giovedì 23 novembre 2017

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“Sicilian Comedi” di Cappellani: «La Sicilia è buttanismo e grazia»

Libri e fumetti

I patti sono chiari: «Dovete prendermi come uno scrittore che non ha una portata morale». 10 anni dopo “Sicilian Tragedi”, c’è tanta provocatoria meraviglia nella storia di mafiosi di “Sicilian Comedi", trasposizione siculocentrica dello shakespeariano "Sogno di una notte di mezza estate", un carro trionfale di buttanazze, figure femminili intelligenti, scaltre e senza scrupoli


di Daniela Sessa

«Non credo vi sia del grottesco nel mio romanzo, anzi penso che sia proprio la realtà che racconto». Così Ottavio Cappellani sul suo ultimo romanzo “Sicilian Comedi” (SEM, 2017). E’ un Cappellani che ti aspetti quello che sabato scorso arriva a Siracusa nella libreria Mascali per la presentazione del libro. Il pubblico ride, si arrabbia, discute e polemizza. Effetto Cappellani raggiunto. Nell’effetto sembrerebbe già esserci il grottesco o meglio quell’intento di stupire, meravigliare, provocare. C’è tanta provocatoria meraviglia nella storia di mafiosi di “Sicilian Comedi” perché in questo libro - come nel precedente Sicilian Tragedi con cui fa dittico - Cappellani si diverte e diverte il lettore, trascinandolo nel campo per nulla neutro del perbenismo. D’altronde avverte: «Dovete prendermi come uno scrittore che non ha una portata morale».

Cappellani alla Libreria Mascali di Siracusa

Quanto perbenismo c'è nel modo di rappresentare fenomeni come la mafia?
«Il perbenismo c'è ovunque, non solo nel raccontare la mafia. Alla gentaglia piace sentirsi per bene. Se si sentono per bene riescono a sentirsi migliori degli altri. Il nazismo e il fascismo erano molto "per bene". Si sentivano migliori di qualcuno, degli ebrei come dei negri. Il perbenismo è una malattia della ragione».

Serietà e comicità: c'è un registro giusto per scrivere di mafia?
«Ci sono tanti registri per scrivere di mafia. C'è il registro giudiziario, che deve tenere conto delle leggi. C'è il registro del giornalismo investigativo, che spesso usa il registro giudiziario senza averne né la preparazione né la legittimità, e che - vergognosamente - viene preso sul serio. C'è il registro del teologo, che se ne fotte della mafia e vuole conoscere l'uomo nelle sue sfaccettature. C'è il registro della narrazione, che se ne impipa degli altri registri e ne trova uno tutto suo a seconda dell'autore che ne scrive».

Il registro di Cappellani è quello comico. I mafiosi di Cappellani sono maschere, derivano dalla tradizione della Commedia Greca, dell’Atellana latina, di Plauto più che di Terenzio, da cui li separa la malinconia, la stessa che invece condividono con i mafiosi del cinema americano dei fratelli Coen o di David Chase, inventore dei Soprano. Volti scomposti più che maschere.

Con lo scrittore Antonio Riccardi, direttore editoriale Sem

Della commedia “Sicilian Comedi” ha il plot, l’amore contrastato tra due giovani, tra Betty, campionessa di buttanismo, una Paris Hilton meno smaliziata e più casinista e Alfio Turrisi, il figlio minchione della famiglia mafiosa con cui il padre di Betty ha sancito la pace a colpi di kalashnikov e confetti. Solo che Betty già all’alba di una prima notte di nozze non consumata, sta al bar Caprice a lanciare minnuzze di Sant’Agata e chiacchiere con Leonard Trent, legato alla famiglia mafiosa di Lou Sciortino. Da qui la doppia pochade della vendetta dell’onore e delle smanie di Betty sciama dalle case e dai palazzi, dai cortili e da via Etnea alle strade della Londra elisabettiana e glam, sciama fino alle assi del Globe e alle pagine di William Shakespeare. Cappellani traduce “Sogno di una notte di mezza estate”, moltiplica le coppie, si traveste da Bardo e da folletto Puck e, prestando il suo estro a quel simpatico di Turi Cagnotto, crea effetti di pura ilarità, tutti giocati su un linguaggio barocco. Prediamo Bottom: Cappellani traduce in Anus il nome del personaggio shakesperiano, e poi lo trasforma in Jano infine in Janus. E quell’immagine rimanda all’occhio orbo a buco di culo di zio Sal Scali, boss italoamericano. E traduce Ermia in Betty, una traduzione d’animo. Anche Betty come Ermia si ribella alle nozze volute dal padre. Lei proprio non capisce che sposarsi per fare la pace mafiosa comportasse anche “fottere” con Alfio!

Che sciocchi questi mortali, Cappellani omaggia Shakespeare

Sicilian Commedi” è un carro trionfale di figure femminili. A Betty con i suoi quaranta chili racchiusi in tettine, culetto e infradito, a coronare piedini porta guai, si accompagna una corte di donne di cui regina suprema è la madre Wanda. Strepitoso personaggio, Wanda della Civita ora signora Perrotta con l’ovale a imitazione di Melania Trump (lì il tavolo, qui il divano) semantizza la variante di buttanismo della figlia. E’ Wanda che contiene il valore di quel “buttana”, osceno lessicale metabolizzato in riconoscimento etico e sociale. Almeno nel dialetto siciliano. Wanda è buttanazza, ossia è intelligente, scaltra, dotata di un senso dello spirito che, insieme all’assenza di scrupoli (se non quando si parla della figlia per cui rientra nell’immaginario della Madre) le fa mettere sotto i piedi, anzi sotto epiche tappine, tre famiglie mafiose.

I piedi di Betty e di Mindy, i piedi di Wanda: perché tanta attenzione ai piedi delle donne?
«I piedi, delle donne come degli uomini, sono la parte del corpo umano più complessa. Dipende dai piedi come camminiamo e quindi come pensiamo. Se il pensiero è un movimento mi sembra logico che parta dai piedi. Anche se ci sono pensatori che pensano in verticale sul naso, ma sono roba da circo».

Altro indimenticabile personaggio è la Contessa Salieri. Due tessitrici, Wanda e la Contessa che tiene le fila del bel mondo catanese e siciliano, lei diventata importante per quella che Cappellani in scoperta metafora chiama “osmosi della minchia”. Per la Salieri, una Tina Pica sbronza e incartapecorita, l’osmosi aveva il volto di John Steinbeck. Erede della Salieri in senso osmotico è Rosanna Lambertini, l’attricetta senza hashtag #metoo, anzi! Buttanazza è anche la ‘za Carmela, che nella sua forzata verginità, mostra tutta l’ottusità maliziosa delle zitelle. E poi ci sono le altre donne. C’è Cettina, la moglie di Tony il parrucchiere che si annaca durante i barbecue del marito, che celebra un buttanismo soffocato e triste, e c’è Mindy. Mindy è l’anti Betty e Cappellani ama entrambe: in Betty c’è il buttanismo che si fa autenticità, in Mindy purezza e grazia.

Il breve passo dal Sogno di mezza estate a Sicilian Comedi

Cos’è la grazia in una donna?
«E' una domanda universale, che non credo possa distinguersi in "grazia" fra donne e uomini. Sulla "grazia" in senso teologico sbattiamo la testa da millenni. Alcuni teologi sostengono - e non hanno tutti i torti - che la grazia sia un dono, possa venire soltanto da "fuori", che sia un capriccio o un disegno misterioso del Dio, e che possa investire ugualmente santi, sante, criminali o stupratrici... senz'altro è un misto di pensiero, ghiandola pineale, sistema endocrino, ormoni... la grazia, al momento, riusciamo solo a percepirla, non a spiegarla... ma vale per le donne come per gli uomini come per i gay... ha senz'altro a vedere con la forza, con l'ampiezza dell'orizzonte dello sguardo e del pensiero... o forse anche con qualcuno che ci "grazia”».

I sogni del Bardo: Ermia e le fate, John Simmons, 1861

C’è un’altra donna nel romanzo di Cappellani ed è Catania. E Catania è la Sicilia. Catania è il piccolo luogo speculare di una terra intera. Una città letteraria e come tale più reale del reale. Come Vigata o Macondo o Castle Rock: la città è essa stessa la trama e i personaggi. E allora Catania, negli squarci lirici di Cappellani – che proprio perché di Cappellani chiudono con lo squirting della dissacrazione lessicale - è insieme grazia e buttanismo. E la sua risposta sulla redimibilità della Sicilia sta forse in questo passo del libro “La Sicilia, sempre e comunque, ti mostra le sue due facce: il nero della pietra la­vica e il bianco della neve sull’Etna. U friddu e u caudu. Il rosso della lava fresca e l’azzurro del mare. Il dolcissimo e il salatissimo. Il lucido e l’opaco. L’alto e il basso e Catania al centro”. Il chiaroscuro come patrimonio genetico di un’isola. Anche il suo destino? Cappellani lascia aperta la questione o meglio la risolve in tiatro. E chissà se la soluzione è proprio qui.

Lo scrittore catanese Ottavio Cappellani

Una nuova presentazione del volume è in calendario giovedì 26 ottobre, alle 18.30, alla Feltrinelli Point di Messina. Parleranno con l’autore Eliana Camaioni e Fabrizio Palmieri.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 ottobre 2017
Aggiornato il 30 ottobre 2017 alle 20:19





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