“Estate al Castello Ursino”, la nuova drammaturgia siciliana è di scena

Teatro Il maniero catanese ospiterà dal 15 giugno all'8 agosto la stagione estiva del Teatro Stabile: «Gli artisti coinvolti sono ad alta percentuale siciliana - dice il direttore artistico Laura Sicignano - soprattutto giovani, nell'auspicio di riportare in patria "cervelli fuggiti", per contaminare la tradizione con influssi contemporanei e vivaci

«Castello Ursino è un luogo di pregio artistico, raro esempio di edificio medievale rimasto in città, nel cuore del vivace centro storico di Catania. Nelle intenzioni del Teatro Stabile di Catania, questo luogo sarà nei prossimi anni la sala estiva dove dedicare attenzione alle proposte innovative e al pubblico giovane, così da garantire anche d’estate una continua e diversificata offerta di spettacolo di qualità al territorio e ai turisti».
Così il presidente dello Stabile etneo, Carlo Saggio, riassume in una nota la progettualità e la connotazione che caratterizzano la rassegna “Estate a Castello Ursino” che ospiterà la programmazione dal 15 giugno all’8 agosto, grazie alla collaborazione con il Comune di Catania.

«Il programma realizzato per la stagione estiva – ha osservato la vicepresidente del TSC Lina Scalisi – guarda con particolare attenzione al territorio e alla sua grande storia, a partire dalla rievocazione di uno degli eventi che lo hanno drammaticamente segnato e che il teatro rievoca e reinventa al tempo stesso. Ma sono molti i registri narrativi di questa stagione estiva che offre occasioni di riflessione e di divertimento ad un pubblico che ci auguriamo vasto e composito. Il fatto poi che abbia luogo a Castel Ursino è di particolare rilevanza: nella corte del luogo forse più evocativo della Città, una generazione di straordinari autori siciliani riunirà passato e presente, in linea con la prospettiva di una Città che è da sempre laboratorio di futuro.»

Un momento della conferenza stampa di presentazione - ph Antonio Parrinello

Per il sindaco di Catania Salvo Pogliese: «La rassegna estiva dello Stabile vuol essere dichiaratamente una tappa per il riscatto della città. Perché propone un cartellone che guarda al presente e si proietta nel futuro, valorizzando la nuova drammaturgia siciliana. Il programma esprime, già nei presupposti, lo spirito di una Catania che non si arrende, e vede nell’arte e nella cultura la via maestra per una rinascita non effimera. L’amministrazione che ho l’onore di guidare è perciò lieta di ospitare questa rassegna nell’augusta fortezza federiciana, sede del primo Parlamento siciliano e luogo simbolo del nobile retaggio etneo. Lo Stabile, di cui il Comune è socio fondatore, avrà nella Corte di Castel Ursino il suo palcoscenico en plein air. Sentiamo infatti viva la responsabilità di essere parte attiva nel rilancio di una realtà oramai storica, come lo Stabile che da oltre sessant’anni, con la sua programmazione, fa onore al nome della città non solo in Italia, ma anche sulla scena internazionale. Insieme al Massimo Bellini, lo Stabile rappresenta la coppia delle eccellenze teatrali che fanno indissolubilmente parte dell’identità catanese. E la capacità dello Stabile di risollevarsi dalla grave crisi in cui versava negli ultimi anni ci riempie di orgoglio e ci vede qui, oggi, a testimoniare che gli sforzi non sono stati e non saranno vani»

E veniamo ai dettagli della programmazione: «Uno degli obiettivi del Teatro Stabile di Catania – ha sottolineato il direttore del TSC Laura Sicignano – è la valorizzazione della nuova drammaturgia, soprattutto siciliana. I nuovi autori siciliani sono attivi e prolifici, capaci di esprimere un’idea di sicilianità contemporanea. La rassegna teatrale che qui si propone si inserisce quindi in un più ampio progetto pluriennale del Teatro, volto a sostenere autori viventi o autori siciliani moderni e poco frequentati, attraverso la produzione delle loro opere. La rassegna sarà in programma nell’estate 2019 alla Corte di Castello Ursino: si tratta della prima edizione di un appuntamento dedicato alla nuova drammaturgia che si intende replicare ogni anno. Gli artisti coinvolti saranno ad alta percentuale siciliana: soprattutto giovani, soprattutto con esperienze di livello nazionale, nell’auspicio di riportare in patria – almeno per un po’ – “cervelli fuggiti”, per contaminare la tradizione con influssi contemporanei e vivaci. Per un teatro d’arte siciliano e innovativo: che significa anche ironico, creativo, sorprendente»

Rosario Lisma

Nella fortezza sveva andranno in scena tre produzioni dello Stabile catanese: due opere commissionate per l’occasione dal Teatro, Pescheria Giacalone e figli di Rosario Lisma e ETerNA. “A vucca l’amma” di Luana Rondinelli, entrambe novità assolute di firme pluripremiate, i cui titoli figurano nella rassegna accanto a Marionette, che passione! di Pier Maria Rosso di San Secondo, autore tanto geniale quanto poco frequentato. In generale, non solo nella stagione estiva, l’obiettivo che il TSC si prefigge è un graduale, ma sostanziale rinnovamento, anche nella produzione, attraverso spettacoli che affrontano temi di impegno civile e intendono valorizzare principalmente il potenziale creativo degli artisti siciliani emergenti, favorire il ricambio generazionale, affiancando talvolta i nuovi talenti a professionisti già affermati. Un futuro che è dunque già presente: e una linea di questo percorso è il sostegno a formazioni siciliane che si sono affermate o hanno avuto la possibilità di formarsi in scuole di alto livello.

Sempre in tema di teatro civile e valorizzazione dei nuovi autori e interpreti isolani, nel corso di “Estate a Castello Ursino”, il 21 giugno alle ore 18.30, si terrà nella Corte un reading per presentare il libro Il giuramento (Edizioni Add), testo teatrale di Claudio Fava, giornalista e scrittore, in atto presidente della commissione antimafia all’Ars. L’allestimento è stato prodotto dallo Stabile nella scorsa stagione, per la regia di Ninni Bruschetta, e portato in tournée nazionale. L’attore David Coco, alla presenza dell’autore, tornerà a ripercorrere il coraggioso calvario di Mario Carrara, uno dei pochi docenti universitari che all’epoca preferirono il carcere piuttosto che prestare giuramento al regime fascista.

Cristina Minasi e Giuseppe Carullo

Le produzioni
Pescheria Giacalone e figli
(da sabato 15 a giovedì 27 giugno) è una novità assoluta di Rosario Lisma, che sigla testo e regia. In scena Lucia Sardo, Barbara Giordano, Andrea Narsi, Luca Iacono; scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola, assistente alla regia è Gabriella Caltabiano. Nel 2007 Lisma è stato semifinalista al Premio Scenario; nel 2009 ha vinto il Premio Nuove Sensibilità al Napoli Teatro Festival; nel 2011/12 ha scritto e interpretato per Raidue la striscia del talk L’ultima parola per più di trenta puntate. Suoi lavori sono stati prodotti dai milanesi Teatro Franco Parenti e Teatro Elfo Puccini. Per lo Stabile etneo ha concepito una commedia incentrata su temi attuali, la famiglia e i problemi del Mezzogiorno, con toni ironici e intelligenti, che potranno far riflettere e divertire il pubblico e giovani, anche perché tocca la corda della loro piena emancipazione e realizzazione. In una piccola città siciliana vive Alice, giovane bibliotecaria: riuscirà a realizzare il sogno di trasferirsi a Milano per fare la giornalista?
Scrive l’autore: «Nell’interno piccolo borghese, buffo quanto sinistro, dai toni scuri retrò, tra Germi e Hitchcock, si dipana un vissuto quotidiano e minimo che indaga il conflitto eterno tra sogno e responsabilità, tra vita e sacrificio, tra felicità e morte. Se l’amore non dà libertà è solo un crimine mascherato. Pescheria Giacalone e figli è una commedia sulla vera natura dell’amore, sulla famiglia e sul concetto di desiderio. Solo conoscendo e obbedendo alla legge del desiderio più profondo ci si potrà innalzare alla felicità».

Marionette, che passione! (da sabato 6 a giovedì 18 luglio), capolavoro di Pier Maria Rosso di San Secondo, è affidato per l’adattamento, e la regia alla coppia siciliana formata da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi. Accanto a loro, anche interpreti, agiranno l’attrice catanese Manuela Ventura, da diverse stagioni protagonista di spettacoli teatrali e fiction di successo, che rientra dopo anni nella compagine del TSC, e Alessandra Fazzino, danzatrice, attrice e coreografa siciliana, che ha lavorato tra gli altri con Emma Dante e Marco Baliani e al cinema con Emanuele Crialese. Completano il cast gli emergenti Gianluca Cesale e Ciccio Natoli; scene e costumi sono di Cinzia Muscolino, regista collaboratore Roberto Bonaventura.
Carullo e Minasi vantano uno straordinario palmares: Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012, Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2013, Vittoria ai Teatri del Sacro 2013 e 2015, Premio di Produzione E45 Napoli Fringe Festival 2013, Premio di produzione “Forever Young 2015/2016” de La Corte Ospitale, Premio ANCT 2017 – Associazione Nazionale Critici di Teatro.
«Si è voluto esaltare – spiegano Carullo e Minasi – il dissidio tra i tratti comici e gli accenti disperati che convivono nella drammaturgia di Rosso di San Secondo, in modo da dare libero accesso ad ambienti surreali. Viene così creata una sospensione temporale, un non precisato spazio che viene abitato da goffe e stanche maschere incapaci di creare ragionevoli relazioni con l’altro, ma soprattutto con il proprio tormento. La scelta registica ha seguito le atmosfere del “varietà”. Da un grigio quadro di miseria e d’insoddisfazione di partenza, si inciampa dentro quadri dal colore tenue ma frizzante, popolati da marionette che sono illuminate appena dalla residua passione di vivere.

Nicola Alberto Orofino

ETerNa. “A vucca l’amma” (da sabato 27 luglio a martedì 8 agosto), è l’altro inedito in cartellone, dovuto alla penna di Luana Rondinelli. La regia è di Nicola Alberto Orofino, che lo Stabile catanese sostiene anche nel 2019 insieme all’ampio gruppo di attori catanesi che lo affiancano. Scene e costumi sono di Vincenzo La Mendola, assistente alla regia Gabriella Caltabiano. Il cast comprende Roberta Amato, Gianmarco Arcadipane, Alessandra Barbagallo, Francesco Bernava, Giorgia Boscarino, Daniele Bruno, Marta Cirello, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Valeria La Bua, Silvio Laviano, Giovanna Mangiù, Marcello Montalto, Lucia Portale, Luana Toscano. Lo spettacolo racconta un episodio fondante della storia di Catania: la distruzione della città in seguito all’eruzione nel 1669. Regista e interpreti collaboreranno con l’autrice alla versione definitiva della drammaturgia. Il lavoro di questa giovane formazione prosegue, dopo “68 punto e basta” (prodotto dallo Stabile nel 2018), nell’indagine sull’identità della città: un percorso tra Storia e Memoria per comprendere il Presente.
Nota il regista: «La storia di quei giorni è un esempio di “cose fatte bene”? Di cieca superstizione? Di tragedia finita bene? Non so. Quello che è certo è che raccontarla può essere indispensabile alle donne e agli uomini di oggi, figli risorti di una città (leggi anche nazione) che predica il cambiamento ma poi finisce col gestire dissesti e sconquassi. E questo da 350 anni.»

La parola infine a Luana Rondinelli, Premio della critica al contest internazionale Etica in Atto 2013, Premio Roma Fringe Festival 2014, Miglior scrittura originale al festival nazionale Teatri Riflessi di Catania, Premio Fersen alla drammaturgia, Premio Mario Fratti di New York, Premio Anima Mundi 2018 alla drammaturgia femminile: «L’eruzione che sconvolse Catania l’ho raccontata dal punto di vista umano attraverso gli occhi della sua gente. Ho fatto vibrare la “terra” e le parole in dialetto per renderla ancora più vera, ogni personaggio descritto ha il “fuoco” in sé, il fuoco di questa terra che ci appartiene, come in una simbiosi perfetta tra ciò che ci circonda e quello che abbiamo dentro, in un’evoluzione più che mai attuale tra la terra e l’uomo. Una storia che ci riporta indietro ma che guarda al futuro e rende questa città…ETerNA.»

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