venerdì 14 dicembre 2018

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Soli si muore/Lotus Flower, energia ed eleganza danzano all'unisono

Recensioni

Lunghi e meritati applausi per la coreografa catanese Alessandra Scalambrino che firma lo spettacolo di danza andato in scena al Centro Zo di Catania. Due momenti conseguenziali che affrontano la solitudine: lo strazio della consapevolezza e la forza inspiegabile che ne scaturisce. In scena nove eccellenti e grintosi performer che sono stati corpo, materia ed energia


di Laura Cavallaro

Le parole scorrono sulla musica mentre i corpi si librano nell’aria in un turbinio frenetico di passione fisica, mentre che nella sala riecheggiano le urla angoscianti di chi, rimasto solo, cerca una risposta nel vuoto. Al centro della performance di danza “Soli si muore/Lotus Flower”, andata in scena il 30 novembre al Centro Zo di Catania, si coglie lo strazio della solitudine e la rinascita dell’Io. Un percorso, composto in due momenti, che muove dalla presa di coscienza di un disagio: «I due balletti - come spiega la coreografa Alessandra Scalambrino - sono uno consequenziale all’altro. Tutto nasce dal primo quadro, che come dice lo stesso titolo, mostra la consapevolezza di una solitudine che apparentemente fa male e che nella seconda parte sfocerà nella forza di sapere andare avanti anche senza l’aiuto degli altri. Lotus Flower rappresenta proprio questo, cioè il modo in cui tante volte stare da soli è la via migliore».
Dopo aver fatto parte della Compagnia Zappalà Danza, la Scalambrino sente la necessità di dare sfogo alla sua creatività intraprendendo un percorso con l’Associazione Danza Taormina che da tempo le riserva molte soddisfazioni. Quando le chiediamo a chi s’ispira nella realizzazione delle sue coreografie, risponde decisa: «Il mio gusto personale mi porta a seguire il lavoro di Alexander Ekman mentre fra le ultime rivelazioni c’è sicuramente quello di Crystel Pite. Tuttavia ho l’esigenza vera di usare il mio linguaggio, cosa che faccio sempre».

Uno scatto delle prove di Soli si muore/Lotus Flower

Nove eccellenti performer in scena: Andrea Bambara, Aurora Basilica, Giulia Barbera, Irene Anita Cacciatore, Michela Caruso, Silvia De Nizza, Gaia Melluzzo, Simona Leonardi e Giordana Seminara; si muovono nello spazio a seno nudo, avvolte in una giacca scura. Sono corpo, materia ma anche essenza mentre energicamente danzano, quasi all’unisono. C’è nella scelta sia dei brani ricercati, ma soprattutto nell’estetica della performance, uno stile unico in cui prevale una grande originalità. Una tensione continua che culmina nell’assolo di un’intensa Simona Leonardi, accompagnato da un sottofondo sordo e rimbombante durante il quale la solista restituisce attraverso la trazione dei muscoli, il respiro aspro e l’espressività del volto, lo spasmo della sofferenza protratta in una dimensione di crescente tormento.
Se l’apertura è affidata all’omonimo titolo della canzone di Patrick Samson, il tappeto musicale varia in questa prima parte fra pezzi degli sperimentatori Teho Teardo & Blixa Bargeld, dell’islandese Olafur Arnalds sino all’Andante dal Concerto in sib maggiore per violino e archi di Vivaldi; un connubio contemporaneo/classico, presente anche nella seconda parte, indovinato. Il lavoro sulla scena è esaltato dalla scelta delle luci calde e fredde affidate a Francesco Noè e ampliato da giochi di corporeità/ombre interessanti.

Le prove di Soli si muore/Lotus Flower

Lotus Flower costituisce un ponte fra i due quadri riprendendo alcuni passi e trasportandoli in una dimensione più vivida e ascetica della precedente. Le danzatrici questa volta indossano ampi abiti al ginocchio sulle tonalità del beige e del fango, mentre urlano parole mute e inascoltate. Momenti d’assieme che sfociano in passaggi elettrici, convulsi, per poi lasciare spazio alla fluidità dei corpi nel passo a due di Giulia Barbera e Michela Caruso: nell’armonia di un sincronico effetto domino stupefacente e puntuale e nel richiamo velato alla natura e agli elementi di cui questa è composta. Stupisce la maturità artistica delle danzatrici che, a dispetto della loro giovane età, regalano al pubblico, composto per lo più da ragazzi, uno spettacolo di danza di grande valore e sensibilità. In una realtà come quella siciliana dove, ad eccezione di alcune compagnie di pregio, spesso la danza è relegata a situazioni di contorno, fa piacere trovare un talento come quello di Alessandra Scalambrino, che cura con dedizione il lavoro delle sue allieve prestando attenzione alla qualità dei movimenti e al ritmo delle coreografie, in cui sono presenti interessanti spunti di riflessione attorno alla condizione dell’essere umano. Meritati gli intensi applausi della platea, particolarmente attenta e coinvolta, per le grintose performer che hanno saputo affascinare con eleganza lo sguardo dello spettatore, restituendo appieno l’essenza dello spettacolo.


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Pubblicato il 04 dicembre 2018





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