mercoledì 21 agosto 2019

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Stefania Licciardello: «Libertinia è teatro, è l'anima poetica della terra»

Libri e fumetti

Legata alla terra in quanto perito agrario, ha un'anima artistica corroborata dalla collaborazione con l'associazione teatrale Nèon che ha editato il progetto editoriale. Ecco "Libertinia", libro d'arte da un'idea di Eletta Massimino, autrice delle foto, e con le poesie della Licciardello, sul borgo rurale del Catanese: «Mi sono fermata come in un quadro a scrivere la scena»


di Salvatore Massimo Fazio

«Non penso agli uomini come bacchettoni. Possiamo avere a che fare con tutti, ciascuna situazione può essere smontata, essere interessante, divertente». È così che la poliedricità della bontà, senza discriminazione alcuna, (e qui non si fa politica), viene definita da un personaggio ben donde umile e sincera, di professione perito agrario, che dalla nostra terra viaggia verso riconoscimenti nazionali per ciò che ha sviluppato in materia di arte e cultura.

Zoccolo duro dell'Associazione culturale catanese Nèon, Stefania Licciardello è balzata più volte alle cronache, per quella filantropia che la contraddistingue in più diramazioni della sua vita. In molti la ricordiamo per le sue poesie, indimenticabile il suo prestarsi, delicato, raffinato e timido al contempo, ad una rassegna dove il trionfo di emozioni, fece tremare di commozione un angolo di Catania, nello specifico il wine bar Città Vecchia, nel 2015. In moltissimi la ricordano a duettare in spettacoli sperimentali della regista Monica Felloni, Ciatu per citarne uno, assieme ad Alfina Fresta, straordinario soprano che della propria disabilità non ha maifatto demagogia né abusato e che assieme alla Licciardello, forma una monade in magnifici movimenti e “suoni” vocali che si alimentano di vitalità e vita.

Stefania Licciardello autografa una delle 156 copie di Libertinia

Di questa vita, Stefania Licciardello è tornata a narrare assieme a Eletta Massimino con un iconema, dal titoloLibertinia (pubblicato per la sezione editoriale Nèon del fondatore Pietro Ristagno), che fonda la sua nascita da ciò che abbiamo scritto in overture: la terra, il lavoro, l'anima che vibra. Il tutto in 156 copie a tiratura limitata con le foto di Eletta e le poesie di Stefania, la quale ci ha raccontato questa trasversalità artistico-professionale-culturale partendo dalle origini, dove tutto sembrava non c'entrar nulla.

Eletta Massimino

Con Libertinia torni ad emozionarci Stefania. Dire che è un libro sarebbe riduttivo...
«Nel 1991 ho vinto una borsa di studio per il miglioramento genetico dei cereali, da svolgere all’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Catania, attualmente Centro di Ricerca per l’agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, CREA–CI laboratorio di Acireale diretto da Massimo Palumbo. Sono un perito agrario ingaggiato nel corso di ventotto anni, con varie forme di contratto presso l’ente di cui facevo cenno. La mia attività si concentra più precisamente nell’azienda che il centro possiede dal 1985 a Libertinia, borgo rurale nel comune di Ramacca, dove dietro le direttive e la collaborazione di un gruppo di ricerca, allestisco il cosiddetto campo che ospita le prove sperimentali di cereali e altre specie oggetto del nostro studio. Questi i fatti, la memoria...».

Libertinia, foto di Eletta Massimino

...e poi?
«Il resto è della poesia e soprattutto dell’incontro con Néon Teatro. Potrebbe sembrare un tagliar corto rispetto ad una storia di precariato, ma tutto quello che è accaduto intorno a Libertinia non ha a che fare solo con quello, con una ingiustizia, che si potrebbe considerare sanata dalla legge Madia, per cui da poco più di un mese insieme a 405 precari del CREA, dopo ventotto anni, il mio lavoro è diventato stabile. Persino la creazione del borgo Libertinia dalla sua nascita aveva questo presupposto di bonifica, attraverso il ripopolamento e la poderizzazione, in un dopoguerra che portava energia elettrica nelle case e di contro l’America oltre il mare. Il film “Capri Revolution” di Mario Martone, racconta assai bene la questione».

Sebastiano Tusa, Licciardello, Pippo Pappalardo, Eletta Massimino, Pietro Ristagno

È più di un libro a quattro mani: è un iconema, un progetto, una lezione itinerante.
«Il progetto è un’invenzione di Eletta Massimino, fotografa e insegnante di scienze. Questi due aspetti secondo me saltano fuori nelle opere di quest’artista: ogni ritratto è un paesaggio e ogni paesaggio è un ritratto, per cui il soggetto è in un’armonia con una spiga distante uno scatto e metri fa, il cielo risponde al braccio con la falce che sotto affetta l’aria e le spighe saltano e una sola resta senza reste, cose così. Eletta si appassiona da subito, anzi da prima, in silenzio, alla mia vicenda in quel posto e visceralmente se ne innamora quando vi poggia il piede astronauta. Credo sia una visione extra-terrestre la sua e immediatamente la fotografa coinvolge il suo maestro Pippo Pappalardo, storico e critico della fotografia, proprio lui sin dai primi scatti svela l’ispirazione mitica e scrive per Libertinia un dialogo appassionante fra Demetra e Dioniso, all’ombra di “Dialoghi di Leucò” di Cesare Pavese».

Foto di Eletta Massimino tratta dal libro Libertinia

Il tuo contributo sembrava prettamente letterario ma poi scopriamo che fonda radici ontologiche e fortificate nella terra. Sono figlie di questa ontologia le parole da te firmate?
«Nei testi di Libertinia ho messo a terra parole, le ho atterrate, solitamente il mio modo di scrivere è più accidentato stretto a cascata, a rischio di fraintendimenti, qui mi sono fermata come in un quadro a scrivere la scena e immaginarmi l’animo delle cose, i sentimenti ad averne cura, come mi hanno insegnato Piero (Ristango, nda) e Monica (Felloni, nda) di Nèon».

Foto di Eletta Massimino tratte da Libertinia

Dunque la scena...
«...con tutte queste premesse, tutte, quello che accade a Libertinia non poteva che essere teatro. Libertinia è Teatro per Néon, in tutta la tragicità e comicità del paradosso. Il libro, e la mostra che ne è seguita, non raccontano affatto l’esodo dalle campagne e neppure il lavoro dei campi, nessuna scena si può definire agricola. I campi seminati, arati, dissodati, allo stesso modo le facce, le mani, i muri sono solcati, da chi? I cieli, le parole sono in azione e quella terra è mitologica, è Demetra stessa, per cui quel posto è bellissimo; perciò per Néon che ne cura l’edizione è un libro d’artista, in carta pregiata, a tiratura limitata e numerata in 156 copie».

Stefania Licciardello, Andrea Nu Photography

Legame forte e rivitalizzante quello con l’associazione Nèon…
«La mia esperienza con Néon nelle persone di Monica Felloni e Piero Ristagno, ma anche Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Sofia Santuccio, Luca Di Prato, Maurizio Leonardi e la stessa Eletta Massimino è di felicità, di umanità non oltretutto, ma soprattutto! Caparbiamente felici e umani! La mia poesia ha a che fare con questo, con l’amore, il senso delle relazioni fra persone e lo dico con parole che vengono smontate da un linguaggio e sono lingua. Ho sempre scritto poesie, sono solo al mio secondo libro, ma recupero in fretta! Nèon quest’anno compie trent'anni! In un post sta scritto: Nèon 30 anni luce avanti! Lo penso anch'io! Con tutte le difficoltà, la solitudine, ma soprattutto l’entusiasmo che tutto questo comporta. Il traguardo non esiste. E l’orizzonte sempre spostato. Non è per nulla un pensiero anarchico o sovversivo, lo Stato è sovversivo e a volte bisogna difendersi dallo Stato medesimo. Come? Attraverso la creazione, il gesto creativo, senza i soliti modelli se non l’umanità».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 29 aprile 2019
Aggiornato il 04 maggio 2019 alle 15:24





Salvatore Massimo Fazio

Nato a Catania nel 1974, scrittore, filosofo e pittore. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, edito da C.U.E.C.M, un dialogo tra un filosofo, un demiurgo e un uomo di autostrada, elaborato insieme al poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2009 esce il racconto Villa Regnante per i tipi di enricofolcieditore. Insonnie, C.U.E.C.M. 2011, è il suo capolavoro indiscusso, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo, scarnificandone i concetti precostituiti con un nichilismo definito cognitivo che si scaraventa con smania distruttiva contro la filosofia accademica, la procreazione in un mondo occidentale dove tutto crolla costantemente verso l’edificazione del niente. Nel 2016 viene pubblicato da Bonfirraro Editore, l’addio al nichilismo, omaggiando con suicidio letterario i suoi due maestri, il titolo suscita subito qualche disagio e parecchie polemiche nell’area intellettuale italiana: Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro. Gestisce il blog letterario Letto, riletto, recensito


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