venerdì 22 marzo 2019

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Sull'isola di Prospero dove buon "gusto" e cultura convivono

Imprese

Ispirata dal protagonista scespiriano, grazie a Cinzia Orabona e ai soci Agostino e Giacomo è nata la prima enoteca letteraria di Palermo. Un punto di ritrovo, fuori dal centro, per numerosi aficionados che trovano 52 editori indipendenti e una selezionata scelta di vini. Cinzia Orabona: «L'affermazione della quale andiamo fieri è “Da Prospero si sta come a casa”»


di Salvatore Massimo Fazio

Dimessasi da Seat Pagine Gialle, per dedicarsi tout-court al master in Economia e management, Cinzia Orabona, salita alle cronache qualche anno fa con l'esilarante quanto realissimo libro “L'utero e il dilettevole”, durante una pausa di studio, si è trovata alla vista un banner di locazione di una bottega fuori dal centro di Palermo. Qualche mese dopo, lo scorso 28 novembre, è iniziata l'avventura dell'enoteca letteraria Prospero, la prima nel capoluogo siciliano, avventura semplice, anche se dura e a rilento a causa della burocrazia italiana, perché ha tutto chiaro, come una illuminazione pitagorica. Ed è stato subito successo.

Cinzia Orabona e gli Swing Out durante l'inaugurazione di Prospero lo scorso 28 novembre

Ardita e coraggiosa a scommetterti, con una attività inesistente sino a qualche mese fa, in un angolo di città che non è il centro della movida palermitana. Volontà di far capire che una città deve essere vissuta a 360° e bonificata per la cultura non necessariamente in centro?
«A luglio dello scorso anno, mentre lavoravo al pc, ho visualizzato un banner pubblicitario di affitto. Era un locale commerciale in via Marche. Una foto, quella dello spazio esterno. Ho telefonato e fissato un appuntamento per vederlo. È stato amore a prima vista, era lui! Ho immediatamente immaginato quello che poteva diventare. Il locale era in affitto ma le attrezzature acquistate dal precedente inquilino erano in vendita e al di sopra delle mie possibilità. L'enoteca letteraria Prospero si trova in una zona residenziale ma lontana dal centro storico e dalla movida palermitana. Non pochi mi hanno detto più volte che sarebbe stata una follia aprire così lontano dal cuore della città. Noi ce ne siamo fregati».

Prospero, enoteca letteraria di Palermo

Dunque un interesse che supera l'amore a prima vista?
« Certo! Non riuscivo finanziariamente da sola, pertanto ho coinvolto due miei amici. L'esito non si è fatto attendere, subito ci siamo attivati per investire in questo progetto. Con Agostino e Giacomo ci siamo costituiti in srl e abbiamo iniziato a lavorare all'apertura di Prospero, la prima enoteca letteraria di Palermo».

Una chicca, una goccia di platino fuori dal contesto artistico commerciale…
«
… ripeto, non ci importava. Un luogo unico in una zona unica della mia Palermo. E le motivazioni sono tante».

Cinzia Orabona

Quali?
«Prospero è l'unica libreria dove ci sono solo libri si case editrici indipendenti con le quali io ho un rapporto diretto. Al momento ospitiamo 52 editori e i titoli sono stati scelti con attenzione. Abbiamo messo a disposizione dei nostri clienti libri a consultazione gratuita e organizziamo due eventi che hanno molto seguito: il baratto della domenica, durante il quale avviene il libero scambio di libri e il giorno dedicato alle aspiranti guide turistiche: ogni martedì mettiamo a disposizione gratuitamente un centinaio di testi utili allo studio per ottenere il patentino di operatore turistico».


Ma in questo brevissimo tempo dalla nascita, le notizie circolano: c'è anche musica, spazio bimbi con relativa azione pedagogica, cultura culinaria. Insomma è un contenitore di cultura ad ampio raggio?
«
Da Prospero c'è un pianoforte a disposizione di chi sa suonarlo. Organizziamo laboratori culturali per bambini dove si parte da un libro che affronta grandi temi o da un artista di diversa estrazione, si fa merenda insieme e poi si mette su carta l'esperienza di lettura. E ovviamente oltre a leggere, suonare e incontrare, si mangia e si beve».


Pertanto è anche cucina?
«Non abbiamo cucina, anche se è nei nostri progetti ampliare il nostro menu con piatti caldi, ma serviamo taglieri di salumi e formaggi del territorio, crostini gourmet e per i dolci da servire all'ora del tè ci affidiamo alla Cioccolateria Lorenzo. Così facciamo anche rete di qualità».

Ma avviamoci alla scelta dell'enoteca propriamente detta: chi di voi se ne occupa?
«
Anche questa parte è stata studiata ad hoc. Scegliere professionisti è importante per garantire un servizio socialmente popolare e di alta qualità. Per i vini ci siamo affidati a Benedetto Citarda. Lo stesso sommelier, palermitano anch'egli, ha avviato da noi un ciclo di incontri di degustazione di vini, con spiegazioni per i cultori, gli appassionati, i colleghi professionisti e per chi si avvia alla conoscenza di questa meravigliosa bevanda di cui la storia della letteratura ha scritto e si è ispirata. Poi c'è Alessio, il nostro barman, professionista di altissimo livello che ha ideato dei cocktail specifici per Prospero, dei quali ne deteniamo il copyright: Tempesta, Calibano, Miranda e ovviamente il cavallo di battaglia, Prospero».

Libri e vino, abbinamento perfetto

L'attività è giovanissima ma vanta già interessanti pareri in tutta Italia, come il famoso mensile di cultura e letteratura Il libraio, che vi ha “disegnato” come innovatori. Come spieghi questo interesse dei media? Non è da tutti che molte riviste di rilievo mondiale, mi riferisco all'articolo uscito per una rivista francese qualche giorno fa, abbiano scritto dell'enoteca letteraria, in così breve tempo dall'apertura.
«
Ha sorpreso anche me. Credo che se fosse nato a Milano avrebbe suscitato meno interesse. A Palermo fa clamore e ne sono felice. È la mia città, il luogo in cui ho scelto di investire tutto. Abbiamo aperto i battenti lo scorso 28 novembre, stremati da burocrazia, corsi, licenze, autorizzazioni. È un investimento economico per noi importante. Ad oggi, a quasi tre mesi dall'apertura il bilancio è positivo. Il pubblico ha accolto con affetto questa nuova realtà e partecipa alle nostre numerose attività. L'affermazione - diverrà forse slogan? -, più ricorrente e della quale andiamo fieri è “Da Prospero si sta come a casa”».

Mi preme chiederti come sei riuscita, in un momento di forte incertezza lavorativa per il nostro paese, a lasciare un lavoro ad oggi forse si può dire tra i più sicuri?
«Non avevo più nulla da dare a un'azienda che stava cambiando rotta e nella quale non riconoscevo gli ideali di un tempo».


Sapevi che poteva covare qualcosa dalle dimissioni a seguire?
«Sinceramente no, non sapevo cosa avrei fatto, tranne il master, ma ho sempre creduto di avere motivazione e intraprendenza necessarie a rimettermi in gioco. L'unica certezza era di non aver mai più contratti da dipendente. Oggi noi donne svolgiamo le stesse mansioni degli uomini, anche meglio ma, è un dato statistico e di indagine, veniamo pagate meno. Questo non mi stava e continua a non starmi più bene».

Tu hai vissuto a Catania. Se avessi realizzato il progetto Prospero fuori dal centro storico avrebbe funzionato come sta funzionando a Palermo?
«
Conosco Catania, come ben dici, perché vi ho vissuto dal 2010 al 2015. Una città che amo profondamente. È vivace e culturalmente attiva ancor più di Palermo, senza dubbio. Credo che il format di Prospero sia replicabile ovunque e credo ancor di più che se realizzato lontano dal centro di qualsiasi città metropolitana, sarà un successo, perché il valore aggiunto è la tranquillità della periferia».

I candidati allo Strega sugli scaffali di Prospero

Sei ferma con la scrittura o riserbi sorprese sulla scia di quel libro L'utero e il dilettevole che tanto rumore fece?
«
La scrittura è un hobby. Da un paio di anni mi diverto nel consigliare libri sul blog Libri in musica che negli ultimi mesi ho un po' trascurato, ma che voglio riprendere presto».

Tu sei una persona ironica, decisa, determinata, queste caratteristiche possono fare la differenza per lanciare una attività?
«
Il successo di un'attività lo fanno le persone. Che si tratti di una panetteria, di una ludoteca o un bar, la passione, la determinazione e il sorriso, sono gli ingredienti necessari».


Agostino e Giacomo i tuoi soci, svolgono altre attività?
«
Agostino è un infermiere professionale mentre Giacomo e proprietario di due comunità alloggio per anziani».

Ti sei ispirata ciò che hai visto nel tuo andirivieni nel mondo?
«
Si, i viaggi, gli incontri, le persone e le letture sono state la mia fonte d'ispirazione.


La diffusione mediatica, sta portando clienti ex novo, che non siano conoscenti amici o parenti?
«
Moltissimi. Sta diventando un punto di riferimento culturale in una zona della città priva di altri attrattori».

L'attività per i bimbi e per i più giovani: una scommessa o un rischio sociale che possono permettersi solo poche persone?
«
La domanda dei genitori richiede qualità. I laboratori sono sold out e da un appuntamento mensile sono passata a organizzarne tre, perché questo chiede il pubblico: offerta di valore, racconto del vero, libri che raccontano temi importanti come ad esempio omogenitorialità, integrazione e accoglienza».

Per chiudere, perché si chiama Prospero?
«Volevo un nome italiano che fosse anche un riferimento letterario. È stato il primo che mi è venuto in mente. Amo la Tempesta di Shakespeare e mi piace il significato».

Un recente live da Prospero, quello di Marina Vox



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 22 febbraio 2019
Aggiornato il 28 febbraio 2019 alle 20:46





Salvatore Massimo Fazio

Nato a Catania nel 1974, scrittore, filosofo e pittore. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, edito da C.U.E.C.M, un dialogo tra un filosofo, un demiurgo e un uomo di autostrada, elaborato insieme al poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2009 esce il racconto Villa Regnante per i tipi di enricofolcieditore. Insonnie, C.U.E.C.M. 2011, è il suo capolavoro indiscusso, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo, scarnificandone i concetti precostituiti con un nichilismo definito cognitivo che si scaraventa con smania distruttiva contro la filosofia accademica, la procreazione in un mondo occidentale dove tutto crolla costantemente verso l’edificazione del niente. Nel 2016 viene pubblicato da Bonfirraro Editore, l’addio al nichilismo, omaggiando con suicidio letterario i suoi due maestri, il titolo suscita subito qualche disagio e parecchie polemiche nell’area intellettuale italiana: Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro. Gestisce il blog letterario Letto, riletto, recensito


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