domenica 16 giugno 2019

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"Soyuz 10", l'anelito di libertà della Sicilia ha il suono pop di Mario Venuti

Musica

Ci sono i sentimenti ma anche l'impegno civile nel decimo album da solista dell'ex Denovo, in uscita il 31 maggio, un album disteso, positivo che prosegue nel cammino del precedente “Motore di vita” nel dare corpo ad un feeling diretto con il songwriting più puro: «Soyuz in russo vuol dire incontro, un tema inerente parlando di persone che si relazionano»


di Gianni Nicola Caracoglia

E’ sempre piacevole ritrovarsi a casa di Mario Venuti per conoscere in preascolto “home made” il suo nuovo album. Una piccola tradizione, ormai, che il cantautore siciliano ama perpetuare perché quando uno di mestiere fa l’artista della musica anche il salotto di casa può essere teatro di confronto. Nel lettore di Venuti finisce il cd di “Soyuz 10”, il decimo album da solista (cui si aggiunge la raccolta “L’officina del fantastico” del 2008”), un disco che lo vede soddisfatto, e che rinnova la lezione pop di Venuti sempre in feeling diretto con il songwriting più puro e spontaneo: «E’ un disco che suona bene» commenta e come dargli torto. “Soyuz 10” scorre piacevolmente, è un disco disteso, positivo. Un disco che prosegue nel cammino del precedente “Motore di vita” di due anni fa nel dare corpo ad una maturità artistica e che vede dietro una produzione importante, orchestrale, affidata alle sapienti mani di Pierpaolo Latina, che da musicista regista sul palcoscenico assurge al ruolo di co-produttore artistico: «La persona giusta» commenta Venuti. Una produzione che non può prescindere dal rodatissimo tandem con l’amico Pippo Rinaldi Kaballà, co-autore di quasi tutti i testi: «Con Pippo ormai c’è un’intesa perfetta. I miei taccuini sono scampoli, semi che con Pippo poi germogliano». A proposito di amici, l’album è stato registrato per gran parte all’Mcn Studio 17 di Lello Analfino a Villagrazia di Carini, con il leader dei Tinturia che «portava in studio il buon umore».

Mario venuti e Pierpaolo Latina all'MCn Studio 17 di Lello Analfino

Nel disco hanno suonato: Mario Venuti voce, pianoforte, chitarre acustiche, chitarra elettrica, tastiere; Luca Galeano chitarre elettrica; Donato Emma batteria; Antonio Moscato basso; Pierpaolo Latina pianoforte, tastiere, chitarre elettriche, cori; Filippo Fifuz Alessi percussioni; Dario Greco e Teresa Raneri cori; Silvio Barbara tromba e flicorno; Giampiero Risico sax alto, clarinetto; Francesco Marchese sax tenore; Calogero Ottaviano trombone; Michele Mazzotta sax baritono in "Il mondo coi tuoi occhi"; Gli Archi Ensemble in "Silenzio al silenzio", "il tempo di una canzone", "Siamo fatti così" e "Nostalgia del futuro" (primi violini Domenico Marco, Salvatore Tuzzolino, Ivana Sparacio, Alessandra Fenech, Francesca Gabriella Iusi, Nastassia Borys; secondi violini Maurizio Rocca, Sergio Guadagno, Giulio Menichelli, Giuseppe Di Chiara; viole Vincenzo Schembri, Giuseppe Brunetto, Francesco Montalto; violoncelli Giorgio Gasbarro, Francesco Pusateri, Enrico Corli).

Mario Venuti fotografato da Giuseppe Casaburi

Sono dodici i brani di “Soyuz 10”, in uscita il 31 maggio, per tre quarti d’ora di pop fresco che non teme affatto il confronto con la folta schiera di nuovi cantautori della scena indie-pop: «Ci sono autori interessanti, e tutto succede con una certa velocità – commenta Venuti - . E’ la prosecuzione di un certo discorso ma i nuovi autori non nascono dal nulla. L’insegnamento dei padri della canzone italiana, dei cantautori storici si fa sempre sentire. Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti non nasconde i suoi maestri che sono Carboni, Venditti, il primo Vasco. Brunori è una summa del cantautorato classico italiano, un po’ di Rino gaetano, un po’ di Battisti, un po’ di Dalla, un po’ di De Gregori ben miscelati, shakerati e serviti. E’ un discorso che prosegue, c’è sempre un filo che lega le canzoni oggi con quelle di ieri. Anche il mio linguaggio sta in bilico tra passato e presente. E’ vero che il mio linguaggio è più raffinato, più colto, ma ognuno col proprio linguaggio».

C’è un sentimento disteso che sottende le dodici tracce frutto anche della maturità del 55enne cantautore messinese di radice, siracusano di nascita e catanese d’adozione. «In passato, in certe canzoni, l’elemento più tormentato, più inquieto, è venuto fuori. In “Un altro posto nel mondo”, che ho portato a Sanremo, arrivavo a dire “Ho più dimestichezza con la fine”. In questo disco mi pongo pure delle domande, come in “Vaso di Pandora” dove mi interrogo sul rapporto con la tecnologia, per il resto sono solo messaggi positivi. “Il pubblico sei tu” è stato scelto come singolo anche perché aveva questo messaggio prorompente di vitalità, un inno motivazionale come mi viene sempre da dire. Ci sono figure come quello del personaggio di “Un nuovo tipo di amore”, una figura contemporanea per come funzionano oggi le relazioni, uno che apparentemente è il classico farfallone che non vuole prendersi alcuna responsabilità, ma è più apparenza di quanto non lo sia nei fatti, fa quello che c’è e non c’è ma poi c’è, e mi sembra una figura molto presente».

La missione sovietica Soyuz 10 del 1971 non c’entra niente con il titolo dell’album. E non bisogna farsi fuorviare dalla frase “verso un altro pianeta che alla fine ci salverà” che campeggia al centro del book del cd. Venuti è andato oltre il rituale di cercare il titolo dell’album in quello delle canzoni o da un verso di una canzone. «Io mi ero un po’ annoiato di questo automatismo – spiega il cantautore -, e mi sono fatto ispirare da una cosa che è accaduta durante le registrazioni. Il tecnico del suono mi ha messo davanti una serie di microfoni per vedere quello più adatto alla mia voce ed al mio timbro vocale ed abbiamo scelto un microfono che ho scoperto si chiama Soyuz, un microfono russo come la navicella spaziale. Ho cominciato a cantare con questo microfono che anche un bell’oggetto. Il canto ha questa capacità, come i mantra, di farti entrare come in un’altra dimensione. Io ho avuto questa visione di questo microfono che diventava una navicella spaziale che portava la mia voce nell’universo e mi è sembrata un’immagine bizzarra, poetica, che, per capriccio, ho deciso di trasferire nel titolo. Il 10 l’ho utilizzato perché è il mio decimo album da solista. La parola Soyuz, poi, in russo vuol dire incontro, e siccome queste, per gran parte, sono canzoni d’amore, mi sembrava che il tema dell’incontro, del relazionarsi fra persone fosse comunque inerente».

Il microfono Soyuz che ha ispirato il titolo dell'album

L’album (che vede rinnovata l’alleanza produttiva fra lo stesso Venuti, col marchio Microclima, e la Puntoeacapo di Nuccio di La Ferlita, che ne cura anche il management, con distribuzione Sony) è stato annunciato a inizio mese da «un inno motivazionale», “Il pubblico sei tu”, una “cavalcata” (è proprio il caso di dirlo) ballabilissima – il brano vede la produzione artistica, e un apporto alle musiche (che si aggiunge allo stesso Venuti e a Seba), di Luca Chiaravalli, l’artista che ha contribuito al successo sanremese di Francesco Gabbani -, che è un chiaro attacco alla schiavitù del consenso, anche virtuale: «Quanti sforzi per piacere agli altri dimenticandoci che più che altro dobbiamo piacere a noi stessi» è il commento di Venuti. Testimonial di questo anelito di libertà è l’artista equestre di Castelvetrano Giuseppe Cimarosa, protagonista del bel video di Fabio Luongo. La scelta di Cimarosa è una forte testimonianza civile, in quanto l’artista trapanese è figlio del noto pentito di mafia Lorenzo, molto vicino al boss Mattia Messina Denaro, parente della famiglia della madre. «Lo abbiamo coinvolto intanto per la sua esperienza con i cavalli. Però è indubbio che la sua storia personale è importante. La parentela col boss Mattia Messina Denaro, la sua esposizione pubblica di rifiuto di questa parentela, e anche le vicissitudini, attraverso il padre – imprenditore in qualche modo colluso con la mafia, e poi pentito -, quindi Giuseppe e sua madre si sono ritrovati in una situazione pericolosa perché potevano essere oggetto di rappresaglia. All’inizio ha vissuto all’inizio con la paura di essere ammazzato, ma poi si esposto molto mediaticamente, e questo penso che lo abbia in qualche modo preservato. Il suo gesto è importante, è diventato una bandiera dell’antimafia. Anche di recente abbiamo visto a Napoli il figlio di un boss della camorra che ha rifiutato le azioni del padre, e questo è un bel segnale. Rifiutare questo macigno che il padre ti mette addosso è un bel gesto che fa ben sperare per il futuro».

“Il pubblico sei tu” fa il tandem con il pezzo di apertura, “Il vaso di Pandora”, un rock crossover, che sferza la dipendenza da tecnologia dei nostri giorni: «Non è certamente il brano che si aspetterebbe in apertura chi ama il Venuti sofisticato. La canzone è abbastanza chiara, parla dello strapotere della tecnologia che ci sovrasta, che controlla ogni aspetto della nostra vita. Ci aiuta in tantissime cose, però al tempo stesso diventa una gabbia da cui non riusciamo più a uscire. E ovviamente viene contrapposta all’elemento natura. Dice la terza strofa: “Com’è che non vedevo coi miei occhi”, uscendo dalla tecnologia ci si accorge di cose che avevamo dimenticato, la visione e la contemplazione della natura. E credo che sia l’unico antidoto possibile. Uscire dalla gabbia della tecnologia credo che non si possa più, è una strada senza ritorno. E quindi l’unica cosa sono delle riserve che ci costruiamo, in cui trovare degli elementi “naturali”, in cui far risvegliare alcuni istinti orami sopiti, e soffocati dalla tecnologia».

Il Venuti sofisticato c’è in “Il mondo coi tuoi occhi” , la orientaleggiante “Il tempo in una canzone” (Rufus Wanwright incontra Lennon), e la Bindiana "Siamo fatti così", mentre con “L’essenza”, gusto Anni 80 electro-rock ed un chiaro omaggio all’amico e maestro di sempre Franco Battiato, torna il trio Venuti-Bianconi-Kaballà, artefice de “Il tramonto dell’Occidente” del 2014: «Sentivo l’esigenza di un altro brano firmato da Francesco Bianconi».

L’elettro-pop Anni 80 torna con “Promessa infinita”, la consapevolezza che qualche sogno è comunque destinato a non compiersi. Gli Anni 80, una promessa che poteva essere altro: si parla forse dei Denovo? «Perché sono finiti i Denovo? C’est la vie, quello che poteva essere non è stato». Un brano che potrebbe essere una versione 4.0 dei Denovo è “Particelle di energia”, brano dal sapore Catania Anni 90. “Ciao cuore” è un reggae che invita a riprendersi i sentimenti. «Il cuore visto come un organo ormai poco usato e soppiantato dalla mente e dalla razionalità. Per coincidenza la canzone porta lo stesso titolo di una canzone recente di Riccardo Sinigallia. Io l’avevo già scritta e non ho voluto cambiare il titolo perché ne avrebbe snaturato il senso».


La finale “Nostalgia del futuro” è una bossa nova che ci riporta ai fasti di “Fortuna” del 1994. «E’ un vecchio brano del 1996 inciso nel 2006 solamente dai Brasilian Love Affair, quelli della versione brasiliana di “Fortuna”. Io ho sempre nostalgia del futuro, c’è sempre questo scarto fra passato, presente e futuro. Credo che sia giusto rapportare tutto all’oggi, canzoni come “Silenzio al silenzio” che è invece un’analisi a posteriori di un amore che è terminato. Il tempo ti dà la possibilità di guardare le cose da un’altra prospettiva e mettere le cose al posto giusto, dare le giuste parole al silenzio o il giusto silenzio al silenzio. E lasciare che le cose rimangano non dette». E la bossa nova ci proietta al 13 luglio al Teatro Antico di Taormina quando Venuti aprirà il concerto di Caetano Veloso: «Non voglio misurarmi col suo repertorio, farò i miei brani». E “Fortuna”? «Vedremo, se me la chiedono…».

Il tour vero e proprio è in preparazione per l’estate e l’autunno. Nel frattempo Venuti farà un instore tour che lo porterà il 3 giugno alla Feltrinelli di Catania e il 6 giugno alla Feltrinelli di Palermo.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 31 maggio 2019
Aggiornato il 03 giugno 2019 alle 14:45





Gianni Nicola Caracoglia

Giornalista, amante della musica, rock soprattutto, e amante delle cose buone. Che di questi tempi sono veramente poche... I suoi articoli su SicilyMag


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