venerdì 14 dicembre 2018

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Col premio Brancati, Zafferana Etnea è motore culturale della Sicilia

Premi e bandi

Il premio organizzato dal comune etneo guidato da Alfio Russo con la direzione artistica di Raffaele Mangano, ha visto la vittoria di Franco Arminio nella la sezione "poesia" con "Cedi la strada agli alberi", di Nicola H. Cosentino tra i giovani con “Vita e morte delle aragoste” e di Michele Mari nella sezione narrativa con "Leggenda privata"


di Salvo Fallica

Un premio che lega storia, cultura, attualità, una iniziativa la cui genesi rimanda agli anni '60 del Novecento, quando a Zafferana scrittori ed intellettuali di prestigio diedero il via ad una manifestazione che avrebbe proiettato la cittadina etnea a livello nazionale. Un premio che sin dalle sue fasi iniziali si è caratterizzato per il confronto vivace, le contrapposizioni sulle scelte di critica letteraria. Così a Zafferana dialogavano intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia, solo per citarne alcuni. Nella filosofia del premio dedicato allo scrittore Vitaliano Brancati, una delle figure di narratore ed intellettuale più originali del Novecento italiano, vi sono elementi brancatiani fondamentali quale lo spirito di libertà, il pensiero critico, l'ironia dissacrante. Raccontare questa manifestazione culturale, che il comune etneo guidato da Alfio Vincenzo Russo (presidente della giuria) organizza con la direzione artistica di Raffaele Mangano, nella sua essenza, vuol dire cogliere alcuni nodi cruciali che mostrano quanto la letteratura sia ancora viva in Italia, e come la Sicilia continui ad essere un motore culturale del nostro Paese.

Partiamo dai vincitori della quarantanovesima edizione del premio “Brancati Zafferana”: Michele Mari, Franco Arminio e Nicola Cosentino. Nella storica sezione della “narrativa”, che nel corso dei decenni ha visto affermarsi molti dei più grandi nomi della letteratura italiana, ha vinto lo scrittore milanese Michele Mari con il suo romanzo “Leggenda privata” pubblicato da Einaudi. Lo scrittore non ha nascosto la sua soddisfazione intellettuale per il premio ed ha gradito l'accoglienza calorosa del pubblico di Villa Mirador a Zafferana. Vi è nella sua scrittura un legame con la visione ironico-critica, libera e disincantata che ispirava la struttura narrativa di Brancati. Mari afferma: «La vita è l'elemento cruciale della mia narrativa, la vita influenza l'arte, ma anche l'arte si interseca con l'esistenza». E ribadisce l'importanza della tradizione siciliana nella storia della letteratura italiana: «E' molto importante. Si può certamente parlare di una grande tradizione narrativa, mi vengono subito in mente due grandi protagonisti del '900: Vincenzo Consolo e Gesualdo Bufalino».

Da sinistra Alfio Russo, Franco Arminio, Nicola H. Cosentino, Michele Mari, Raffaele Mangano

Come ogni anno il premio “Brancati Zafferana” è stato preceduto da un dibattito culturale legato ai temi di attualità. Quest'anno il tema scelto è stato quello del bullismo. A confrontarsi sul delicato argomento sono stati pedagoghi e psicologi. Il convegno “Bulli e vittime. Come impedire che la violenza rovini la vita dei nostri ragazzi” è stato animato dal docente di pedagogia generale alla Kore di Enna Giuseppe Burgio, la docente dell'università di Napoli Parthenope Maria Luisa Iavarone e la scrittrice e psicoterapeuta Anna Oliviero Ferraris. I finalisti del Premio Letterario “Brancati-Zafferana” sono stati selezionati dall’apposita giuria di cui fanno parte anche i vincitori delle precedenti edizioni e da gruppi di lettura sparsi in tutta Italia. E tutti i 9 finalisti delle tre sezioni sono stati presenti all'evento coordinato dal direttore artistico Raffaele Mangano. Nella sezione narrativa sono giunti in finale anche Giorgio Falco con “Ipotesi di una sconfitta” edito da Einaudi e Wanda Marasco con “La compagnia delle anime finte”, pubblicato da “Neri Pozza”.

Ha rotto il rituale - un po' lento e poco dinamico della cerimonia del premio - il poeta campano Franco Arminio che invece di intrattenersi nella consueta intervista con il conduttore (che in realtà lo aveva già intervistato mentre presentava i tre finalisti nella sezione “poesia”), ha preso in mano la situazione dialogando direttamente con il pubblico, si è messo a cantare ed è riuscito a far cantare anche il pubblico. E su richiesta di alcuni spettatori ha letto ed interpretato una sua poesia, con una notevole capacità espressiva. Arminio racconta: «Sono abituato a fare dibattiti, iniziative culturali, anche nelle piazze e nelle strade. La cultura non è una cosa seriosa ma viva, dinamica, mi piace dialogare direttamente con le persone. Giustamente un premio ha una sua ritualità, e ringrazio molto gli organizzatori per la loro bravura, ma mi piace fare cose originali». Qual è la sua concezione della poesia? «E' legata al mio modo di vivere ed alla mia visione della cultura come una dimensione aperta. Occorre superare la visione di cultura 'di pochi' e 'per pochi', una sorte di torre d'avorio. La cultura è dialogo con gli altri. La poesia con i suoi elementi legati ai sentimenti, alle emozioni, ai dolori della vita è una dimensione concreta. Vi è molta richiesta di poesia e di cultura in Italia, ma se si propone una poesia che parla solo ad una élite, la si allontana dalla gente. I grandi temi della filosofia e della poesia, gli argomenti esistenziali, toccano tutti. E non è vero che bisogna esprimerli in maniera banale, lo si può fare e lo si deve fare in maniera intelligente, chiara ed autentica». Per fare questo bisogna andare oltre stereotipi ed i luoghi comuni? «Non vi è alcun dubbio, lo stereotipo allontana dalla realtà, non fa percepire il bisogno di cultura che vi è nella gente semplice. La poesia ha un valore comunitario, avvicinare la gente di ogni età e ceto sociale alla poesia è una emozione bellissima. Il mio libro “Cedi la strada agli alberi”, pubblicato da Chiaralettere, ha venduto molte migliaia di copie e continua a vendere. E' evidente che le persone amano la poesia, avvicinarla ai lettori è un compito molto bello».

La premiazione di Franco Arminio

Il successo di Arminio è legato alla qualità culturale della sua produzione poetica, è intimamente connesso all'entusiasmo che promana dalla sua attività culturale ed anche alla sua capacità di comunicare. Tutte le forme culturali sono intrise di messaggi comunicativi, saper trasmettere agli altri il codice interpretativo della propria opera ha un valore fondante e non solo un 'valore aggiunto'. I filosofi greci avevano ben compreso che nella forma dialogica vi era condensata la forma più alta del sapere. E non a caso, ancora oggi i “Dialoghi” di Platone continuano ad essere letti non solo come grande classico filosofico ma anche come uno dei maggiori capolavori letterari di tutti i tempi. E vi sono passaggi di pura poesia al loro interno. In Italia l'ottica multidisciplinare è ancora meno presente rispetto ad altri paesi. E vi è anche un 'formalismo' di ristrette cerchie che pone 'confini', è un bene che un poeta come Arminio mostri come alcuni muri possano essere abbattuti.

La premiazione si è conclusa con la categoria “giovani” piena di talentuosi scrittori, quali il calabrese Nicola H. Cosentino, e Anna Giurickovich Dato e Claudio Volpe, quest'ultimi di chiare radici siciliane. La vittoria è andata a Cosentino con “Vita e morte delle aragoste”, libro pubblicato da Voland: «Nella mia narrazione giocano un ruolo importante i luoghi che conosco meglio, la Sicilia e la Calabria. Non solo come luoghi geografici e fisici ma anche come dimensioni culturali, sociali, antropologiche».

Foto di gruppo con tutto i finalisti del premio Brancati


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 settembre 2018
Aggiornato il 02 ottobre 2018 alle 17:03





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