mercoledì 15 agosto 2018

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Sicilia Queer filmfest, è iniziato il conto alla rovescia

Visioni

Le prime ancipazioni del festival che si terrà a Palermo dal 31 maggio al 6 giugno e che dedica la sezione "Presenze" all'attore e regista francese Jacques Nolot


di Redazione SicilyMag

Sarà dedicata all'attore e regista francese Jacques Nolot la sezionePresenze della prossima edizione del Sicilia Queer filmfest, che si terrà a Palermo dal 31 maggio al 6 giugno 2018. Di Jaques Nolot, regista della parola e del sentimento, maestro dell’autofinzione che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso le sue interpretazioni nei film di André Téchiné, Arnaud Desplechin, François Ozon, Claire Denis, Paul Vecchiali, Claude Lelouch, il festival proporrà una personale integrale e indagherà il suo poco esplorato lavoro di autore.

Gianni Amelio

La sezione Retrovie italiane, curata da Umberto Cantone, vedrà tra gli ospiti Gianni Amelio che, in dialogo con Piero Melati, neodirettore artistico del festival Una marina di libri, presenterà il suo romanzo Padre quotidiano (Mondadori, 2018) e introdurrà in sala Lamerica (1994).
Il Premio Nino Gennaro, intitolato a un esempio di intellettuale siciliano eclettico e non allineato, che viene assegnato a un artista o intellettuale distintosi per la sua attività e il suo impegno nella diffusione internazionale della cultura queer, quest'anno sarà consegnato a Wolfgang Tillmans (Remscheid, 1968). Primo fotografo non britannico a vincere il prestigioso Turner Prize, nel 2000, Tillmans è tra gli artisti contemporanei che con maggior intensità hanno esplorato il potenziale della fotografia. Celebri le sue immagini degli anni '80 che raccontano le subculture giovanili e i loro contesti: dai Gay Pride al mondo dei club e della techno, fotografie di strada, ritratti, still life e paesaggi in continua evoluzione che si rinnovano grazie alla natura aperta e mai statica delle immagini.

Wolfgang Tillmans

Attore e regista, Jacques Nolot è una presenza singolare nel cinema contemporaneo, capace di costruire un’autobiografia preziosa, sconvolgente e disturbante, un’opera intima unica e incomparabile.
Nato nel sud della Francia nel 1943, Nolot ha fatto un lungo percorso prima di arrivare a essere attore per alcuni dei più noti registi francesi (André Téchiné, Patrice Leconte, Claire Denis, Paul Vecchiali, François Ozon, Claude Lelouch e molti altri).
Figlio di un barbiere, lascia la famiglia a soli 16 anni per arrivare a Parigi, dove si iscrive a un corso d’arte drammatica e lavora per sopravvivere: fruttivendolo, poi prostituto e gigolò. Negli anni Sessanta fa diversi incontri determinanti, tra cui quello con André Téchiné, che gli presenta Roland Barthes. Téchiné sarà il primo a impadronirsi della sua storia, ispirandosi a quanto Nolot stesso scrive in solitudine, rivendicando ostinatamente la sua formazione da autodidatta.
La Matiouette, inizialmente monologo teatrale, racconta del ritorno al paese natio e delle incomprensioni con il mondo chiuso della provincia francese. La vita del protagonista sarà poi l’ispirazione per uno dei più celebri film di Téchiné, Niente baci sulla bocca (J’embrasse pas), che racconta il mondo parigino del giovane Jacques Nolot ed è interpretato, tra gli altri, da Philippe Noiret ed Emmanuelle Béart.

Jacques Nolot

Nolot realizza nel 1997 il suo primo lungometraggio, L’arrière-pays, primo episodio di una strana e poetica trilogia che sarà completata da La Chatte à deux têtes (2002) e Avant que j’oublie (2007). Il suo lavoro è da sempre ossessionato dalla questione dell’intimità, ben prima che questa categoria – con il nome di autofinzione – diventasse il passe-partout di una certa creazione contemporanea. In esso seguiamo la vita di uno stesso personaggio che dopo essere diventato gigolò in Niente baci sulla bocca va a trovare il padre nel villaggio guascone di La Matiouette e poi di nuovo vent’anni dopo in L’arrière-pays. In La Chatte à deux têtes Nolot sperimenta le prime avvisaglie della vecchiaia e la tentazione del racconto – della vita passata, delle possibilità: la morte di un sieropositivo, i nuovi incontri sessuali, il travestimento. In Avant que j’oublie si confronta con il tempo che passa, con la malattia, con la solitudine anche, e soprattutto con la scrittura.

Jacques Nolot non ha mai smesso di spingersi sempre oltre nell’esplorare l’intimità della sua vita, quella di ieri e quella di oggi. Una vita che è mistero, invenzione e reinvenzione continua: l’incerto limite tra esistenza e romanzo è percorso con determinazione fino ad assumere le forme di un cinema libero, fuori da ogni norma, aggirandosi tra i sentimenti più sinceri e gli eccessi più crudi, tra scene di battuage al Bois de Boulogne, incontri sessuali in un cinema porno e tensioni connesse all’elaborazione di un lutto. Un cinema di corpo e di carne, di parola e di pensiero, capace di sfidare ogni cliché, di lacerare ogni convenzione e di guardare in faccia lo spettatore fino a penetrare nella sua intimità. Come riassumere il suo cinema in una frase? Parafrasando l’inizio di un celebre romanzo italiano: «Mi chiamo Jacques Nolot, come tutti».


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Pubblicato il 24 aprile 2018




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