Vitivinicoltura sostenibile, il futuro del calice di qualità passa dalla biodiversità

Calici & Boccali Dalle vigne alla bottiglia rigorosamente 100% Made in Sicily, per un progetto di economia circolare che “sposa” etica e business, tra le news del green deal nel mondo di Bacco nell'Isola. “Sostenibilità e percorsi virtuosi” è stato il focus dell'incontro-studio organizzato a fine giugno dalla Fondazione SOStain, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura in Sicilia promosso dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia e da Assovini Sicilia

La Sicilia del vino coltiva il futuro imparando a custodire il bene comune, con percorsi “virtuosi”. Dalle vigne alla bottiglia rigorosamente 100% Made in Sicily, per un progetto di economia circolare che “sposa” etica e business, tra le news del green deal nel mondo di Bacco nell’Isola. “Sostenibilità e percorsi virtuosi”, il focus dell’incontro-studio organizzato dalla Fondazione SOStainil programma di sostenibilità per la vitivinicoltura in Sicilia promosso dal Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia e da Assovini Sicilia, all’Enoteca Regionale della Sicilia occidentale, ad Alcamo, lo scorso 29 giugno. «Parlare oggi di sostenibilità – ha detto Maria Possente, presidente dell’Enoteca regionale di Alcamo – significa guardare al futuro della nostra terra e occorre  promuovere la conoscenza di percorsi virtuosi non solo tra le aziende ma anche tra i consumatori».  

Maria Possente

All’incontro, moderato dal giornalista del Sole 24 Ore Nino Amadore, sono interventuti esperti del  panorama enologico italiano che hanno affrontato a 360 gradi la sfida della sostenibilità dalla vigna alla cantina al mercato. Ma in primis urge dare contenuti alla parola, consapevolezza. «Il  lavoro che stiamo portando avanti con la Fondazione è quasi sartoriale, tarato sulle specifiche esigenze del territorio Sicilia – ha detto Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain -. Perché la sostenibilità va sempre contestualizzata, bisogna ragionare per cluster territoriali. Ci basiamo su una concezione multidisciplinare ed integrata dello sviluppo sostenibile, in cui ciò che è impattante deve essere identificato in relazione alle caratteristiche geografiche, storiche, culturali e istituzionali di un di un territorio e alle interazioni tra gli attori che lo animano».

Alberto Tasca

Sono già 31 le cantine associate alla Fondazione SOStain Sicilia (che coprono oltre 28.000 ettari di superficie vitata) che condividono la volontà di sperimentare buone pratiche finalizzate al rispetto dell’ecosistema, nella valorizzazione della biodiversità e nella creazione di un modello produttivo virtuoso. La Fondazione è aperta a tutte le aziende vitivinicole siciliane, siano esse con orientamento biologico o biodinamico, in grado di adempiere a un disciplinare, basato su 10 requisiti minimi, tra cui il divieto di diserbo chimico,  così da ottenere la certificazione e il marchio SOStain.

Con numeri alla mano, la Sicilia vanta dei primati: è la prima regione in Italia per superficie biologica, ovvero il 30% della superficie italiana e la prima regione in Italia per viticoltura sostenibile, dunque assoggettata al disciplinare bio o a quello di produzione integrata senza concimi chimici e diserbanti, con oltre 42mila ettari. Buone notizie anche sul fronte dei cambiamneti climatici.  La biodiversità, le buone pratiche tradizionali, le tecniche agronomiche attuali e sostenibili, le varietà autoctone sono infatti elementi chiave nella gestione in chiave sostenibile del riscaldamento globale.  E, secondo i dati del  SIAS (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) e alle analisi dell’Autorità di Bacino Idrografico, infatti, la Sicilia sarebbe la regione del Mediterraneo che meglio sta reagendo alle sfide del clima. Ma occorre premere l’accelleratore sul pedale della responsabilità, della consapevolezza della tutela dell’ecosistema dell’Isola perchè diventi  visione condivisa. 

Vigneti siciliani

Un percorso in salita fino a qualche decnnio fa come ha stigmatizzato nel suo intervento la vittoriese Arianna Occhipinti, la natural woman del vino italiano così l’ha definita nel 2012 il New York Times, ricordando che vent’anni fa la sua filosofia aziendale improntata alla sostenibilità, venne tacciata di esoterismo. Ha invitato i  produttori presenti all’incontro ad investire con il cuore «perchè i vignaioli sono i custodi del paesaggio – ha sottolineato -. Molte volte vi verrà voglia di mollare ma questa è scelta senza se e senza ma, di identità chiara. Puntando sulla biodiversità, la mia azienda è diventata anche un laboratorio di trasformazione, un’azienda agricola dove si rispetta la terra ed il suo equilibrio. Vi invito a provarci e a rivederci tra 5 anni e sono sicura che i vostri saranno feedback positivi».

Arianna Occhipinti

Quattro i panel tematici dell’incontro. Dall’excursus storico delle certificazioni come Viva in Italia e SOStain Sicilia che sono frutto delle scelte dei singoli produttori al ruolo dell’agronomo per la gestione adeguata del suolo e della pianta con l’intervento di Giovanni Bigot, uno dei maggiori esperti del vigneto Italia che si è soffermato anche sul fenomeno bio nel mondo dove l’Europa ha quasi l’80% della superficie vitata, alla  sostenibilità in cantina fino  all’importanza,  last but not least, della  comunicazione. Occhio alla scienza. 

«Grazie alla ricerca – ha detto Riccardo Cotarella, presidente nazionale Assoenologi – c’è la possibilità di eliminare tanti prodotti dannosi per l’ambiente e la salute dei consumatori ma serve da parte dei produttori tanta sensibilità».

Riccardo Cotarella presidente di Assoenologi

Dell’adozione in cantina delle best practices SOStain, ha parlato Patricia Tòth, enologo Planeta, azienda all’avanguardia in tema di sostenibilità che ha già con l’Allemanda 2021, il DOC Moscato, la doppia certificazione SOStain® e agricoltura biologica e, a partire dalla vendemmia 2022, abbraccerà il 100%della produzione in tutte le sue cantine.



Doppia certificazione SOStain® e agricoltura biologica per l’Allemanda 2021 di Planeta

Anche l’economia scende in campo. Basti considerare il più grande fondo d’investimento BlackRock investe in aziende che investono in sostenibilità. «Si è capito che ciascuno nel proprio ambito può fare la differenza – ha sottolineato Leonardo Taschetta, presidente di Colomba Bianca– e la  Sicilia che ha il più grande vigneto biologico d’Italia, può giocare un ruolo fondamentale nella transizione ecologica e trasformando l’intero territorio in isola bio, potrebbe avere grandi ricadute positive sul turismo».  Appeal dei vini bio e sostenibili nei mercati del Nord Europa ma anche in quelli del Canada e del Giappone e cresce anche la domanda in Italia dove, secondo i dati di una ricerca di Nomisma presentati all’incontro-studio, per  9 italiani su 10, la sostenibilità è il principale driver di ricerca. Se il 32%  di famiglie italiane sono attente nella scelta di un prodotto green, il  58% lamenta una scarsa comunicazione.

Leonardo Taschetta, presidente di Colomba bianca

«Occorre  colmare questo gap – ha detto Josè Rallo, ammimistratore delegato di Donnafugata, azienda leader da oltre 30 anni di buone pratiche – perché conoscere l’origine di un prodotto, la sua  sostenibilità e l’attenzione alla salute rappresentano le tre leve di acquisto. La sostenibilità è parte integrante dello storytelling aziendale e, sul piano della sostanza, le pratiche di sostenibilità devono essere avvalorate dalle certificazioni». Per mettere al bando il greenwashing, l’ecologismo di facciata. Tra i prossimi step della Fondazione, suggerisce la Rallo, la realizzazione di un report aggregato delle aziende aderenti alla Fondazione SOStain Sicilia e di un programma di sostenibilità regionale condiviso con un simbolo riportato sull’etichetta facilmente riconoscibile dal consumatore, «perché – spiega- rappresenta anche  un importante driver di visibilità del territorio Sicilia in ambito nazionale ed internazionale». 

Jose Rallo, foto Beatrice Pilotto

Dalle  parole ai fatti, il press tour verde per giornalisti della stampa specializzata nazionale ed internazionale ha fatto tappa all’azienda Sarco srl di Antonio Spanò a Marsala che dal 1991 è l’unico centro di recupero e trattamento del vetro e produzione di rottame di vetro pronto al forno provenienti esclusivamente da oltre 130 comuni siciliani.  Qui si raccoglie e si seleziona il vetro raccolto nell’Isola che poi nel giro di appena un chilometro, grazie ad un accordo di filiera,  confluisce direttamente nello stabilimento O-I Manufacturing Italy Spa sempre a Marsala. Con una superficie di oltre 21 ettari, è l’unica realtà produttiva di vetro cavo della Sicilia ed una delle principali del Sud Italia impiegando oltre 100 dipendenti e 1 forno. Con una produzione di circa 75 mila tonnellate di prodotto confezionato anno, qui nascerà la prima bottiglia 100% Made in Sicily.

La vetreria O-I Manufacturing Italia di Marsala

Una bottiglia leggera in grado di abbattere le emissioni di CO2 derivanti dal trasporto,  per le aziende vinicole siciliane che offriranno al mercato un prodotto sostenibile e  interamente siciliano, dall’uva alla bottiglia. La Sicilia per la Sicilia, una rivoluzione culturale con ricadute di sviluppo socio-economico per il territorio. A lunga durata, come il prolungamento del suono delle note del pianoforte dopo aver lasciato la tastiera con il pedale di risonanza “sustain”, da cui trae ispirazione il nome della Fondazione.  «Sono molto orgoglioso dei risultati sin qui raggiunti dalla Fondazione SOStain Sicilia – racconta il presidente Alberto Tasca– nata con l’obiettivo di promuovere un cambiamento di marcia nel settore del vino, in direzione di una nuova etica che non si soffermi esclusivamente sull’uomo, ma che sia capace di meditare sugli effetti a lungo termine del nostro agire».



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