martedì 24 ottobre 2017

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Tony Lo Coco: «La Sicilia diventerà il fulcro dell'enogastronomia del Mediterraneo»

In cucina

Parla lo chef palermitano, stella Michelin con il suo ristorante I Pupi di Bagheria, tra gli ospiti d'onore di Pino Cuttaia alla recente Notte Rosè di Licata organizzata per celebrare i rosati dell'Azienda vinicola Milazzo: «Non abbiamo da invidiare niente a nessuno, noi siciliani siamo in grado di perfezionarci grazie ai prodotti d'eccellenza e alle materie prime»


di Rosalba Cannavò

In una notte stellata di luglio, nella splendida baia dell'Oasi Beach Osteria sulla spiaggia del mare di Licata, in una atmosfera tutta "pink", per celebrare i quattro vini rosati dell'Azienda vinicola Milazzo di Campobello di Licata, evento promosso da YES!, Oasi Beach e uovodiseppia, incontro lo chef stellato Tony Lo Coco. Classe '74, sorriso aperto ed energia contagiosa. Il cuoco palermitano, è ormai stabile a Bagheria, dove ha iniziato i primi passi nella storica pasticceria Don Gino, dove ha conosciuto Laura, sua attuale compagna e figlia e del proprietario della pasticceria, oggi suo suocero. Qui ha sede il suo ristorante “I Pupi”, aperto nel 2009, che nel 2015 ha ricevuto una stella Michelin.

Tony Lo Coco alla Notte Rosè di Licata

La sua carriera è quella di 'autodidatta” come si definisce lui, un grande appassionato di cucina che rielabora le antiche ricette per approdare a nuovi orizzonti creativi di gusto e sapori. Famoso per avere rivisitato la famosa “stigghiola” tipico pitto dello street food palermitano, non più di budella d'agnello, come impone la tradizione tutta siciliana, ma utilizzando il tonno rosso. Una creatività e un talento che lo hanno portato lontano. La Bagheria che lo vede crescere è quella di Tornatore in “Baaria”, un paese di cinquantamila abitanti, famoso per quella Villa Palagonia, costruita nel 1700, descritta da Goethe nel suo “Viaggio in Italia”,decorata con una moltitudine di sculture mostruose, che si trova vicinissima al suo ristorante. Un locale minimalista, elegante che oggi conta ventotto coperti, ma all'inizio erano solo venti ed eravamo appena tre a lavorarci, dice il cuoco. Prima di iniziare la kermesse enogastronomica della Notte Rosè di Licata, assieme ad altri cuochi d'eccellenza siciliani, come il bistellato padrone di casa Pino Cuttaia, ed altri grandi chef delle Soste di Ulisse, lo chef parla dei suoi progetti futuri.

E' il quarto anno che Tony Lo Coco partecipa a questa manifestazione. Cosa ha pensato per questa speciale serata dedicata all'estate, al cibo e al vino rosato?
«Per la Notte Rosè ho rivisitato un piatto della tradizione, il piatto del giorno prima, la Pasta Fritta. La pasta dell'infanzia, quando agli spaghetti al pomodoro rimasti dal giorno prima, si aggiungeva abbondante formaggio e si friggevano nell'olio d'oliva, così diventavano croccanti e si mangiavano caldissimi. Un piatto che ho ingentilito diminuendo le porzioni e creando una speciale pietanza da assaggiare sorseggiando un flute di vino rosè freddo».

Lo Coco, penultimo da destra, accanto a Pino Cuttaia e gli altri chef della Notte Rosè

Quali sono i progetti futuri di un giovane ambasciatore del gusto siciliano?
«Continueremo nel nostro percorso ed apriremo, sempre a Bagheria, un punto di ristoro bistrot, per continuare la tradizione ma in un locale per giovani, un locale easy, che sia da traino anche per una prossima scommessa. Sogno un ristorante esclusivamente gourmet, per palati più esigenti, sempre nella tradizione del territorio e della stagionalità del prodotto. Ho in cantiere tanti altri eventi di cui però non posso parlare perchè ancora in progettazione».

Cosa significa cucinare per lei?
«Quello del cuoco, per me, è il mestiere più bello del mondo. Da autodidatta sono riuscito a conquistare, nel 2015, una stella Michelin. Essere ogni giorno in cucina e condividere con il mio staff il lavoro, prima eravamo solo in tre oggi siamo dieci persone, mi riempie di felicità e mi dà il senso della famiglia che si allarga».

Se non avesse fatto il cuoco quale sarebbe stata la sua strada?
«Forse avrei proseguito nell'azienda di famiglia, sarei diventato artigiano del vetro. Ma questa grande passione per la cucina mi ha fatto deviare il percorso già segnato».

C'è una cucina, quella molecolare, ultima frontiera del gusto, la linea di Texturas di Albert e Ferran Adrià che l'ha incuriosito e affascinato profondamente. Ha pensato di farla interagire con i prodotti della nostra terra?
«Non abbiamo da invidiare niente a nessuno, se gli altri sono più tecnici, noi siciliani siamo in grado di fare sempre meglio e di perfezionarci grazie ai prodotti d'eccellenza e alle materie prime. Sono certo che la Sicilia diventerà il fulcro dell'enogastronomia del Mediterraneo».

L'Oasi Beach di Licata mare che ha ospitato la Notte Rosè


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 luglio 2017
Aggiornato il 25 luglio 2017 alle 11:35





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