martedì 13 novembre 2018

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Mario Guarneri: «Un attore deve saper gestire la paura»

Formazione e ricerca

Il regista catanese, fondatore e responsabile della scuola di teatro Teatroimpulso, da anni impegnato in una fitta attività di formazione che rotea intorno a una coerente scelta artistica, pedagogica ed esistenziale, spiega i punti cardine dei suoi corsi ai quali ci si può iscrivere entro il 17 novembre


di Beatrice Levi

Fare una chiacchierata con Mario Guarneri, fondatore insieme a Nunzia Pruiti e responsabile della scuola di teatro Teatroimpulso, che dal 1991 ha formato un gran numero di attori, corrisponde a un tentativo di entrare nei delicati meccanismi che portano ogni allievo ad avere sul palco il giusto approccio. Nel cuore del centro storico di Catania, a due passi dal Castello Ursino, l’accogliente sala teatrale di 86 posti è il quartier generale di Guarneri e del suo Teatroimpulso, da oltre un quarto di secolo impegnato in una fitta attività di formazione teatrale che rotea intorno a una coerente scelta artistica, pedagogica ed esistenziale.

Mario Guarneri

«Qui e ora è il precetto del teatro, ma tanti per la foga di raggiungere la forma se ne dimenticano, e fissano i fenomeni perdendo di vista la cosa in sé. – spiega Guarneri - In scena cerchiamo di avvicinarci a una realtà non verosimile ma vera. Ovviamente si tratta di una realtà artistica e non quotidiana, l’attore deve sempre sapere ciò che fa, deve costantemente osservare il suo personaggio che agisce liberamente. L’ago della bilancia deve stare al centro tra un’esecuzione fredda e calcolata, da una parte, e l’isteria dall’altra. Le prove servono proprio a questo: cercare di rendere attive le circostanze del testo, usando la propria vita e l’immaginazione., così da creare un bagaglio da riversare poi in scena, con le parole dell’autore».

Per arrivare a questo bisogna naturalmente seguire un percorso specifico: «La capacità indispensabile che l’uomo/attore deve possedere e continuamente allenare - prosegue Guarneri - , è la connessione. Il training teatrale mira a sviluppare questa attitudine. Quello che invece l’attore deve riuscire a superare è la paura. Paura del giudizio degli altri che lo porta alla censura, paura dell’errore che lo porta a ripetere cliché preconfezionati, paura di bloccarsi che lo conduce alla paralisi o a momenti di panico. Non dobbiamo cercare di annullare la paura, non è possibile, dobbiamo andare avanti nonostante la paura».

Relazionarsi con il sentimento della paura diviene pertanto anche uno strumento di conoscenza del proprio io: «Non abbiamo bisogno di imparare come si esprimono le emozioni, nessuno ha mai detto "in questo momento vorrei esprimere la mia rabbia ma non so come si fa", non è mai successo che un uomo non sapesse come esprimere un’emozione, semmai è il contrario: impariamo a reprimerle. L’obiettivo del personaggio interpretato sul palco non può essere ‘piacere al pubblico’, quello può essere un obiettivo dell'attore, ma di questo il personaggio non ne deve tenere conto, altrimenti non potrà mai agire per perseguire i suoi scopi, e il pubblico non assisterà ad altro che a una carrellata di ‘bravi attori’ e non di energie palpitanti che si scontrano sulla scena. Non si riesce a trasferire con le parole, perché come insegna Luigi Pirandello, io traduco i miei concetti in parole ma tu ricevendole le interpreti a modo tuo attraverso le tue conoscenze ed esperienze. Sembrerebbe un approccio originale al mondo della recitazione dove l’imprevisto può essere costantemente dietro l’angolo: se tutto è imprevisto non c’è nessun imprevisto. Non si tratta di sconvolgere il testo o la struttura drammatica, ma accoglierli con ingenuità rinnovata, infondergli quella vitalità che si percepisce attraverso i dettagli. Attraverso il piccolo, avvertiamo la pressione del grande. Non si tratta di non prepararsi, anzi. Dietro c’è un grande lavoro invisibile, ma dobbiamo capire su cosa lavorare: sul risultato o sulle condizioni che lo generano. Piuttosto che lavorare sulle manifestazioni esteriori che il nostro personaggio sarebbe più logico che adottasse (voce e movimenti), è meglio attivare le necessità del personaggio stesso. Come questo cercherà di soddisfare i suoi bisogni si vedrà in scena sera dopo sera, reagendo all’immaginazione e ai nostri partner. La nostra parola chiave è: “cosa”, il “come” si vedrà».

Un’affascinante percorso all’interno dello spazio scenico, ma anche umano, che in tutti questi anni ha dato alla scuola un profilo sempre più elevato. Le attività di Teatroimpulso riprendono tra qualche settimana e, oltre ai corsi di recitazione (iscrizioni aperte fino al 17 novembre), partiranno anche quelli di sceneggiatura cinematografica (che ha visto gli allievi primeggiare negli ultimi due anni in importanti contesti nazionali), storia del cinema e dizione, oltre naturalmente all'avvio della nuova stagione teatrale.


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Pubblicato il 08 ottobre 2018





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