architetti ed ingegneri è quella di stimolare istituzioni ed opinione pubblica sui temi della cultura antisismica. «E’ un tema sul quale vi sono grandi ritardi ma nell’ultimo periodo sembra aumentata la sensibilità sociale sull’argomento. Il punto è che la meta in Sicilia è ancora lontana…».

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