mercoledì 24 aprile 2019

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Viaggio intorno al mondo attraverso le impronte di pace di Arezzo di Trifiletti

Arte

Al Palazzo della Cultura della sua Catania, apre l'1 dicembre e sarà visitabile fino al prossimo 6 gennaio, la mostra "Private Collection Imprints of Peace" che l'artista-globetrotter riassume in 77 tele dove le impronte lasciate dai passanti sono sinonimo di nascita, e colori e polvere creano un effetto tridimensionale. L'artista: «Dobbiamo dare spazio alla bellezza»


di Laura Cavallaro

Londra, Parigi, Milano, Cairo, Atene, Islanda, Izmir, Katakolon sono alcune delle tappe che ha toccato durante i suoi viaggi Claudio Arezzo di Trifiletti, pittore anticonformista che dopo dieci anni d’assenza torna a esporre nella sua città natale, Catania, con la mostra Private Collection Imprints of Peace. Un viaggio attorno al mondo visto attraverso 77 tele, esposte in maniera atemporale e sistemate secondo un flusso di energia. La particolarità del lavoro di Arezzo di Trifiletti si basa sulla tecnica non solo pittorica ma soprattutto preparatoria; colloca, infatti, la tela vergine sulle strade, nei marciapiedi e anche all’ingresso della sala dell’ex Caffè Letterario dove è ospitata l’istallazione, in modo che le impronte di coloro che vi passano sopra possano rimanere impresse.

Barbara Mirabella e Claudio Arezzo di Trifiletti, foto Laura Cavallaro

Alla base di tutto, infatti, c’è l’impronta, la quale è sinonimo di nascita e che serve da supporto per i suoi lavori. Principi chiari e netti che prendono spunto dalla fisica quantistica, dalla religione ma soprattutto dal culto per la bellezza. Come racconta l’artista in occasione della presentazione della mostra, che aprirà i battenti sabato 1 dicembre e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2019: «Questa esperienza ha lo scopo di scuotere dentro il visitatore e dare inizio a una serie di connessioni. Sarà soprattutto la presenza dei bambini a creare un’energia grandissima». A patrocinare l’evento è il Comune di Catania. Un emozionato sindaco Salvo Pogliese è presente all’anteprima: «Sono felice di essere qui accanto a Claudio, a cui sono legato da un rapporto di sincera e profonda amicizia da circa venticinque anni. Un artista affermato a livello internazionale del quale ho seguito a distanza il percorso, ecco perché oggi è un onore per me e per l’Assessore alla cultura Barbara Mirabella accoglierlo a Palazzo della Cultura».

Una delle opere di Arezzo di Trifiletti esposte, foto Laura Cavallaro

Due sale dense di tele, fitte in cui balzano agli occhi la brillantezza degli acrilici e le linee che creano figure allungate e surreali. È una pittura contemporanea che ricorda certe opere di Matisse, ma a catturare è soprattutto il modo in cui è stesa la pennellata, in cui ai colori si mescolano le polveri. L’impressione è che gli strati sovrapposti siano tutti visibili e in alcuni casi la sensazione è che il quadro sia tridimensionale. È il gioco ottico che si viene a creare in Tour Eiffel- Parigi dove le pennellate nere su fondo rosso danno l’impressione che il quadro sia in rilievo. Accanto ai grandi pannelli, poi, su sacchetti di carta, dentro cui di solito si mette la frutta, si trovano elencati i nomi delle città. È un modo originale per raccontare il percorso che ben si coniuga con l’impegno green di Arezzo di Trifiletti che auspica una Cattedrale del riciclo da far sorgere sulla Piana di Catania fatta con bottiglie di plastica e vetro: «Io sono attento all’indifferenziata, creo il compost da usare per la terra del futuro. Dobbiamo svegliare le coscienze e mostraci attenti di fronte a questi temi perché la Terra è viva come anche il nostro vulcano Etna». Un auspicio ma soprattutto un impegno verso la terra che va conosciuta e protetta in profondità perché è il bene più grande che possediamo.

Una sacchetto di carta della frutta per le didascalie, foto di Laura Cavallaro

Un cambiamento di vita radicale che l’ha visto trasformare da giovane PR in discoteca ad artista girovago a 360°, anche se ci racconta seduti su una delle sue tele, che l’arte e la pittura sono nel suo dna da sempre. Rampollo di una famiglia di architetti da diverse generazioni, cominciò a pitturare all’età di quattro anni, quando fece il suo primo dipinto raffigurante un uomo solitario su una barca. Una passione forte che possiamo leggergli tutt’oggi negli occhi: «Alla base del mio lavoro ci sono tanti sacrifici, senza autorizzazioni ho steso questi teli per le città con il rischio di farmi arrestare, soprattutto in Medio Oriente ma nasce per una ragione. Dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ho sentito la necessità di dare il mio contributo al mondo, occasione che si è presentata quando sono arrivato a New York per una mostra. Lì ho raccolto le polveri dai marciapiedi della città ed ho iniziato il progetto che ha come obiettivo il rispetto per Maya, la Terra. L’impronta cui mi riferisco, e che dà il titolo al lavoro, è quella che ci portiamo dietro sin dalla nascita, che scaturisce dalla simbiosi con il mondo e che alimento quotidianamente. Da tempo, infatti, vivo in campagna dove ho raggiunto un equilibrio con la natura».

Una delle opere di Arezzo di Trifiletti, foto di Laura Cavallaro

Arezzo di Trifiletti non ci nasconde che qualche tempo fa a Londra gli fu offerta una somma considerevole per vendere l’intera collezione, una proposta che rifiutò senza ripensamenti perché non voleva che la sua arte fosse oggetto di vendita e aggiunge: «Oggi in questa occasione mi dono. Noi siamo destinati a nascere e morire per cui l’unico capitale di cui disponiamo è ciò che lasciamo. Per questo all’ingresso ho messo l’istallazione Datemi spazio, perché abbiamo bisogno di dare spazio alla bellezza. Guardando oltre abbiamo la possibilità di vedere le cose belle e quelle brutte. Io fungo da spugna, cerco di filtrare solo il bello e mi auguro che anche gli altri possano coglierlo, soprattutto i bambini».

Alla domanda se ci sia un pittore a cui s’ispira risponde subito che il primo in assoluto è il Padre Eterno ma anche Modigliani, che lo colpì appena dodicenne. «Le sue opere mi hanno permesso – dice - di comprendere lo spazio e il modo in cui le forme si allungavano fino al cielo». Se Picasso spiegò la dimensione, Claudio Arezzo di Trifiletti con la sua pittura legata agli elementi, ai sogni, vuole interpretarne la quinta, quelle delle energie con le quali ognuno può nutrire il proprio corpo spirituale. Sono innumerevoli i materiali su cui lavora; non solo i rifiuti che in questo modo trovano nuova vita come un pezzo di legno abbandonato e usato per realizzare un omaggio a Papa Francesco, ma anche l’argilla che lascia cruda e dipinge d’oro, lo stesso colore che ritroviamo nel dipinto Vaticano, l’unico a non avere figure per una forma di rispetto.

L'installazione Datemi spazio, foto di Laura Cavallaro

La dimensione mistica è presente insieme a quella religiosa in Santa Lucia dove i cerchi concentrici si abbracciano e concludono l’esperienza pittorica. I quadri che trasmettono un senso d’inquietudine sono quelli legati alle grandi metropoli come Londra e Parigi a differenza delle città lagunari che trasmettono un senso di calma e pace. Le tele che rimandano a Venezia sono carichi di colori tenui e intensi in nuance, con immagini che s’intrecciano come fili. Questa è un’esperienza che va vissuta in maniera soggettiva attraverso un ascolto personale verso sé stessi e verso le opere presenti, per questo non capiamo la necessità di mettere accanto alle tele i qr-code, tra l’altro non presenti nelle sale, ancora in fase di allestimento. Peccato anche per il video, anche se bene montato e con una colonna sonora stimolante, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti in cui Arezzo di Trifiletti dipinge le sue tele fra le strade del mercato di Catania e Aci Castello, a causa dell’audio pessimo non si poteva sentire il racconto dell’excursus artistico. C’è ancora qualche ora prima di debuttare e siamo sicuri che si potrà rimediare tranquillamente a questi piccoli inconvenienti per il resto vi aspetta un grande viaggio.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 30 novembre 2018
Aggiornato il 13 dicembre 2018 alle 18:46





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