venerdì 20 luglio 2018

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Trecastagni, dove la bellezza è un patrimonio da condividere

Itinerari

I cittadini del borgo alle pendici sud-orientali dell’Etna dopo l’azzeramento dell’amministrazione comunale reagiscono all’accusa di "mafiosità" tout court mostando l'aspetto più bello e sorprendente del territorio: una fucina di artisti e un movimento di imprenditori che riempiono le strade di colori, profumi e parole, e aprono le loro antiche case ai visitatori


di Giusy Messina

“Il senso della vita è la ricerca del proprio dono. Lo scopo della vita è regalarlo agli altri”. Lo scriveva Picasso, lo ricorda Nunzio Papotto, classe '55 pittore catanese, ma trecastagnese di adozione, l'artista dei maestri del jazz che ha trasformato la sua bottega coloratissima, crocevia di artisti che hanno scelto di vivere a Trecastagni, in una fucina di progetti. Trecastagni, alle pendici sud-orientali dell’Etna, è in fermento. Dopo l’azzeramento dell’amministrazione comunale lo scorso 8 maggio, in prossimità della festa dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, i cittadini stanno cercando di reagire all’accusa di "mafiosità" che colpisce tout court.

La bottega di Nunzio Papotto (seduto) circondato dagli amici artisti

Gli artisti di Trecastagni lo fanno coltivando Bellezza. Già da due anni hanno dato il via a “Officina d'arte in centro”, la kermesse artistica che ha trasformato Largo dei Bianchi, nel cuore del centro storico, in una piccola Montmartre, dove nelle serate d’estate pittori, musicisti, attori e anche cultori del gusto, riempiono la strada di colori, profumi e parole. Una scuola d’arte e di vita insieme, per aiutare i giovani a scoprire i propri talenti, è la proposta che la comunità artistica aveva avanzato al Comune. Dalla recitazione, con le lezioni di Ileana Rigano, attrice palermitana che ha lavorato tra gli altri con artisti del calibro di Turi Ferro, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer e Gianrico Tedeschi, oltre ed ha partecipato al film “Un bellissimo novembre” tratto dal romanzo di Ercole Patti, scrittore e giornalista originario di Trecastagni, alla scenografia con il pittore Roberto Jansen, danese d'origine ma trecastagnese per scelta da 30 anni. Ed ancora dalla scrittura, con il poeta Benedetto Fortuna, alla danza con Concita Condorelli, fino al bel canto con Carmelo Arena, entrambi oriundi, e la musica con Nuccio d'Urso, trecastagnese doc, sassofonista che vanta importanti collaborazioni come quella con Lucio Dalla, che ammonisce «Abbiamo dimenticato che Trecastagni ha dato i natali al compositore e direttore d'orchestra del '900, Giuseppe Bucceri - dice con uno scatto d'orgoglio - e che qui sono venuti a villeggiare musicisti come Gianni e Marcella Bella, solo per citarne alcuni, che hanno creato con gli artisti locali un intenso confronto artistico».

Largo dei Bianchi trasformata in una piccola Montmartre con Officina d'arte in centro

L'allegria sprigionata dalle note del sax di Nuccio pervade l'aria, ed è una boccata di energia che si respira a pieni polmoni. Tra gli artisti di Trecastagni c'è anche un imprenditore del gusto, Sebastiano Rodelli, del ristopub Lavica, che propone ai suoi clienti la sua pizza nera al carbone vegetale, un mix di bontà e salute. «La mia scelta di venire a vivere qui- dice Rodelli- è una scommessa. Facendo squadra siamo riusciti a far riaprire le botteghe chiuse, e a ridare una nuova vita al centro storico che stava morendo. La speranza è che l'entusiasmo e la passione non si spengano».

Circolo d'artisti davanti a Lavica, ristopub di Sebastiano Rodelli

Un tempo luogo prediletto di villeggiatura dell'élite catanese, che a Trecastagni possedeva case estive e palmenti, da almeno una decina d'anni è stata scelta da molti come residenza stabile. La sua dimensione a misura d'uomo, è il quid che fa la differenza. «Da quando mi sono trasferita definitivamente qui, la qualità della mia vita è migliorata -dice Agata Sirianni, catanese doc che nel 2013, alla soglia dei 50 anni, ha fatto un cambio di rotta - ora riesco a dedicare più tempo alle persone ,ho bandito la fretta recuperando quei momenti di tranquillità che mi aiutano a riscoprire la serenità». Agata ha lasciato Catania per trasferirsi in quella casa di famiglia che una volta veniva usata per le vacanze, e qui ha deciso di rimettersi in gioco nel modo che le è più congeniale, semplicemente aprendo le porte di casa che ha trasformato nel b&b “La casa delle coccole”.

Agata Sirianni del B&B La casa delle coccole

«Il nome- dice ridendo- può forse trarre in inganno, ma è vero che Simba, il mio cane, non mancherà di farvi sentire a casa». Ed è proprio così. Simba, uno splendido Labrador color miele, ritorna dalla cucina con in bocca uno dei pupazzi sbrindellati che lascia ai nostri piedi. L'odore intenso del gelsomino dal giardino invade il salone dove Agata si ferma volentieri a parlare con i suoi ospiti. Qui a Trecastagni l'ospitalità si lega alla quotidianità dei suoi abitanti che da tempo hanno creato una rete di b&b che si snoda tra casali ristrutturati ai margini dei boschi, tra dimore storiche nel cuore del centro abitato, palazzi nobiliari e ville.

Il figlio di Simba, il labrador del B&B La casa delle coccole

«Ho deciso di aprire la casa in cui sono nato e in cui vivo perché mi piace il contatto con la gente. Mi fa sentire utile, e soprattutto mi dà la possibilità di far conoscere la storia del mio paese». Giovani Quattrocchi, 82 anni solo all'anagrafe, perchè in realtà è un giovane dai capelli d'argento dotato di grande creatività soprattutto ai fornelli, è il proprietario di Case Zuccaro, una dimora dei primi dell'800 immersa nel verde. Qui per un periodo visse il Capitan d'arme Gregorio Zuccaro, zio del bisnonno del proprietario, insignito del titolo di “Terrore dei Malviventi”.
Giovanni accoglie i suoi ospiti tra i ricordi della sua famiglia, tra libri antichi dove è possibile trovare, tra le riviste appartenute al bisnonno Gaetano Wrzì (tra i progettisti del teatro Massimo Bellini di Catania), anche una rivista del Politecnico che riserba non poche sorprese: in un articolo del 1884 si parlava già della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Giovanni Quattrocchi insieme all'avvocato Andrea Giuffrida, compagni di scuola e di vita, ripercorrono i luoghi e le atmosfere della Trecastagni di una volta, quando ogni famiglia aveva un vigneto, e la vendemmia era una festa. Stanno preparando, insieme ad altri, una lettera aperta per far sentire la voce di chi a Trecastagni non ci sta ad essere accusato di “mafiosità”.
«La magistratura deve fare il suo percorso di accertamenti - spiegano - ed è giusto che i colpevoli paghino. Ma non possiamo accettare che sui media passi il messaggio che i trecastagnesi siano tutti conniventi. Siamo una comunità operosa che, in molti casi, ha scelto di vivere qui».

Uno dei carretti di Muscà, Museum of Sicilian Cart

Intanto fervono i lavori per l’inaugurazione del museo dedicato al carretto siciliano che aprirà a settembre, grazie a un'idea di Giuseppe Giuffrida, 29 anni originario di Catania, ma trasferitosi qui con la famiglia. «Mio nonno era un carrettiere - racconta Giuseppe - faceva lunghi viaggi in occasione della festa di sant'Alfio a cui era molto devoto, tanto che ha dato il suo nome a mio padre». Una passione di famiglia quella per i carretti, che nasce proprio da papà Alfio ha collezionato carretti siciliani per tutta la vita, acquistandoli da privati. Ma per il giovane Giuseppe è anche qualcosa di più.

Un dettaglio di un carretto siciliano del Muscà, Museum of Sicilian Cart

«La ricerca dei carretti è anche un modo per conoscere quel nonno di cui porto il nome - dice con un filo di pudore nella voce- attraverso gli aneddoti e le storie di chi lo ha incontrato». Ideatore del progetto itinerante Muscà, Museum of Sicilian Cart, Giuseppe, dopo le due edizioni a Taormina dove ha incuriosito anche alcuni vip dello spettacolo, è volato a Los Angeles, su invito di Paul Pagnone, presidente del Museo Italo Americano.

Due carretti, uno palermitano e l’altro catanese, dallo scorso novembre e fino a febbraio sono stati esposti lì, riscuotendo un grande successo di pubblico. Appassionato cultore della storia popolare made in Sicily, Giuseppe possiede anche molti pupi, manifesti di cuntastorie e circa una trentina di carretti, alcuni dei quali di grande pregio storico.
«Decorare i carretti era una vera e propria gara tra famiglie, che si contendevano gli artigiani più bravi del tempo - spiega Giuseppe-. Sono quattro le maestranze coinvolte nella realizzazione realizzare un carretto: u mastrucarruzzeri, lo scultore, il pittore ed il fabbro che si occupava della parte meccanica del carretto». .A contendersi lo scettro, Palermo e Catania che nei carretti, tra colori e personaggi, raccontano la loro storia. Motivi e colori arabeschi per la prima, barocchi con foglie d'acanto, mascheroni e colori rosso-azzurro per la città etnea. «E' interessante andare oltre- aggiunge Giuseppe– conoscere e scoprire la storia della famiglia che commissionava il carretto». E il progetto di Giuseppe Giuffrida, che intreccia memoria e futuro, va oltre. «Vorrei che il Muscà, Museum of Sicilian Cart diventasse un laboratorio creativo per artisti ed artigiani che intendano strappare all’oblio una delle icone più significative della nostra tradizione. Lo so - aggiunge ridendo- è un progetto folle, ma io sono tenace e profondamente innamorato della mia terra».

Trecastagni, il belvedere dell'Etna

Un giro per Trecastagni è anche l'occasione per “annusare” odori antichi e molte volte perduti. Tra le vie basolate si trovano ancora le botteghe artigiane in cui viene lavorato legno di castagno per farne travi di tetti o resistenti pali per l'agricoltura, e anche l'antica erboristeria francescana che è ancora un punto di riferimento per chi ama i rimedi naturali. Attorno al centro del paese, in piazza Guglielmo Marconi, c'è la villa con i roseti curati e la fontana zampillante, mentre si svolge il consueto tran tran quotidiano. Con i suoi 600 metri di altezza Trecastagni offre una vista panoramica mozzafiato, tanto da meritarsi l’appellativo di “Belvedere dell’Etna”. Qui a muntagna affonda le sue propaggini nel mare. Si vede pure la Calabria, mentre a picco c'è Acireale allungata sul mare e, e lo sguardo si spinge più in là fino a Catania e Siracusa. In basso, poi, si scorge uno splendido anfiteatro in pietra che nelle notti d'estate ospita i concerti all'aperto.
Dal sagrato della Chiesa di San Nicola di Bari, che si erge sulla sommità di una sontuosa scalinata, si vedono i crocicchi di viuzze, palazzi aristocratici che si affacciano sulle piazze e i tetti in cotto, ma sono i maestosi portali di pietra lavica scolpita una delle caratteristiche di Trecastagni.


 Chiesa di San Nicola di Bari

Prima di continuare il nostro tour ci concediamo una tappa golosa al bar dello sport per assaporare un'arancino al pistacchio ed una “cipollina”, must della tavola calda etnea, ma non possiamo andare via senza prima aver assaggiato una delle cose più sfiziose del territorio: la granita di mandorla con la brioscia con il “ tuppo” aromatizzata al limone. Una sosta doverosa, necessaria ad affrontare la salita che conduce alla Chiesa di Sant'Antonio da Padova appartenuta ai Principi Di Giovanni che, annessa all'ex convento francescano dei Padri Riformati, è rimasta l'unica parte del complesso monumentale adibita al culto dopo la riconversione dell'attiguo monastero, a partire dal 1872, e la sua destinazione a sede del Municipio, delle carceri e delle scuole comunali.

Il museo della Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Chiusa per circa un secolo, la chiesa è un gioiello barocco con il monumentale altare ligneo intagliato e scolpito, con alle pareti affreschi di scuola francescana che necessitano di essere restaurati, e che da quest'anno è stata inserita tra i beni del FAI (Fondo Ambiente Italiano) da proteggere grazie alla perseveranza del Rettore, padre Carmelo Cavallaro, che nonostante la conosca a memoria, conserva intatto il senso di meraviglia di fronte alla sua bellezza che è stata più volte offesa.

«Hanno portato via tutto anche l'organo a canne - dice Padre Carmelo mentre ci fa strada - le statue, e del pavimento originale non è rimasto praticamente nulla se non questo pezzo di pavimentazione che sono riuscito a salvare». A passo lento ma sicuro, a causa dei problemi di vista, Padre Carmelo ci conduce per un tunnel di pietra che porta a due stanze dove ha ricavato un museo davvero particolare, che coniuga oggetti sacri e oggetti di uso comune: da una parte suppellettili rinvenute in chiese abbandonate, crocifissi in legno di antica fattura e tele che Padre Carmelo ha restituito all'antico splendore, e dall' altra oggetti che un tempo venivano usati dai contadini. «La gente me li porta qui perchè sa che mi prendo cura della memoria delle cose». Oltre una porta si apre un bellissimo chiostro quadrangolare, con pilastri in pietra squadrata ed una grande cisterna al centro della corte, che il Comune ha affidato ad un privato e che, per questo, si può ammirare solo da lontano…

Uno dei siti naturalistici visitabili con Etna Excursion

Trecastagni riserva non poche e belle sorprese. Dal quartiere ai Gaglianesi, con le sue tipiche casette a strisce bianche e rosse realizzate a fine ‘800 che si raccolgono attorno alla chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria, al Santuario dei martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, i Tre Casti Agni da cui ha origine il nome del paese. Un microcosmo che testimonia con semplicità la forza e la tenacia della fede, fulcro dell’identità degli abitanti ma anche dei numerosi i pellegrini che in occasione della festa arrivano a piedi fino al santuario. L'attiguo museo degli ex voto raccoglie oltre mille tavolette dipinte dagli artigiani locali, donate in segno di riconoscenza per la grazia ricevuta, ed offre una lettura degli ultimi centocinquant’anni di storia vista con gli occhi dei fedeli.

Grazia Vitale di Etna Excursion

Proprio di fronte al Santuario, in posizione strategica, c'è l’info point dell’associazione Etna Excursion specializzata in guide naturalistiche abilitate a fare conoscere l’Etna nella diversità dei suoi versanti. Operativi tutti i giorni della settimana, offrono ai visitatori la possibilità di scegliere tra più percorsi. «Anche personalizzati in base alle diverse esigenze, perché l’Etna è per tutti e in qualsiasi periodo dell’anno». A Grazia Vitale, 30 anni, una laurea in lingue ed appassionata guida naturilistica, brillano gli occhi quando parla del vulcano: « Per noi “a muntagna” è madre. Non solo dà lavoro, ma tutto ciò che nasce qui è buono, ha un altro sapore. Non so vivere lontana da lei».

Giuseppe Riggio, presidente dell'associazione Etnaviva

Patrimonio dell'Unesco, l'Etna è un brand che conquista. “L'Etna a cui non posso rinunciare è quella che ho conosciuto negli ultimi quarant'anni, ma soprattutto è quella che scoprirò domani, dopodomani, il mese prossimo”. Così scrive il giornalista Giuseppe Riggio, in una poesia pubblicata nel suo libro “La memoria del Vulcano- il Novecento raccontato dalla gente dell’Etna”. Nel 1987 ha realizzato la prima guida del vulcano più alto d'Europa e ricorda ancora con commozione la prima volta che lo ha visto da vicino. «Avevo 10 anni e mi ci portò mia madre esasperata dalle mie insistenze. L'eruzione era una festa - racconta Riggio -. La gente arrivava fin davanti al cratere con la macchina, e c'era chi vendeva bibite e gelati. Poi iniziai a ritagliare tutti gli articoli di giornale che parlavano dell’Etna, che ricordavano quel momento in cui la colata invadeva le strade, i campi, la montagna. E’ l’imprinting che mi porto addosso- dice emozionato- e non mi ha più lasciato».

Giuseppe Riggio è anche il presidente dell'associazione Etnaviva che da 18 anni è impegnata a promuovere la cultura del territorio, attraverso iniziative nate per far conoscere, tra musica, immagini e racconti di vita, le tante sfaccettature dell'Etna. In collaborazione con l’associazione B&B Trecastagni, Etnaviva ha anche realizzato una mappa che illustra i punti di interesse storico-naturalistici del paese. Ad appena dieci minuti da Trecastagni, ci si trova immersi nel verde. A piedi o in mountain bike, una passeggiata in questi luoghi permette di godere appieno della bellezza del paesaggio. Dalla vallata di Monte Gorna (per le famiglie) all’escursione dalla Cappella dei Santi Martiri a Cassone, lungo un’antica via di transumanza e il Sentiero delle Ginestre,si può anche scegliere di vivere un lungo trekking a tappe (dalla durata di quattro giorni) lungo il percorso che congiunge Nicolosi a Linguaglossa e Castiglione di Sicilia. «In questi anni a Trecastagni oltre ai turisti è aumentata anche la sensibilità del settore ricettivo- racconta Giuseppe-. Dieci anni fa, quando andavo in giro dicendo di aprire le proprie case all’ospitalità, mi prendevano per pazzo». Ed è proprio di fronte a Monte Ilice, uno dei crateri che costellano Trecastagni e dove Giovanni Verga ambientò il suo “Storia di una capinera”, che all’ombra di lecci e castagneti sospesi tra l’Etna e il mare di Taormina, Giuseppe ha ristrutturato un’antica casa di massari, che include un vecchio palmento, e l'ha aperta all’accoglienza.

La vendemmia di cantine Nicosia su Monte Gorna

Le sorprese a Trecastagni sono proprio dietro l’angolo e, ce ne sono, è il caso di dirlo, davvero per tutti i gusti. Per gli appassionati winelover, è d’obbligo una visita alle Cantine Nicosia, una della realtà più importanti e rappresentative del panorama enologico siciliano che affonda con orgoglio le proprie radici a Trecastagni dal 1868. L'avventura inizia con nonno Francesco, “don Ciccino”, e sua moglie Graziella Campione, ai tempi in cui a il vino veniva trasportato a dorso d'asino nelle carateddi (piccole botti). Un ricordo e un’emozione lunga oltre due secoli che papà Carmelo, insieme ai figli Francesco e Graziano, hanno voluto imprimere anche nelle etichette del marchio di famiglia. Sono circa 250 gli ettari di vigneto che la famiglia Nicosia coltiva nell’Isola, valorizzando, con l’unica eccezione del Syrah, i vitigni autoctoni. Più che una scelta aziendale, la loro è una una filosofia di vita improntata alla riconoscibilità ed all’autenticità di ogni singolo terroir, che vince, con successo, le sfide della globalizzazione e dell’omologazione del gusto. Le circa due milioni di bottiglie prodotte lo scorso anno registrano un exploit, merito della new generation dei Nicosia, nel mercato estero. Ma se i numeri fotografano la realtà, per poterla sentire vibrare è necessario venire alle pendici di Monte Gorna, dove i Nicosia hanno impiantato alcuni ettari di vigneti lungo i filari ordinati che si srotolano tra le piante di rose, interrotti qua e là dai caratteristici muretti a secco di pietra lavica, verso il mare. Qui la Grande Bellezza si nutre di cura e attenzioni. La sapiente ristrutturazione dell’antico palmento, luogo di affetti e di memorie della famiglia Nicosia, s’intreccia col rispetto della natura che sposa i valori dell’agricoltura sostenibile, ad impatto zero.

L'antico Palmento di Cantine Nicosia a Monte Gorna

Da una parte la tutela della salute del consumatore, dall’altra la salvaguardia dell’unicità del patrimonio di biodiversità dell’Etna. Da Monte Gorna, uno dei tanti vulcanelli a circa 750 metri dal mare, i “cru” dei vini top dell’azienda, come L’Etna Bianco Doc e l’Etna Rosso Riserva 2011, che matura due anni in legno, ed il Fondo Filara Etna Bianco, prodotto con uve autoctone Catarratto e Carricante. L'azienda vitivinicola di Trecastagni quest'anno ha ottenuto i tre bicchieri del Gambero Rosso, bissando il successo “della medaglia d’oro” del 2017, per il Sosta Tre Santi Nero D’Avola Igt Sicilia 2010, “cru” dei vigneti a Vittoria, in provincia di Ragusa, dove i Nicosia hanno investito. Un’etichetta che, nomen omen, è ambasciatrice nel mondo di Trecastagni, dove sostarono i tre fratelli lungo il viaggio che il portò al martirio a Lentini.
«Le sfide di Cantine Nicosia- spiega Antonio Marino, responsabile marketing e comunicazione- sono quelle di puntare sempre di più alla sostenibilità e al biologico. Già due anni fa, è stata la prima azienda a proporre un bianco ed un rosso certificati Bio vegan». E tra le novità di quest’anno, le prime bollicine bio vegan di Sicilia presentate all'ultima edizione del Vinitaly. Dieci anni fa è stato Graziano Nicosia, tra i primi in Sicilia, a promuovere l’enoturismo: conoscenza del territorio attraverso i vini che qui portano la firma dell’enologa palermitana Maria Carella.

«Lo scorso anno- spiega Marino- abbiamo avuto circa 25 mila presenze e la nostra azienda è stata anche oggetto di alcune tesi universitarie». Nel 2016 con l’Osteria, un ristorante con vista sull'Etna, l’azienda ha completato l’offerta enologica coniugandola alla buona cucina siciliana in chiave gourmet, firmata dagli chef stellati. Aperto la sera da giovedì a sabato, e la domenica a pranzo, l’Osteria,offre un’ospitalità calda ed accogliente. Lo chef resident, Giuseppe Nicotra, propone una cucina tradizionale ma rivisitata con un tocco di originalità conferito dall’abbinamento sapiente delle materie prime del territorio. Un divertissement culinario. Attorno, ferve l’attività dell’azienda, il cui cuore è la barricaia. Qui è il lento trascorrere del tempo a compiere il suo lavoro di affinamento. Tra le prime bottiglie di nonno Francesco, ed alcune etichette d’antan, ne riluce una nuova di zecca. E’ la bottiglia celebrativa di uno spumante di metodo classico, a tiratura limitata, che sarà aperta per un’occasione davvero speciale: i primi 120 anni di Cantine Nicosia, che ricorrono proprio quest’anno.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 giugno 2018





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto di vita è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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