Catania, il Centro Zo per altri nove anni assegnato all’associazione Zo

Il Centro per le culture contemporanee Zo di Catania

Il Centro per le culture contemporanee Zo di Catania

Il Centro per le culture contemporanee Zo di Catania resta all’Associazione culturale Zo che lo aveva in gestione dal 2010. L’associazione culturale Zo comunica, tramite un post su Facebook, di aver vinto il bando di gara del Comune di Catania (la struttura è comunale) per l’assegnazione dei locali siti in piazzale Rocco Chinnici, bando che che era stato emesso alla scadenza del mandato precedente. Il bando era finalizzato alla realizzazione di “Attività culturali ed artistiche a carattere multidisciplinare, con attenzione ai linguaggi contemporanei ed alla sperimentazione”. Il progetto proposto dall’Associazione Zo ha totalizzato il massimo del punteggio (100 punti). «Per questo vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno partecipato alla nostra esperienza – sottolinea anche il direttore Sergio Zinna – e che ci accompagneranno nel corso della futura attività in qualità di partner e collaboratori. In primis l’Accademia di Belle Arti di Catania, main partner del progetto, l’Ente Parco dell’Etna e tutte le Associazioni, rappresentative del territorio nell’ambito culturale e sociale, che hanno aderito: Officine Culturali, Retablo, Neon Teatro, Statale 114, Leggende Metropolitane, Mandara Ke, Culture Possibili, Associazione Musicale Etnea, Darshan, Manomagia, Cinestudio, Catania Lab, Ristoro, Coop. Prospettive, Fondazione Fava, Impact Hub. Ringraziamo anche Carmen Consoli e Donatella Finocchiaro per aver sostenuto la nostra proposta. Ringraziamo inoltre le reti: Latitudini, Cresco e ATeatro e i numerosi partner internazionali». All’aggiudicazione provvisoria, come da iter, seguirà a breve quella definitiva per un totale di nove anni, con possibilità di proroga. L’associazione culturale Zo dal 2010 eredita l’esperienza della cooperativa Officine che nel 1997 ebbe la prima concessione dello spazio che ospitava la palestra comunale, dove realizzò importanti interventi di ristrutturazione grazie ai fondi i fondi della Legge 236 per l’imprenditorialità giovanile (che incentivava il ripristino e la fruizione di beni culturali). La cooperativa Officine non esiste più dal 2014.

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