Fernando Botero, l’atelier di Pietrasanta, la Via Crucis e il ricordo di Luciano Caprile

“Via Crucis la pasión de Cristo” di Botero al Palazzo Reale di Palermo sta ottenendo un successo che va ben al di là delle più rosee aspettative. Le opere dell’artista colombiano catturano in maniera trasversale le fasce più svariate e differenti di pubblico. L’arte di un grande maestro che vogliamo raccontare con le parole del critico d’arte Luciano Caprile. Nel 1989 lo ha conosciuto a Pietrasanta dove da anni il pittore trascorre un paio di mesi durante il periodo estivo ed è lì che nascono le sue sculture. “«Ho conosciuto Botero nell’’89 a Pietrasanta – ricorda Caprile – dove da molti anni trascorre del tempo nel periodo estivo. Da allora si sono succedute frequentazioni annuali da cui sono scaturiti interventi in catalogo per mostre pubbliche e private e diversi articoli su riviste e quotidiani. Nella tarda primavera del 2011 sono andato a trovarlo nel suo atelier di Montecarlo –perché avevo saputo che stava preparando una serie di dipinti e di disegni dedicati alla Via Crucis».

In quell’atelier l’attenzione di Luciano Caprile viene catturata dalla Crocifissione a Manhattan «per l’evidente contrasto compositivo: un paesaggio di estrema modernità che accoglie l’emblema del Cristo in croce. D’altronde con questo ciclo di opere egli ha inteso dare un segno di atemporalità al messaggio e al sacrificio del Salvatore. E inoltre ha voluto far capire come il suo modo di dipingere non fosse solo adeguato alla piacevolezza delle forme e dei climi edenici in cui queste sovente sono collocate. L’aveva già dimostrato col ciclo su Abu Ghraib – conclude il critico – e l’ha voluto ribadire nella nuova circostanza anche se il tema della crocifissione era stato già da lui affrontato sporadicamente nel passato».

Nell’89 il critico d’arte incontrò l’artista colombiano nel suo atelier italiano, in Toscana, e lì vide i primi bozzetti, gli esordi di quello che sarebbe diventato il grande e magnifico ciclo della “VIA CRUCIS la pasión de Cristo”.

Poi il critico d’arte ci regala anche un’immagine di quel ricordo e di quell’incontro in quell’atelier: il bozzetto di un particolare della crocifissione.

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