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A Greta hanno rubato il futuro, in Sicilia i poli petrolchimici ci hanno rubato il passato

Blog La giovane attivista ambientalista svedese rinfaccia ai potenti che non hanno fatto nulla per la salvaguardia del pianeta. Ne sappiamo qualcosa in Sicilia dove da 70 anni siamo ammorbati da tre pestilenziali poli petrolchimici, a Siracusa, Milazzo e Gela

Oggi i ragazzi di mezzo mondo sono andati in corteo per l’ennesimo “Friday for future”, i venerdì dal cuore green inventati da Greta Thunberg, la ragazza ambientalista svedese, la quale forte di una tenacia degna di una foresta scandinava, continua imperterrita a gridare in faccia ai potenti della terra che alla sua generazione è stato rubato il futuro attraverso le politiche negazioniste dei cambiamenti climatici che stanno devastando il nostro unico e amato pianeta.

La 16enne attivita green oggi ha postato le foto delle tenti manifestazioni in giro per il mondo, tra cui ha retwittato la foto dell’importante corteo di Catania, dove ha chiamato erroneamente la Sicilia “Scicily”:

 

E se Greta grida sdegnata alle Nazioni Unite che le è stato rubato il futuro, da noi, cara Greta, in Sicilia ci hanno rubato il passato, la storia. Un passato recente che è tutt’ora presente, è tuttora una ferita aperta. Un venerdì per il futuro andrebbe dedicato alle ferite ancora purulente che la Sicilia soffre a causa del nefasto sogno industriale del dopoguerra, un sogno industriale che è stato sospinto a ridosso della fine dell’ultimo conflitto mondiale dalla fame vera di un’isola allora senza prospettive, e fece nascere su tre delle più belle coste siciliane il più grande agglomerato petrolchimico d’Europa. Da Siracusa ad Augusta, da Milazzo a San Filippo del Mela (di fronte le Eolie, patrimonio dell’umanità), a Gela, unico impianto addesso riconvertito in bioraffineria.

Il polo petrolchimico siracusano è un mostro di ciminiere puzzolenti che da Augusta, passa da Melilli e Priolo e arriva alla stessa Siracusa. Un sogno industriale, quello del petrolchimico siracusano, che fu alimentato dalle forze politiche democristiane del tempo e sostenuto anche dalla sinistra in nome dello sviluppo e del lavoro. Nato a metà degli Anni 50, lo stabilimento dell’allora Sincat, negli Anni 60 e 70, divenne il simbolo di quell’insediamento industriale rappresentando una parvenza di NordItalia del sud in quanto richiamò forza lavoro da molte parti dell’Isola. Molti abbandonarono le campagne inseguendo il sogno industriale.

Il polo petrolchimico siracusano

Il polo petrolchimico siracusano

Quasi settant’anni dopo ci lecchiamo le ferite dovute a quel mostro industriale che in nome del lavoro a qualche migliaio di persone ha devastato un territorio ricco di storia – ospita la necropoli di Thapsos e la riserva delle Saline in territorio di Priolo e i resti della città greca di Megara Hyblea -, e di fiorenti colture agricole (tanti i frutteti) ovviamente andate perdute. Il sogno industriale siciliano ha devastato una popolazione che ancora piange i morti per cancro – il 30% di morti per tumori polmonari in più rispetto alla media negli Anni 80 solo ad Augusta, per non parlare di Priolo e Melilli. Per non parlare dei bambini nati deformati proprio a causa dell’inquinamento pesante della zona. Non dimentichiamo le battaglie dell’arciprete di Augusta don Palmiro Prisutto perché non si tacesse delle morti del petrolchimico.
Della natura “snaturata” di questo territorio ha lasciato una grande testimonianza il cantautore siracusano Carlo Muratori il quale nel 1996 incise una delle sue perle folk “Marina di Melilli”, inserita nell’album “Stella maris”, splendido esempio di world music siciliana. Marina di Melilli era un borgo di pescatori che fu letetralmente evacuato negli anni 70 proprio a causa del petrolchimico. Le case disabitate furono lasciate a sgretolarsi al sole e alla salsedine. L’unico abitante che si ribellò a questo sgombero forzato fu Salvatore Gurrieri. Fu trovato morto, assassinato, incaprettato nella sua auto il 13 giugno del 1992.

Marina di Melilli oggi è pure balneabile, l’acqua è pulita dicono. L’aria… Bah, lasciamo stare.

Marina di Melilli

Marina di Melilli

Se qualcuno avesse guardato con più lungimiranza al vero sviluppo di un territorio a quest’ora avremmo potuto avere una nuova
Costa del Sol che con i suoi 161 chilometri – la distanza che c’è tra Siracusa e Messina -, è una vera fonte di ricchezza in Andalusia, il sud del sud della Spagna. Rubiamo questa frase dal catalogo promozionale dell’Andalusia: “La formula del successo, ormai ben collaudata, comprende prezzi economici, divertimenti per grandi e piccini, servizi e comodità e attira vacanzieri di ogni sorta”. Non è solo una frase vuota del marketing: è vero, constatato di persona.

Turismo per 300 giorni l’anno, altro che petrolchimico…. E, per giunta, la benzina noi in Sicilia l’abbiamo sempre pagata più che altrove. Cornuti e mazziati.

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