giovedì 26 aprile 2018

giovedì 26 aprile 2018

MENU

Davide Bramante: «La mia sicilianità è la mia forza»

Fotografia

Il 47enne fotografo siracusano, noto a livello internazionale per i suoi paesaggi urbani sospesi immaginificamente tra sogno e realtà grazie alla tecnica della doppia esposizione, inaugura a Ragusa dal 16 dicembre la mostra "Armonica dissonanza" dove, insieme con immagini di varie città, espone 4 opere dedicate a Ragusa e Modica: «Giusto omaggiare la città che mi ospita»


di Beatrice Levi

I paesaggi urbani che rappresenta nelle sue opere sono sospesi immaginificamente tra il sogno e la realtà, immagini uniche e suggestive che riproducono, nella straficazione di tempi e di luoghi, la velocità di uno sguardo, ma anche l'anima composita e molteplice della città rappresentata. L'artista siracusano della fotografia Davide Bramante, conosciuto e quotato sul mercato dell'arte internazionale, arriva alla galleria Soquadro di Ragusa con una esclusiva mostra fotografica dal titolo Armonica dissonanza, visitabile dal 16 dicembre (vernice alle 19) al 13 gennaio. Bramante, conosciuto e quotato sul mercato dell'arte internazionale, porterà presso la galleria d'arte Soquadro una selezione delle sue immagini fotografiche realizzate con la tecnica della doppia esposizione: Bramante vuole intanto valorizzare il territorio ibleo mediante la realizzazione di una serie limitata di opere (4 in tutto) dedicate a Ibla e a Modica, in vendita presso la galleria. Oltre alle inedite immagini iblee l'artista presenterà una selezione delle sue immagini fotografiche realizzate in giro per il mondo. Il 47enne fotografo siciliano ha lavorato e vissuto a Torino, Roma, Bologna, Milano e New York. Bramante non ha mai dimenticato la sua terra d'origine e le sue contraddittorie caratteristiche, la cui impronta è sempre rimasta nel suo occhio e nella sua arte. E la doppia esposizione di Baramante si adatta molto alla Sicilia che, come ricorda l'autore, «si compone di una stratificazione di popoli diversi».
La mostra rimarrà aperta dal lunedì pomeriggio al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, e sarà visitabile gratuitamente.

Davide Bramante

Bramante ha realizzato oltre settanta mostre tra personali e collettive ospitate nei musei, fondazioni e gallerie di tutto il mondo, tra cui MoMa di New York, Palazzo delle Papesse di Siena, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Galleria di Arte Moderna di Sarajevo, PAN di Napoli, Bongsan Cultural Center in Korea. Ha partecipato a numerose fiere tra cui Art Basel, Art Cologne, Artissima, MiArt, ARCO, FIAC, Palm Beach 3, Paris Photo, MIA&D Fair Singapore.
Nelle sue opere, quotate e vendute in tutto il mondo, Bramante rivela la sua personale visione delle più grandi e più belle città del mondo: dal suo obiettivo sono passate New York, Roma, Firenze, Tokyo, Londra, Parigi, Berlino, Mosca. E adesso, in esclusiva per l'evento ragusano, eccezionalmente anche Ragusa e Modica.

Davide Bramante, Oro (Modica) del 2015

Quanta Sicilia c'è in Davide Bramante? E quanta nella sua arte?
«In me la Sicilia è al 100%, così come nella mia arte. Sono siciliano al 100%, e lo sento tanto forte da aver scelto di tornare a vivere in Sicilia, nella mia Siracusa, diversamente dalla maggior parte degli artisti siciliani, che per lavorare scelgono di trasferirsi. Io ho passato un periodo a Torino, dove ho studiato, e da lì mi sono mosso ovunque. Se dovessi dire qual è la città che artisticamente mi ha restituito di più, sceglierei sicuramente New York: lì ho trovato molta ispirazione e movimento. Ma poi ho scelto di tornare: è qui la mia America, la mia sicilianità è la mia forza».

Davide Bramante, Ragusa Ibla (magnifici tetti) del 2007

Siracusa-Torino è una bella distanza per fare il pendolare.
«A Torino ho vissuto molto, mio figlio tornerà lì per l'università, come fanno tanti: è in effetti la "terza città del sud", dopo Napoli e Palermo, per popolazione meridionale. Però diversamente dal sud originale Torino sa far funzionare le cose, impiegando proficuamente il tempo che invece noi sprechiamo nell'apatia e nel farci la guerra tra di noi. Cionostante, io adoro Siracusa: potrei stare ovunque, ma semplicemente sto meglio qui».

Davide Bramante, Roma 2015/2016: Castel S. Angelo

Cosa troveremo alla mostra di Ragusa?
«Questa mostra è frutto di amicizie e circostanze: sono sempre stato legato a Ragusa e alla contea di Modica. Lì ho carissimi amici, e per un periodo ho anche avuto una casa Modica, che ho poi venduto a un altro artista, l'albanese Adrian Paci, che è amico mio e anche del gallerista Corrado Gugliotta. Quando con Susanna Occhipinti di Soquadro ho pensato a questa mostra ho pensato anche che fosse giusto omaggiare la città che mi ospita dedicandole qualche lavoro: per questo ci saranno due immagini inedite di Ragusa e due di Modica».

Davide Bramante, Parigi (2016)

Da New York a Ragusa il salto però è lungo: la sua arte si caratterizza proprio per uno stile capace di cristallizare in uno sguardo la frenesia della metropoli, la velocità, le luci in movimento. Come l'ha tradotto in ragusano?
«Io registro ciò che trovo. Lavorando su Ragusa non mi aspettavo certo la frenesia della metropoli, ho così ritratto la pace. Che è anche quella un concetto relativo: c'è infatti chi trova la pace nel caos e viceversa, sta tutto nella prospettiva».

Da quali artisti trae maggiore ispirazione?
«Non ho artisti preferiti, men che meno voglio mitizzare qualcuno: mio unico mito è mio padre, che per una vita ha lavorato come infermiere in un ospedale psichiatrico. Tra gli artisti non ne scelgo nessuno: conosco la storia dell'arte, mi appassiona e la studio, ma nel mio lavoro cerco di non replicare l'opera di nessuno.

Davide Bramante, Tokyo My own rave (past present future)

Impara da tutti ma poi cerca l'originalità.
«Sì: voglio che il lavoro sia mio. Ho anche insegnato nelle accademie, ma sento che non è ancora il tempo di fermarmi a insegnare: lo farò quando non potrò più muovermi, conoscere, girare. Ho ancora voglia di imparare. Mi piace farlo: credo che le persone con una certa sensibilità sappiano già tutto, in fondo, ma dimentichino via via per ricordarsi poi di quanto è bello scoprire le cose. E' lo stesso principio che restituisco nelle mie immagini, in un certo senso: sovrappongo le immagini come si sovrappongono i ricordi e le conoscenze, per riconoscerli dopo. Questo mio lavoro viene dal mio sangue, è la Sicilia che è così, è Siracusa. Il nostro Duomo, in Ortigia, era un tempio greco, sono arrivate le altre dominazioni e hanno costruito sopra: i romani e gli arabi hanno fatto mura e pavimenti, gli spagnoli la facciata barocca. Il risultato è un sovrapporsi di stili che crea un'unica opera. Un'opera unica».

Come le sue foto: sovrappone visioni diverse in un'unica immagine. Fa di ogni città un Duomo di Siracusa.
«L'ho già detto: la mia arte è il mio sangue.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 15 dicembre 2017
Aggiornato il 18 dicembre 2017 alle 18:50





TI POTREBBE INTERESSARE

World Press Photo, Alessio Mamo secondo nella categoria People

La fotografia dell'anno secondo il più importante concorso di fotogiornalismo mondiale è 'Venezuela Crisis' di Ronaldo Schemidt. Tutti gli scatti premiati saranno esposti a Palermo dal 14 settembre al 7 ottobre

Alessio Mamo, il catanese candidato al World Press Photo 2018

Con lo scatto di Manal, una bambina irachena sfigurata in viso e costretta a portare una maschera in attesa di un intervento di chirurgia plastica, il fotografo catanese attento ai temi sociali, politici ed economici contemporanei, è candidato a vincere uno dei più prestigiosi premi di fotogiornalismo internazionale per la categoria "People"

Antonio Presti dona "Il Cantico delle Creature" a Librino

Il mecenate messinese prosegue nel suo percorso artistico e spirituale volgendo lo sguardo a quella periferia catanese da vent'anni al centro dei suoi progetti culturali che a giorni ospiterà “Il Cantico di Librino”: una installazione fotografica monumentale di cui sono protagonisti gli stessi abitanti del quartiere, immortalati dai dieci fotografi siciliani

Armando Rotoletti: «Nelle piazze ho cercato l'anima dei luoghi»

E non c'è dubbio che l'abbia trovata il fotografo e scrittore messinese, milanese d'adozione, che nel suo ultimo volume "Sicilia in piazza" ha immortalato 82 luoghi storici e simbolici di tante "póleis" siciliane: «Lavorare in Sicilia ha per me una valenza intima che sto scoprendo sempre di più. Credo che il mio prossimo lavoro sarà ancora dedicato a questa terra»

Troina dedica tutto un museo agli scatti di Robert Capa

Il museo di rilevanza internazionale nascerà nel Palazzo Pretura, e consegnerà alla cittadina dell'Ennese il prestigio di custodire in modo permanenete 62 preziose stampe fotografiche, quasi tutte inedite, scattate in Sicilia nell’agosto del 1943

Lo sguardo sul mondo di Vivian Maier, a Catania il suo diario segreto

La Fondazione Puglisi Cosentino ospita fino al 18 maggio una selezione di immagini della misteriosa fotografa statunitense in "Vivian Maier. Una fotografa ritrovata". Scatti in bianco e nero (soprattutto) e a colori di realizzati in un trentennio attraverso cui viene immortalata una umanità multiforme e da cui lo spettatore esce con più di un interrogativo