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Non salvate il "soldato" Ryan(air)

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Sei milioni in un anno dalla Regione e dai Comuni del Trapanese non sono bastati a proteggere l'aereoporto Florio di Trapani Birgi dalle bizze d'umore di Ryan(air) in piena crisi piloti, che ha cancellato fino a marzo 7 tratte con lo scalo siciliano. E allora questi soldi pubblici perché li paghiamo? E' possibile che non ci siano imprenditori siciliani seri che ne possano beneficiare in vece del vettore irlandese?


di Gianni Nicola Caracoglia

Il titolo originale del filmone di guerra diretto da Steven Spielberg “Salvate il soldato Ryan” del 1998 è “Saving private Ryan” dove con “private”, nel gergo miliare anglosassone, si intende il soldato più basso in rango. Nel film di Spielberg un battaglione dell’esercito americano in Normandia, durante l’ultimo conflitto mondiale, mette a rischio la vita di tutti per salvare quella di un uomo, il soldato semplice James Francis Ryan interpretato da Matt Damon. Il sacrificio di tutti al servizio di uno solo, simbolo egli stesso della missione di liberazione dell’Europa dai nazisti.

Oggi in Sicilia il “private” Ryan che vien salvato col sacrificio di tutti è la compagnia aerea con base a Dublino Ryanair. “Private” in inglese vuol dire anche privato, e il caso Ryanair, con i voli cancellati in lungo e in largo in tutta Europa, è proprio quello di un vettore privato, che alla faccia della concorrenza, ha campato e campa grazie al sacrificio pubblico che nel linguaggio contemporaneo vuol dire: soldi.

Vedi il caso Trapani. Non risale ad una vita fa ma a pochi mesi fa, inizio primavera, il sofferto tentaivo di rinnovo dell’accordo fra la Airgest, la società di gestione del “Vincenzo Florio”, lo scalo di Trapani Birgi, posseduta per il 58% dalla Regione siciliana, e la compagnia diretta da Michael O’Leary. Quattro milioni di euro li avrebbe messi la Regione, altri due milioni li avrebbero messi i Comuni del Trapanese. Sei i milioni per trattenere Ryanair. Così, prima ancora che un aereo possa spiccare il volo dall’estremo lembo della Sicilia occidentale. E c’è stata una corsa per avere questi soldi visto che lo scalo, e tutto il territorio, ovviamente avevano beneficiato, e come, dai collegamenti con il mondo ottenuti grazie alla compagnia irlandese. Uno sforzo immane, però, per la società di gestione (posseduta al 32% da privati) che da sola non ce la fa ad avere questi soldi da dare a Ryanair e i ritardi nei pagamenti sono divenuti sempre più ampi.

Guarda caso, allo scoppio del caso piloti che ha costretto il vettore irlandese a cancellare migliaia di voli, penalizzando quasi mezzo milione di passeggeri, Trapani è tra gli aereoporti più colpiti, perdendo i collegamenti, da 17 novembre al 18 marzo, con Baden Baden, Francoforte, Cracovia, Genova, Parma, Roma e da Trieste. A questo si aggiunge la cancellazione del collegamento Bucharest-Palermo.

Questo è il ringraziamento per 8 anni di sovvenzioni pubbliche? Scusate, il termine è improprio, si tratta di co-marketing per la comunicazione perché aiuti di Stato i vettori, causa normative comunitarie, non ne possono avere. Come se i soldi della Regione siciliana e dei Comuni del Trapanese originassero chissà da dove se non fondamentalmente dallo Stato. Salvare il “private” Ryan per poi essere scaricati alla prima difficoltà?

Allora meglio non salvare il “private” Ryan(air), perché la compagnia irlandese non si è comportata proprio da soldato semplice al servizio della comunità quanto piuttosto da puro operatore privato al servizio del proprio tornaconto, che in quanto tale è sacrosanto se solo non confligge a) con i diritti degli utenti (i passeggeri), b) con gli interessi di chi ha pagato in anticipo il servizio (gli enti pubblici siciliani) e c) con i diritti dei lavoratori. Non deve essere l’illusione di un volo low cost a tenere in scacco interi territori per il profitto di una compagnia privata che non paga nemmeno adeguatamente i propri piloti tanto che se li fa scappare ad uno ad uno.

E il caso Ryanair potrebbe essere anzi l’incentivo giusto per arrivare finalmente ad una compagnia aerea siciliana che serva veramente gli interessi dell’Isola anche se pure la nostra storia isolana vanta due esperimenti fallimentari come quelli di Air Sicilia e Wind Jet. Ma dagli errori degli altri si può sempre imparare. E non capisco perché sei milioni di euro in un anno, solo per Trapani Birgi, non debbano andare ad una cordata di imprenditori siciliani dotati di talento ed etica degli affari.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 settembre 2017




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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