mercoledì 19 settembre 2018

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Riccardo Viagrande: «Il ricambio generazionale essenziale per il futuro della classica»

Sugnu sicilianu

La ricetta per il domani di sinfonica e lirica del musicologo, pianista, compositore e docente catanese, un maggior coinvolgimento delle scuole - «La musica andrebbe studiata in tutti gli istituti» - e dei talenti dei Conservatori: «Non vedo molti giovani ai concerti o alle opere. I teatri dovvrebero dare più fiducia alle opere meno note e ai giovani di talento»


di Anna Rita Fontana

Musicologo, pianista, compositore, direttore d’orchestra e docente di ruolo nei Licei, Riccardo Viagrande, nato a Catania nel 1976, dopo la laurea col massimo dei voti e la lode in Lettere Moderne presso l’ateneo catanese, ha conseguito nella stessa Università il titolo di Dottore di Ricerca in Italianistica (Lessicografia e Semantica del linguaggio letterario europeo) con la dissertazione “Un caduto cherubo”. Arrigo Boito poeta e librettista. Si è anche perfezionato all’Ecole Normale de Musique di Parigi in direzione d’orchestra, con Dominique Rouits, dopo aver conseguito i Diplomi Accademici di secondo livello in Composizione e in Direzione d’orchestra Fiati con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina. Collabora per le redazione delle note di sala con enti sinfonici e teatrali, quali la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo e il Teatro Lirico di Cagliari; inoltre cura la sezione approfondimenti sul magazine Gbopera, per il quale si occupa anche della stagione operistica al Teatro Massimo Bellini di Catania.

Studioso appassionato, annovera nel suo curriculum diverse pubblicazioni di musicologia, tra le quali, oltre alla suddetta, La sinfonia fra Ottocento e Novecento, Il concerto dalle origini al Novecento, lldebrando Pizzetti, Goffredo Petrassi, Jules Massenet. Mes souvenirs, e i recenti testi Casta diva. Il teatro musicale in Europa dall’età rossiniana alla seconda metà dell’Ottocento, il romanzo Sulle sottili corde di un violino, tutte edite da Casa Musicale Eco di Milano, e Analisi della produzione musicale di Giovanni Pennacchio in Giovanni Pennacchio. La vita di un compositore all’ombra di Leoncavallo edito quest'anno da Zecchini di Varese.

Riccardo Viagrande durante la presentazione di

Professore Viagrande, Lei è molto attratto dalla ricerca musicologica per la quale ha prodotto numerose pubblicazioni, dal periodo classico al contemporaneo. Quale filone ha trattato con maggiore trasporto? E quale vorrebbe approfondire?
«In realtà ho trattato con eguale trasporto tutti i filoni, dalle monografie dei musicisti ai lavori di carattere storico che attengono alla storia del teatro musicale, che è forse il più impegnativo in quanto abbraccia una vasta produzione. Ogni libro è come un figlio, diverso dall’altro, ma nei confronti del quale si prova lo stesso amore. In futuro vorrei dedicarmi alla riscoperta di opere, anche (perché no?) curando qualche edizione critica, e di autori meno conosciuti».

Quali sono secondo Lei, al momento, le prospettive della musica classica nei teatri italiani e dal punto di vista della fruizione giovanile? Cosa sarebbe auspicabile per coinvolgere le fasce più giovani?
«Non è facile rispondere a una domanda così complessa. Bisogna comunque partire da un’analisi della situazione odierna sia da un punto di vista economico che da un punto di vista del rapporto tra pubblico e repertorio musicale programmato. Mi chiedo se il pubblico di amatori che continua a frequentare il teatro, come ho notato personalmente, verrà sostituito da un ricambio generazionale. In merito ho molti dubbi, perché non vedo molti giovani ai concerti e alle rappresentazioni delle opere; inoltre sono le solite opere di grande richiamo ad attirare le ingenti folle che riempiono i teatri e permettono di fare cassetta, mentre le opere meno note che andrebbero riscoperte, registrano solo un pubblico di abbonati, inducendo i teatri a una programmazione tradizionale, anche a causa di non facili condizioni economiche. Tale situazione non favorisce di certo un ampliamento della cultura musicale e i vari sold-out non coprono le grosse spese di gestione di un teatro. Per quanto riguarda i giovani, qualcosa si è fatto per attirarli a teatro, ora con riduzioni dei prezzi, ora con produzioni sinfoniche e operistiche rivolte direttamente ai ragazzi delle scuole. Forse si dovrebbe potenziare lo studio della musica sin dalla scuola primaria accostando il bambino a qualche strumento in modo da offrirgli l’opportunità di conoscere meglio quest’arte. In qualità di insegnante che ama il suo lavoro, faccio un appello: sarei lieto di vedere esibirsi sui palcoscenici italiani molti più giovani di talento che si sono formati nei nostri Conservatori. Penso che i teatri dovrebbero avere maggiore fiducia in loro».

Riccardo Viagrande

Come giudica l’assenza radicale della musica negli istituti secondari di secondo grado?
«Reputo in senso negativo l’assenza della musica negli istituti secondari di secondo grado. Per la verità in Italia è stato istituito il Liceo musicale e coreutico, ma si tratta di un indirizzo per chi vuole studiare musica trasformando quest’arte in una specializzazione alla quale si dedicano solo gli interessati. In realtà lo studio della musica, o almeno della storia della musica con guide all’ascolto, dovrebbe essere esteso a tutti gli indirizzi sia per il valore educativo di questa disciplina, sia in quanto arricchirebbe la preparazione culturale dello studente».

Quanto la scuola può formare un adolescente avviandolo a un percorso di conoscenza della musica, come branca imprescindibile del sapere unitario?
«A mio modesto avviso, sarebbe importante potenziare lo studio della musica per la formazione complessiva dell’alunno. Oggi le neuroscienze hanno sottolineato l’importanza della musica nel miglioramento delle capacità cognitive dei discenti: è stato rilevato, infatti, che la pratica musicale accelera lo sviluppo del coordinamento e potenzia la capacità di concentrazione oltre a migliorare l’apprendimento delle lingue straniere e delle capacità matematiche. Comunque, è molto positivo che esistano scuole di primo grado a indirizzo musicale, perché lo studio di uno strumento può accrescere nell’adolescente il suo talento musicale».

Viagrande direttore d'orchestra in un'immagine di qualche anno fa

Alla luce dei suoi studi pianistici, di direzione d’orchestra e di musica da camera, cosa consiglierebbe a un giovane musicista?
«Certamente a un giovane musicista consiglierei di seguire la sua vocazione musicale, scegliendo la strada che gli è più congeniale, tra pianismo, direzione d’orchestra o altro. Posso raccomandargli soltanto di impegnarsi con serietà e dedizione in modo da raccogliere un giorno i frutti del suo talento.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 giugno 2018
Aggiornato il 10 luglio 2018 alle 21:05





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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