sabato 15 dicembre 2018

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Nel romanzo visivo di Gian Maria Tosatti Palazzo Biscari è un sepolcro della modernità

Arte

Con la monumentale installazione “Il mio cuore è vuoto come uno specchio” - a cura di Adele Ghirri, Ludovico Pratesi e Pietro Scammacca fondatore di unfold, l'associazione culturale promotrice dell'evento - l'artista romano trasforma il barocco palazzo catanese in una "rovina contemporanea" che riflette la moribonda visione dell'agire senza bussola dell'uomo di oggi


di Vanessa Viscogliosi

Quando il mare ingoia, il cuore si svuota. Perde di senso, diventa deriva e non approdo. E in questo porto insicuro, in questa intercapedine che brucia come sale, l'Europa e le sue acque continuano ad annegare umanità e destini. Che tipo di società siamo diventati? Il Mediterraneo è ancora culla o sepolcro di civiltà? È imminente o in corso una svolta epocale? L'artista romano Gian Maria Tosatti, classe 1980, con la monumentale installazione all'interno del Palazzo Biscari dal titolo Il mio cuore è vuoto come uno specchio - visitabile fino al 18 agosto, a cura di Adele Ghirri, Ludovico Pratesi e Pietro Scammacca fondatore di unfold, l'associazione culturale no profit promotrice dell'evento - ce ne offre uno di specchio, quello dell'arte, per ricordarci che sì, siamo esseri non proprio perfetti, che tra ascese e rovine siamo storia e nuove storie ancora, che le nuove partenze sono rotte imprevedibili e gli arrivi non sempre scontati. E se alcuni cuori si spogliano perdendo le loro funzioni, altri ne indossano di nuove. Proprio come la settecentesca perla catanese, dimora temporanea dell'intervento site specific che ha dato avvio al nuovo ciclo di lavori di Tosatti, fra i 30 artisti internazionali più interessanti del panorama contemporaneo secondo la rivista inglese ArtReview, idealmente ispirato all’ultima trilogia di romanzi di Louis Ferdinand Céline, primo episodio di un “romanzo visivo” che lo porterà in tutto il continente per registrare e testimoniare lo stato attuale del nostro tempo.

Il mio cuore è vuoto come uno specchio di Gian Maria Tosatti a Palazzo Biscari di Catania

E proprio nelle sale dell'edificio, dove unfold ha sede, lo sfarzo e l'opulenza barocca sembrano intrappolate in una dimensione altra, spettrale e onirica che il visitatore abiterà in maniera individuale una volta chiuso il portone. Ad aspettarlo o a farsi aspettare dei vecchi termosifoni in ghisa, luci al neon, tavoli e sedute da presidi ospedalieri che dalla penombra, come un'anticamera della morte, riflettono senza fronzoli la moribonda visione del nostro agire senza bussola, malati di potere, ossessionati dai confini, vittime e carnefici consapevoli e inermi. Il buio si fa più intenso nell'ultima grande stanza, il salone delle feste, il cui ricordo è schiacciato da tonnellate di sale, un bianco ma solo bianco in apparenza, perché ad ogni passo il candore si tinge di altri colori, di altri ricordi, di altri significati. Così in bilico tra presenza e assenza, passato e futuro Palazzo Biscari diventa una “rovina contemporanea”, un “sepolcro della modernità”, una terra di mezzo dove respira a fatica ancora il giorno, mentre il domani prende largo. Con la sua inevitabile porzione di sale che ricopre o conserva. O, meglio ancora, con la sua manciata di sale che disinfetta l'epidermide di una nuova epoca.

Il mio cuore è vuoto come uno specchio di Gian Maria Tosatti a Palazzo Biscari di Catania

Diversi episodi, un unico “romanzo visivo” per raccontare l’Europa. Quanti e quali sono i capitoli di questo “pellegrinaggio”?
«Questo progetto è un percorso di conoscenza. C’è ancora molto poco di deciso. Si procederà passo dopo passo. Ogni opera si confronterà con questo momento storico, entrerà in reazione con esso e andrà nella direzione in cui è necessario andare. Abbiamo iniziato dal centro del Mediterraneo perché è qui che si misura uno degli attriti più evidenti di questo passaggio di civiltà che stiamo affrontando. Ci sposteremo poi sul confine opposto dell’Europa, quello settentrionale, quello del Baltico, dove ci renderemo conto che qui a sud, come lì a nord, si respira lo stesso senso di morte imminente o peggio ancora di scomparsa, anche fisica. I capitoli successivi dovrebbero svolgersi in Ucraina, Turchia e Israele, zone caldissime di questo momento. Ma è ancora prematuro parlarne. Adesso è bene che mi occupi di Riga, dove sto già montando la nuova opera in una ex fabbrica sovietica».

Gian Maria Tosatti

Pietro Scammacca nel nome “unfold” scelto per la giovane associazione omaggia “La piega. Leibniz e il barocco” di Gilles Deleuze. Palazzo Biscari, gioiello barocco, ospita il contemporaneo. Passato e presente, vecchio e nuovo. La sua installazione ambientale è una felice dimostrazione che, con interventi ragionati seppur maestosi, è possibile costruire nuovi significati senza restare fagocitati dalla sede ospitante. Come si giunge a questa armonia? E cosa pensa di Manifesta12? A Palermo sembra che la città e le sue bellezze abbiano superato forma e contenuto delle opere dei suoi colleghi.
«Manifesta, purtroppo, ha compiuto un errore grossolano. Ha fatto confusione fra letteratura e giornalismo. Cosa voglio dire? Che l’arte ha un suo linguaggio specifico, mentre il documentario ne ha un altro. Certamente le opere presentate per Manifesta, in un altro contesto sarebbero risultate interessanti dal punto di vista delle informazioni veicolate, ma gli mancava quel senso di eternità che, invece, i palazzi testimoniavano. Una pagina di giornale dopo qualche giorno o qualche anno è già scaduta. La pagina di un romanzo, una piccola prosa o una poesia resta a restituire intatto il suo senso per secoli. Ecco l’arte ha questa dote e quando si confronta con altri elementi che hanno il respiro dell’eternità non scolora, non passa in secondo piano. A Manifesta ho apprezzato solo un’opera, quella di Renato Leotta. Quando fra cinque o dieci anni la crisi dei profughi sarà mutata, i lunghi video che ci parlano di questi temi non avranno più senso. Il lavoro di Leotta, invece, con la sua poesia, sarà ancora capace, di parlarci di quella nostalgia che ci portiamo dentro, di quella remota dimensione dell’essere che continua a pesare poi in ogni scelta che facciamo, anche nel presente. Ecco, nel mio lavoro a Palazzo Biscari ho cercato di fare il poeta, non il giornalista. Mi auguro, per questo, che chi vedrà la mostra non uscirà dicendo: che bel palazzo!».

Il mio cuore è vuoto come uno specchio di Gian Maria Tosatti a Palazzo Biscari di Catania

Preziosa la collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Catania. Come sono stati coinvolti gli studenti del corso di Scenografia coordinato dal professore Massimo Savoia?
«Massimo è stato una figura determinante per questo progetto. Uno dei collaboratori più generosi con cui mi sia capitato di lavorare in questi anni. Ha guidato una squadra di giovani studenti in un progetto che non era una esercitazione, ma si trattava di una produzione vera in quella che possiamo definire la Serie A del mondo dell’arte. I ragazzi non si sono risparmiati. Hanno lavorato duramente e hanno onorato la fiducia che avevamo riposto in loro. Per questo devo ringraziare anche il direttore dell’Accademia, Virgilio Piccari, che ha dimostrato di conoscere l’importanza che queste occasioni possono avere nella crescita professionale di uno studente d’arte».

Il mio cuore è vuoto come uno specchio di Gian Maria Tosatti a Palazzo Biscari di Catania



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 luglio 2018
Aggiornato il 01 agosto 2018 alle 11:37





Vanessa Viscogliosi

Mi piacciono le cose vintage: la réclame di Calimero, il b/n delle foto, la carta ingiallita dei libri, il senso civico, la cultura. Sono su Fb, Twitter e Instagram


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