Barone di Villagrande e Cantine Murgo, i vini dell’Etna fanno squadra

Calici & Boccali Le due aziende che si trovano sul versante orientale dell'Etna -  una a Milo l'altra a Santa Venerina - nel segno di una lunga amicizia che lega le due famiglie di imprenditori sono i precursori di una rivoluzione “gentile” che mortifica la competizione a favore della collaborazione tra aziende. A sostegno di questa nuova visione hanno promosso due incontri all'insegna del piacere della convivialità

Il vino e l’amicizia sono l’uno lo specchio dell’altro. Lo sanno bene Marco Nicolosi Asmundo di Barone di Villagrande e Michele Scammacca della Tenuta del Murgo. Entrambe le aziende si trovano sul versante orientale dell’ Etna –  una a Milo l’altra a Santa Venerina – ed hanno una storia di tradizionieed innovazione che si rinnova nella sinergia di proporsi insieme; di essere, nel segno comune dell’amicizia che lega le due famiglie, i precursori di una rivoluzione “gentile” nel mondo del vino.

Marco Nicolosi Asmundo e Michele Scammacca del Murgo

“Mortificare la competizione valorizzando il lavoro di squadra tra produttori” è stato il leit motiv dei due appuntamenti Murgo- Villagrande: incontro di vini, cantine, tradizioni dove a fare da protagonista è stato il piacere della convivialità. Il quid che ha reso la serata indimenticabile, grazie alla complicità dei piatti del giovane chef di Villagrande, Vittorio Caruso, che ha accompagnato i vini di due maison storiche che hanno tracciato un solco indelebile nella storia enologica dell’Etna. E non solo.
Sono gli Scammacca del Murgo, a creare, nel 1989, le prime magmatiche bollicine da Nerello Mascalese in questo angolo di Sicilia. Mentre nel lontano 1869, fu il bisnonno di Marco Nicolosi, Paolo Nicolosi Asmundo, ad utilizzare per primo una vinificazione separata per le uve bianche e per le rosse, creando l’antenato dell’attuale Etna Bianco Superiore.

Barone di Villagrande, l’anfiteatro di vigne affacciate sul mare

Vino, ricordi e prospettive si mixano nel corso della serata: «Avevo appena 14 anni quando andai a Bordeaux per il Wine Expo con Michele ed il grande Marco De Bartoli – racconta Marco Nicolosi -. Cercavo di carpire i segreti del loro lavoro… fu l’inizio di una passione che non mi ha mai abbandonato, e che anzi è diventata la mia professione».
A Barone di Villagrande, sullo sfondo di un tramonto che accarezzava l’anfiteatro di vigne affacciate sul mare, l’ouverture della serata è stata affidata al Moscato Passito Tenuta di San Michele 2017. Una sorpresa piacevole ed intrigante che ha rivelato l’altro volto dell’Etna, quello meno conosciuto, il versante sud- est. «Le particolari condizioni pedo-climatiche, la vicinanza al mare, il turn over dei venti e soprattutto la maggiore piovosità- ha spiegato Michele Scammacca– regalano vini fini ed eleganti che hanno la capacità di percepire tantissime sfumature, e che dall’inizio alla fine non hanno mai lo stesso gusto».
Una serata all’insegna della leggerezza in compagnia di due grandi amici -colleghi, no competitors, che hanno proposto una sfida, anzi una novità: «Vogliamo dimostrare che l’Etna, come la Borgogna a cui spesso viene paragonata- spiega Scammacca- ha tanti terroir, anzi cru diversi, in grado di avere vini con una specifica e particolare personalità. Ci auguriamo che altri produttori si possano unire a questa filosofia di fare rete, perchè dobbiamo informare i consumatori che esistono anche i vini del sud- est dell’Etna».

Milo, vendemmia dell’azienda vinicola Barone di Villagrande

Il viaggio a tavola è proseguito con le bollicine di Etna Brut Tenuta San Michele 2018, il primo spumante ottenuto da Nerello Mascalese; l’aggraziato Etna Bianco Contrada Villagrande 2017 con un 90% di Carricante ed il restante di vitigni autoctoni etnei; e il Pinot Nero Tenuta San Michele 2016 affinato per 18 mesi in barriques e serbatoi in acciaio inox. L’Extra Brut Rosè 2015, di Murgo, dal fine perlage e color rosa antico, ha chiuso con brio ed eleganza. Curiosità: la Tenuta San Michele Cantina Murgo, che imbottiglia tra le 300- 320 mila bottiglie l’anno, è presente in 40 Paesi e vende il 50% della produzione in Sicilia. Un dato in controtendenza rispetto ad altre aziende, e che rivela quanto i siciliani apprezzino le bollicine dell’Etna.

I vitigni di Santa Venerina dell’azienda Tenuta San Michele Cantine Murgo

La serata è stata anche l’occasione per visitare l’azienda Barone di Villagrande e di incontrare Marco Nicolosi Asmundo, enologo e proprietario dell’azienda. Un “ragazzo” di 40 anni con ben tre secoli di storia alle spalle: «A dire il vero, nei passaggi di crescita professionale che ho impresso alla mia azienda – dice- ne ho sentito tutta la responsabilità. Rispetto a mio padre ed ai miei antenati, per me fare vino è il mio lavoro, una scelta professionale fatta con passione, non un destino da seguire. Ricordo che ero veramente un bambino, potevo avere 5 o 6 anni, quando mio padre mi mise alla prova. Mi bendò, e bagnandomi le labbra fui in grado di riconoscere un bianco da un rosso».
La paura di sbagliare non ha frenato la sua energia e la volontà d’innovare che ha nel dna: «Nel 1968 viene riconosciuta la Doc Etna, la prima denominazione di origine controllata in Sicilia il cui disciplinare era stato scritto da mio padre, docente di enologia e tecniche alimentari all’Università di Catania -racconta con orgoglio-. Lo scrisse insieme al professore Barbagallo, e dal ministero fu integralmente approvato: la loro è stata una visione lungimirante, che ha dato grandi risultati».

Milo, il resort di Barone di Villagrande

Sempre al passo con i tempi e vis imprenditoriale, Marco Nicolosi ha aperto la sua azienda di famiglia all’ enoturismo: «Mio nonno me ne darebbe di santa ragione se sapesse che le persone devono pagare per degustare i nostri vini – dice ridendo-. Sarebbe stato inconcepibile per lui che apriva la sua cantina agli ospiti». Nata nel 1840, la barricaia di botti in legno di castagno proveniente dal bosco della famiglia è ancora oggi l’inizio di un viaggio affascinante nel tempo. Così il pozzo, dove un tempo si raccoglievano le acque gelide, utili a per refrigerare gli ambienti, e i canali di terracotta, restituiscono ai visitatori la passione e la cura con cui è stata preservata la sacralità, la memoria di luoghi legati al duro lavoro dei vignaioli. Posta a circa 700 metri d’altezza sul livello del mare, la terrazza di Barone di Villagrande offre un colpo d’occhio straordinario sulle sue vigne che a semicerchio si protendono verso il mare. Cuore dell’offerta è il piccolo wine resort (con solo quattro camere) nel palazzo del ‘700 con piscina a sfioro. «Contiamo di realizzare altre due camere ristrutturando un antico casale tra i vigneti – aggiunge Marco – così da poter offrire una full immersion nella natura».

Milo, l’Osteria di Barone di Villagrande

La degustazione proposta nell’Osteria dell’azienda, dove protagonista ovviamente è il vino, e solo successivamente il piatto proposto in abbinamento, è molto curata. Il consolidato sodalizio con lo chef stellato Accursio Capraro è nel segno dell’eleganza, ed ha il suo punto di forza nella scelta di materie prime d’eccellenza. L’azienda con 28 ettari di terreno (venti vitati a Milo e gli altri due, per la produzione di Malvasia, a Salina) è pioniera della produzione biologica: certificata dal 1989, ha una produzione di circa 90mila bottiglie l’anno tra bianchi e rossi, tutti rigorosamente da vitigni autoctoni. «Speriamo di arrivare a 120 mila – precisa- , sempre nel segno di quella qualità che è componente principe della nostra storia»
E quest’anno il loro Etna Bianco Superiore è stato uno dei pochi Best in Show per il Decanter World Wine Awards 2020: «Una vittoria che non è solo nostra – conclude Marco- ma di tutto un territorio, l’Etna».

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