lunedì 16 settembre 2019

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Tournée da Bar, il format originale che porta Shakespeare nei pub

Teatro

L'artista milanese Davide Lorenzo Palla, da qualche anno, gira l’Italia a bordo del furgoncino TdB con i suoi compagni d'avventura, l'attrice palermitana Irene Timpanaro e il polistrumentista sardo Tiziano Cannas Aghedu, per portare in scena, in luoghi non convenzionali le opere del Bardo: «Abbiamo bisogno di nuovo pubblico da far appassionare al teatro»


di Laura Cavallaro

Prendete un misurino di birra, due cucchiaini di “Romeo e Giulietta”, un furgoncino, una manciata d’attori e una pioggia di spettatori; shakerate per bene et voilà, il vostro Tournée da Bar è pronto. Non vi aspettate un drink però, questi sono gli ingredienti del format teatrale ideato dall’attore Davide Lorenzo Palla, il quale da qualche anno a questa parte gira in lungo e largo l’Italia per portare in scena, in luoghi non convenzionali come pub, bar, caffè e locali, le opere del Bardo. Dopo il fortunato tour siciliano dello scorso anno, TdB è infatti approdato nuovamente nella nostra isola, con diverse tappe disseminate fra Catania e Palermo registrando in pochi giorni una straordinaria partecipazione di pubblico.

Irene Timpanaro e Lorenzo Palla in Romeo e Giulietta

«Tournée da Bar – ci spiega Palla – è nato una sera per caso. Stavo raccontando a degli amici di aver scritto un testo mio e della disavventura di non riuscire a trovare un teatro che potesse ospitarmi; non è poi così scontato che un giovane attore riceva l’interesse del circuito teatrale tradizionale. Complice qualche birra di troppo in men che non si dica mi ritrovai in piedi su un tavolino a declamare versi, il locale nel frattempo era piombato nel più profondo dei silenzi interrotto solo da un grande applauso finale. Lì, mi si è accesa la lampadina».

 L’attrice Irene Timpanaro, l'attore Lorenzo Palla e il polistrumentista Tiziano Cannas Aghedu

L’artista milanese ha incontrato il teatro in tenera età, quando da dietro le quinte sbirciava tutto quello che accadeva in palcoscenico: «Mio padre era uno scenografo e anch’io ben presto ho capito che avrei voluto seguire le sue orme, anche se nell’ambito della recitazione». Dopo il diploma alla Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”, Lorenzo Palla inizia a lavorare con diverse compagnie teatrali capitanate da grandi protagonisti della scena. « I miei riferimenti in quest’avventura sono stati il regista Massimo Castri e gli attori Massimo Popolizio e Paolo Rossi, uno per il modo superlativo in cui usa la voce l’altro per il modo in cui propone il teatro classico in maniera popolare. Dopo aver lavorato con loro ho voluto creare qualcosa di mio dando vita a una giovane impresa culturale che dal 2012 è in costante crescita». Dalla drammaturgia contemporanea, con testi scritti durante le pause in camerino, ai drammi di Shakespeare il passo è breve: «Abbiamo bisogno di nuovo pubblico da far appassionare al teatro e i bar sono il luogo ideale in cui le persone e i giovani sono disposti ad ascoltare una storia». Un’affermazione che può suonare strana o provocatoria ma che in realtà poggia su solide basi: «Shakespeare metteva in scena le sue opere al Global Theatre il quale con molta probabilità era più simile a un bar dei giorni nostri che a un teatro. La platea silenziosa che osserva l’opera d’ingegno del grande regista o dell’attore, seduta su poltroncine di velluto rosso è invenzione recente. Il teatro inglese del 1500 era più partecipato e vivo ma anche chiassoso; il popolo, infatti, stava in piedi davanti al palcoscenico mangiando e gridando. Non è un caso che nelle sue opere il drammaturgo inglese ripeta più volte le informazioni, alternando il comico al drammatico in modo da catturare l’attenzione dello spettatore soprattutto in alcuni punti specifici della narrazione».

A ogni spettacolo Davide Lorenzo Palla e i suoi compagni di scena: l’attrice palermitana Irene Timpanaro e il polistrumentista sardo Tiziano Cannas Aghedu, ricreano l’atmosfera da Global Theatre incitando il pubblico al brusio con la parola “rabarbaro” e coinvolgendolo in veri e propri sketch divertenti. Ciò che colpisce però è l’attenzione dell’anomala platea quando gli attori iniziano a recitare i versi del poeta inglese. Un rivoluzionario modello che affonda le radici nei giullari medievali ma che strizza l’occhio all’innovazione proponendosi come una start up culturale alternativa: «Il teatro popolare fa parte del nostro background, come saltimbanchi e cantastorie, ma anche il grande Dario Fo che portava il teatro nelle fabbriche per avvicinare gli operai alla cultura sdoganandone di fatto l’idea tradizionale». L’anno di svolta per Tournée da Bar arriva nel 2015 quando, dopo aver vinto il premio CheFare, Davide Lorenzo Palla si concentra sullo sviluppo dei concetti di sostenibilità, scalabilità e replicabilità. L’anno dopo, oltre a essere inserito fra gli eventi di Expo in città dal Comune di Milano vince anche il premio nazionale “Rete Critica” come miglior progetto di comunicazione, aggiudicandosi i bandi della Compagnia di San Paolo e di Fondazione Cariplo. Per spiegare il successo del tour nelle isole, l’attore e regista si appella a un’unica caratteristica: «La qualità – ci spiega - è fondamentale in questo progetto. Lo scorso anno siamo riusciti a entrare in contatto con un territorio che non era il nostro ed è solo grazie all’affetto delle persone, che hanno contribuito con il passaparola, se il pubblico è aumentato sera dopo sera». Viaggiando in tutta Italia a bordo del loro furgone siglato TdB dove trovano posto: scene, costumi, luci, fonica e strumenti musicali, sorge spontaneo chiedere a Palla se ci siano differenze fra gli spettatori del Nord e quelli del Sud: «Da un punto di vista di partecipazione e calore no, anche se nella parte iniziale dello spettacolo abbiamo notato che al meridione c’è molto più coinvolgimento e una spiccata attenzione, soprattutto nelle parti più emotive, nei momenti epici e in quelli drammatici. Tuttavia, abbiamo osservato anche, forse per via del diverso costo della vita forse per una questione di abitudine, che qui abbiamo più difficoltà a farci corrispondere qualcosa alla fine della performance».

A proposito di sostentamento ci ha spiegato che il loro modello prevede fonti d’entrata diversificate: non solo un gettone che viene corrisposto dal locale di turno ma il cappello a fine spettacolo; il merchandaising fatto con spillette, t-shirt, tazze tutte rigorosamente con il logo del Bardo con gli occhiali da sole e ancora bandi culturali, contributi di enti pubblici e sponsor. Queste cinque voci gli permettono di mantenere il progetto proponendo spettacoli, di fatto, aperti a tutti.

Le fondazioni bancarie e filantropiche hanno aiutato Davide Lorenzo Palla non solo dal punto di vista economico ma anche sull’impostazione da dare al progetto, rendendolo indipendente nel tempo. La prospettiva virtuosa ha attirato l’attenzione anche del Teatro Carcano: «Inizialmente hanno ospitato all’interno della loro stagione il nostro “Otello”, poi il direttore Fioravante Cozzaglio si è affezionato talmente tanto al nostro modello di spettacolo da produrre “Il mercante di Venezia” prima e “Riccardo III” poi. Il nostro obiettivo rimane quello di riportare il pubblico a teatro attraverso spettacoli nei bar e nei locali allargando la prospettiva anche all’ambito teatrale».

Tournée da bar al pub Lettera 82 di Catania

Nella prossima stagione è previsto un nuovo spettacolo, “Gli innamorati” di Goldoni, oltre che una lunga tournée da bar in giro per l’Italia. «Stiamo lavorando anche su un video-documentario per raccontare l’iniziativa TdB mentre con Zelig cercheremo di proporre i classici shakespeariani in maniera interattiva». Entrare in contatto con il pubblico è fondamentale e Lorenzo e la sua squadra lo sanno bene: «Usiamo tutti i canali social da Facebook a Instragram oltre ad avere un sito internet. Di recente ho sviluppato anche il mio account personale. Accade di frequente che gli spettatori mi scrivano dandomi pareri sul lavoro che hanno visto o per mandandomi foto. Nasce così, la nostra community, una comunità di persone che si sente parte attiva di un prodotto artistico e di un processo culturale. A fine spettacolo somministriamo dei questionari per monitorare il pubblico ed è interessante notare come ben l’8% dica di non essere stato a teatro negli ultimi 12 mesi suggerendoci al contempo un bar dove portare i nostri spettacoli. È una percentuale interessante di pubblico potenziale su cui far leva per creare gli spettatori del domani».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 agosto 2019





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