Taormina celebra il centenario di Pietro Consagra

In occasione del centenario della nascita di Pietro Consagra, il Teatro Antico di Taormina, dal 17 maggio al 30 ottobre, ospita la mostra "Pietro Consagra. Il colore come materia". A cura di Gabriella Di Milia e Paolo Falcone, l’esposizione è promossa dalla Regione Siciliana, dal Parco Archeologico Naxos Taormina, con l’organizzazione di Electa, in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra

Taormina celebra il centenario di Pietro Consagra

In occasione del centenario della nascita di Pietro Consagra (Mazara del Vallo, 1920 – Milano, 2005), il Teatro Antico di Taormina ospita la mostra Pietro Consagra. Il colore come materia. A cura di Gabriella Di Milia e Paolo Falcone, l’esposizione è promossa dalla Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’identità siciliana, dal Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, con l’organizzazione di Electa, in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra; il progetto di allestimento è curato dall’architetto Ruggero Moncada di Paternò.

Dal 17 maggio al 30 ottobre, una selezione di opere dell’artista, realizzate tra il 1964 e il 2003, intrecciano un inedito dialogo con le memorie del Teatro Antico di Taormina e con il paesaggio circostante, in un percorso en plein air aniconico e atemporale.

Pietro Consagra

«Oggi la poetica di Consagra – sottolinea Gabriella Tigano, direttrice Parco Archeologico Naxos Taormina – approda qui, nel Teatro Antico di Taormina, spazio scenico che da millenni accoglie e consacra – in un unicum fra natura, architettura e paesaggio – il verbo dell’arte, declinato in infinite pluralità di linguaggio. Lo accogliamo con gioia certi che il dialogo ravvicinato fra archeologia e arte contemporanea sarà per i visitatori una nuova e vibrante esperienza di viaggio e di conoscenza in Sicilia».

Ruggero Moncada di Paternò: «Il progetto della mostra di Pietro Consagra da noi allestito nel Teatro Antico di Taormina è incentrato sull’idea di un doppio punto di vista, in sintonia con la poetica ambientale che connota la scultura frontale dell’artista. La maggior parte delle opere sono allestite nella Summa cavea sotto le arcate della Galleria ancora integre e tra i pilastri che sostenevano un tempo gli archi non più esistenti, quasi a memoria del fatto che anticamente in questa area erano disposte delle sculture. La sequenza delle opere può far pensare al legame che l’umanità oggi può avvertire, attraverso l’arte, con il passato nel quale ha le sue radici, e allo stesso tempo riflette l’intenzione di Consagra di non creare mai un centro autoritario, ma una libera molteplicità di punti di contatto con l’osservatore. Infatti tutte le sculture potranno essere osservate in un colpo d’occhio anche dall’Orchestra, cioè da un punto di vista opposto seguendo con lo sguardo le direzioni dei Vomitoria della Cavea. Un’altra emblematica disposizione è costituita dal Piano sospeso bianco appeso sul muro a sinistra della Scena, storicamente rimasto sempre privo di decorazione, in modo che gli spettatori che sono nella Cavea siano messi in dialogo diretto, frontale, con l’opera di Consagra. I frequentatori della mostra potranno inoltre sperimentare un sorprendente e corporeo coinvolgimento in un angolo appartato della Summa cavea affacciato sulla costa litoranea, dove è stata collocata la scultura Matacubo, sulla quale, secondo gli intenti dello stesso Consagra, è possibile sedersi».

Pietro Consagra Ferro e Fuoco, 1997 ferro dipinto, 200 x 145 x 1 cm. Collezione Enzo Pozzoli, Como. Fotografia di Fabrizio Villa © Pietro Consagra, by SIAE 2021. Scultura composta da Consagra nella compenetrazione al centro di due elementi di diverso disegno. Costruita con l’intervento diretto dell’artista e con l’utilizzo del ferro e del fuoco l’opera inquadra e dà forma allo spazio che la compenetra. La scultura dialoga con le opere allineate, al termine dei vomitoria, sulla summa cavea, che trasmettono allo spazio del teatro un segno dinamico e contemporaneo.

Per Consagra la scultura è “fantasia, ricerca, esperienza e provocazione” e questa mostra intende proporre al visitatore una lettura, attraverso nuovi codici percettivi e linguistici della contemporaneità.

La scultura da cui muove il percorso espositivo è Piano sospeso bianco del 1964, una rottura semantica netta realizzata dall’artista siciliano nella sua carriera, dirompente rispetto alle opere precedenti; l’opera è sospesa su una delle due pàrodoi del teatro, frontale alla cavea e agli spettatori. Attraverso la poetica della frontalità, Consagra ha infatti instaurato le condizioni di un dialogo immediato, con un osservatore libero e a sua volta reattivo, creando le premesse dell’arte “partecipata”. Quest’opera appartiene allo stesso momento di svolta dei Giardini e dei Ferri trasparenti del 1964-66, opere tutte monocrome, bianche, rosa, violette, blu, carminio, lilla, nere, che si incurvano, si frammentano e si gonfiano come sul punto di levitare, ponendosi agli occhi dello spettatore come oggetti sensitivi mobili dalla doppia frontalità, in un allentamento liberatorio della tensione morale. Come sarà possibile vedere in mostra anche con il Giardino bianco del 1966 il colore assume, a partire da questa momento, una tale intensità e uniformità da cancellare il materiale da cui è invisibilmente supportato, esprimendo la nuova apertura di Consagra a una felicità individuale. Nuove dinamiche dello sguardo e del corpo saranno attivate anche dal Matacubo esposto, scultura dalle forme tondeggianti e sensuali che attirerà il visitatore a sedersi sopra. La voce, in dialetto siciliano, definisce oggetti molto compatti e spesso ingombranti, ma viene utilizzata dall’artista come termine “paradossale” per indicare opere ludiche, realizzate in marmo e in ferro dipinto, proposte in alternativa alle panchine, costituite comunemente da rigide sbarre di ferro e legno, considerate dall’artista “repressive”.

Pietro Consagra Piana n. 9, 1971 bronzo patinato, 72 x 60 x 0,6 cm. Collezione Rinonapoli Denini, Milano. Fotografia di Fabrizio Villa. © Pietro Consagra, by SIAE 2021. Le Piane appartengono a una tipologia di opere create a partire dal 1971 che si stagliano nello spazio nell’unità di un piano unico non interrotto da dettagli e giochi luminosi. La patina uniforme dell’opera accentua il valore espressivo della superficie, animata esclusivamente dal dinamismo del contorno e dai tagli che fanno intravedere lo spazio ulteriore.

Il confronto diretto, faccia a faccia, con le opere di Consagra, strategicamente disposte negli spazi del Teatro sarà un’esperienza emozionante: l’artista stesso non escludeva che si potesse alleviare la sofferenza umana con il piacere della bellezza, con la forza di un artificio intelligente, nella consapevolezza che ci può essere una essenzialità, un rigore, un pensiero anche nell’aspetto leggiadro di una scultura.

Sin dall’inizio del suo percorso artistico, Consagra ha risposto al mutare dei tempi rinnovando quasi ogni decennio la sua scultura: come afferma in Vita mia del 1980 “Volevo riportare sulla materia il rapporto che avevo con la società, un risentimento politico per come le cose andavano e nello stesso tempo dispormi necessario coerente, giustificato”.  Per questo la sua scultura non si è mostrata isolata in sé stessa ma è entrata nello spazio sociale e civile, trasmettendo un pensiero autonomo e autentico.

Pietro Consagra Ferro rosso, 2003 ferro dipinto, 121,5 x 88 x 1 cm. Collezione privata, Milano. Fotografia di Fabrizio Villa. © Pietro Consagra, by SIAE 2021. Opera da ascrivere all’ultima produzione dell’artista di Mazara del Vallo realizzata nel nuovo millennio. Nella serie dei Ferri dipinti, le forme, evidenziate dal colore, appaiono sempre più complesse e articolate e aprono dei vuoti che inglobano e inquadrano lo spazio circostante. Ferro rosso posto al termine del vomitorio sulla summa cavea, concettualmente, chiude la cronologia delle opere esposte.

Come la tragedia nel teatro dell’antichità era uno spettacolo di sintesi, anche la mostra nel complesso monumentale del Teatro Antico di Taormina sarà una sintesi rappresentativa dell’incessante ricerca di Consagra di tecniche, materie e colori espressivi che hanno dato vita a opere volte a suscitare un senso di libertà e un impulso a interrogarci sugli accadimenti contemporanei. In un luogo come il Teatro Antico, dove la maggior parte delle sculture del maestro sono collocate visivamente in corrispondenza dei vomitoria (gli accessi alla cavea), potremmo anche immaginarle come componenti di un coro ribaltato a cospetto frontale con la scena. C’è nell’opera di Consagra un’affascinante apparente contraddittorietà: la sublimazione della visione frontale smaterializza la scultura distaccandola dalla realtà ma è solo per poterla osservare e interrogare, così come fa il coro che, fuori della scena, assiste alla rappresentazione e dialoga con lo spettatore.

Un sentimento profondo ha legato Consagra alla Sicilia, terra natale ferita, che ha trovato compimento nella ricostruzione della nuova Gibellina dopo il terremoto del ’68, così come è emerso nella mostra a Palazzo Steri di Palermo del 1991, dedicata al colore come materia spirituale, energia vitale sia in scultura che in pittura. Con la sua opera, il suo pensiero e i suoi scritti, l’artista rappresenta la metafora di un’identità che si può ricondurre alle origini mediterranee ma è soprattutto la sua rivoluzionaria concezione dell’opera nello spazio a aver aperto la strada alle nuove generazioni di scultori come Kounellis e altri. E l’opera di Consagra continua ad essere un messaggio di speranza perché proprio oggi l’arte sia nuovamente “la salvezza della spiritualità collettiva e della fiducia in crisi”.

Pietro Consagra “Matacubo”, 1985 ferro dipinto, 61 x 155 x 45 cm. Collezione privata. Fotografia di Fabrizio Villa. © Pietro Consagra, by SIAE 2021. Il termine matacubo in dialetto siciliano indica oggetti ingombranti ed è stato adottato da Consagra come titolo paradossale di sculture caratterizzate da sensuali forme ricurve, ritmate in successione, che invitano lo spettatore a sedersi sopra. Con queste opere, realizzate anche in marmo, l’artista ha voluto proporre una alternativa alle panchine da lui considerate strumenti di costrizione per le loro sbarre di legno e ferro.

Ad accompagnare la mostra è in programma a settembre un festival dedicato ai tre grandi Maestri della letteratura siciliana del Novecento – Gesualdo Bufalino, Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo – in occasione dei loro anniversari a cavallo tra 2020 e 2022, per celebrare la loro eredità, ma anche i rapporti fecondi che ebbero con le altre arti come la fotografia, il cinema, la musica, le arti visive. La mostra è accompagnata da una pubblicazione edita da Electa.

Data

17 Mag 2021 - 30 Ott 2021
Expired!

Ora

09:00 - 19:00

Costo

Intero € 13,50, ridotto € 8,50

Maggiori informazioni

Continua a leggere

Luogo

Teatro antico di Taormina
via del Teatro greco 1 Taormina
Categoria

Organizzatore

Electa

Commenti

WORDPRESS: 0