Andrea Camilleri e la verità indecidibile di Montalbano

Libri e Fumetti Filosofia, thriller e psicologia, azione e riflessione, attualità e memoria si intrecciano in "Il cuoco dell'Alcyon", il nuovo romanzo dello scrittore empedoclino che vede protagonista il Commissario Montalbano. Scrive Salvatore Silvano Nigro nel risvolto di copertina: «Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo. Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, farsa e tragedia»

Un romanzo sorprendente ed avvincente che mostra ancora una volta la capacità di Andrea Camilleri di sperimentare e trovare nuovi spazi creativi. E di raccontare le vicende di Salvo Montalbano in maniera diversa. Stiamo parlando de “Il cuoco dell’Alcyon”, edito da Sellerio, l’ultimo romanzo di Camilleri incentrato sulle vicende del poliziotto più amato d’Italia, e che è arrivato nelle librerie prima del grave problema di salute che vede allo stato attuale combattere lo scrittore di Porto Empedocle la sua battaglia più difficile, fra la vita e la morte. Sono in tantissimi, noi fra questi, a sperare che Andrea possa superare positivamente questa complessa sfida.

Torniamo all’ultimo romanzo su Montalbano che è uno dei migliori di Camilleri nell’ultimo lustro. Rispetto ai libri più recenti con protagonista Montalbano è quello che ci ha convinto di più, per struttura, per ritmo narrativo, per lo snodarsi della trama.

Per meglio comprenderne la natura sui generis bisogna capirne le scaturigini, ed è lo stesso Camilleri in una delle note conclusive del testo, a pagina 249, a specificare: “Questo racconto è nato una decina di anni fa non come romanzo ma come soggetto per un film italo-americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con alcune varianti, per un nuovo libro su Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel male, della sua origine non letteraria”.

La natura non “letteraria” delle scaturigini dell’idea dà invece ancor più ritmo narrativo al romanzo, pieno di colpi di scena e di azione, soprattutto nei capitoli conclusivi. Il tutto sempre filtrato dallo stile ironico di Camilleri che rende esilaranti anche le più dinamiche e decisive scene di azione. Come è noto, la scrittura di Camilleri è cinematografica ma in questo caso lo è ancor di più.

Andrea Camilleri

Vedere il sessantenne commissario muoversi con la stessa grinta ed energia di un ventenne, con il commento del “regista” Camilleri, che sottolinea come la vecchiaia incomba egualmente, è divertente e nel contempo fa riflettere con leggerezza.

In questo romanzo Andrea Camilleri, così come nel suo primo libro su Montalbano di ben 25 anni fa – “La forma dell’acqua” -, affronta il concetto della pluralità delle verità, ed ispirato dalla teoria della meccanica quantistica mostra la complessa sfera della indecidibilità della verità. Viene in mente il principio di indeterminazione di Heisenberg. Con la consueta lucidità critica, il fine studioso di letteratura e di filologia, Salvatore Silvano Nigro, nello sciasciano risvolto di copertina del romanzo scrive: “Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione”.

Filosofia, thriller e psicologia, si intrecciano profondamente in questo romanzo, un testo che interseca azione e riflessione, attualità e memoria. In questo contesto narrativo sostiene Nigro: “Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per ‘stazioni’, lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto”.

Il Montalbano televisivo

L’Alcyon appare e scompare, resta poco tempo nei porti in cui approda. Il mistero da disvelare nella storia è legato alla goletta. L’invenzione del Montalbano “cuoco”, stratagemma per salire sulla nave, è fra le più interessanti del romanzo. Ma su questo non aggiungiamo altro, perché la trama di un ‘giallo’ va accennata non svelata, deve invitare alla lettura non sostituirsi ad essa. Tornando più strettamente all’analisi critica, Camilleri è riuscito ad esperire in questo romanzo un nuovo percorso narrativo con diverse tecniche e modalità di racconto, ma l’impianto strutturale generale, la visione d’insieme, la sua verve scritturale ed il suo linguaggio sono immutati. Sono il Dna della sua letteratura. In realtà anche il tema del sogno ritorna più volte nella sua ampia storia narrativa, così come le tante citazioni di grandi della letteratura. E nulla è causale nei suoi romanzi, è tutto strutturato in maniera organica e razionale, ogni citazione culturale rimanda sempre ad un passaggio del racconto, ad un meccanismo che aiuta a comprendere lo snodo della storia o ad illuminare il pensiero od i comportamenti di un personaggio.

Nigro coglie anche questo aspetto quando sottolinea: “Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su ‘grandi cimiteri’. La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due ‘comici’ esperti. ‘Contami quello che capitò’, dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel ‘contami’ si sente risuonare un antico ed epico ‘cantami’: ‘Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei […]’. Il cuoco dell’Alcyon è ‘una Iliade di guai'”.

Porto Empedocle, la Vigata di Camilleri

Il romanzo intreccia anche collaborazioni fra la polizia italiana e l’FBI statunitense. Non è la prima volta di Montalbano alle prese con i servizi segreti, Camilleri vi ha scritto pagine di notevole suggestione su questi temi, ma in questo caso lo scenario ha tratti di comicità autentica, anche per via della trasformazione estetica del commissario. Un passaggio del romanzo è illuminante in merito: “Tutto ‘nzemmula gli vinni un pinsero spavintoso. E se sto Santo come minchia si chiamava era un chirurgo plastico? Gli voliva fari un’operazioni alla facci? Babbiavano? Ma lui si sarebbi arribbillato, avrebbi mittuto a ferri e a foco tutta la quistura! Arriniscì, con una certa faticata, a tinirisi, aspittanno gli sviluppi. Po’ finalmente il mago parlò: ‘Guardi, ho deciso che ai capelli darò un colore biondo grigio, adatto all’età che ha’. Da ‘na parti fu contento, non era un chirurgo plastico ma ‘na speci di varberi, dall’autra arraggiò: per quelle ultime paroli, Montalbano gli avrebbi sparato. ‘Ma i baffi devono assolutamente sparire’. A ‘sto punto, il commissario scatasciò: ‘Ma non dica minchiate! Non se ne parla!”. Come è noto il commissario Montalbano personaggio del romanzo inventato da Camilleri ha i capelli e pure i baffi, mentre il commissario televisivo interpretato dall’ottimo Zingaretti è calvo e decisamente differente sul piano estetico. Una statua del Montalbano letterario si trova a Porto Empedocle. Tornando al romanzo, oltre al finale vi incuriosisce anche la vicenda della trasformazione estetica? La soluzione è nel romanzo…

La statua di Montalbano a Porto Empedocle

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