mercoledì 21 agosto 2019

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Il fumettista Sergio Algozzino, la musica disegnata a matita

Sugnu sicilianu

A un mese dalla strage di Charlie Hebdo la nostra intervista a uno degli esponenti di spicco del fumetto palermitano, per conoscere meglio e più da vicino quel mondo che vive attraverso il segno lasciato da matite e colori


di Lavinia D'Agostino

A un mese della strage di Charlie Hebdo, dopo che la redazione francese ha annuncia uno stop per tornare in edicola il prossimo 25 febbraio e sul web è polemica per la scelta della Panini di bloccare la copertina di Topolino con i personaggi Walt Disney con le matite in aria, noi – nel nostro piccolo - vogliamo ricordare le vittime della strage di Parigi parlando con uno degli esponenti di spicco del fumetto palermitano.

Perché non basta essere Charlie per un giorno.

Sergio Algozzino

A guardare i suoi disegni ci si rende conto che c’è un altro modo per tradurre, su carta, la musica. Niente note né spartiti, ma disegni. Dalla matita di Sergio Algozzino, palermitano classe ’78, la musica esce naturalmente, ma non solo quella ovviamente. Diciamo che è riuscito a coniugare le sue due grandi passioni.

I suoi disegni, le sue storie, i suoi fumetti, sono pubblicati dalle maggiori case editrici del settore, ma questo “dettaglio” non deve sorprendere perché «Fare il fumettista significa pubblicare per case editrici di un certo tipo – tiene a precisare - diversamente sarei solo uno che ha pubblicato un fumetto e basta, non sarei un professionista di questo mestiere. A pubblicare un fumetto non ci vuole niente, trasformare il fumetto in una professione, cioè fare questo quotidianamente, è un passaggio successivo, ovvero quello che ti porta ad essere un professionista a tutti gli effetti, con rapporti con case editrici specializzate».

Eppure in questa storia qualcosa di straordinario c’è, perché Sergio Algozzino vive a Palermo (che non è New York) e non ha mai pensato, a differenza di altri suoi colleghi, di tagliare la corda per trasferirsi in città più fertili per il suo settore. Ed è dal suo studio palermitano che ha realizzato moltissimi graphic novel come “Ballata per Fabrizio De André” per la Becco giallo, “Dieci giorni da Beatle” per la Tunué o anche, per la stessa casa editrice, l'episodio su Ozzy Osbourne per il volume Hellzarockin’ scritto da Gianluca Morozzi.

Una tavola di Dieci giorni da Beatle

«L’atmosfera palermitana nel settore del fumetto è molto rosea, siamo in tanti a fare questo mestiere a livello professionale e da oltre dieci anni c’è un’importante scuola del fumetto. Certo non siamo geograficamente centralissimi, ma il web ha facilitato la professione, nel senso che oggi viaggiamo un po’ meno. Se mi dovessi spostare punterei a Roma o Milano, oppure Bologna, basterebbe andare lì per trovarsi al centro del ciclone, invece resto a Palermo perché ho ancora una grande passione per la città, e semmai dovessi decidere di spostarmi lo farò per delle motivazioni che ancora non riesco a immaginare, ma che certamente non sarebbero strettamente professionali».

Sergio Algozzino è un autore di fumetti nel senso più stretto del termine: disegna, scrive, colora, alcune volte tutte e tre le cose insieme, altre volte una per volta: «dipende dal tipo di lavorazione»

Chi ha dei problemi persino a ricalcare un disegno proverà un po’ di invidia, o sommo stupore, a guardare come dalla matita di Sergio Algozzino le immagini escano quasi spontaneamente, come se fossero loro stesse a richiedere all’autore di venir fuori.

«Il mio è un classico percorso di chi si trova a fare questo mestiere, cioè appartengo a quella categoria di persone che invece di abbandonare il disegno a una certa età, ha continuato imperterrito. Perché disegnare è un mezzo di comunicazione spontaneo e naturale, come la musica, e poi arrivati a una certa età si pensa che sia qualcosa di infantile. Chi continua lo fa migliorandosi, perché disegnare è esercizio allo stato puro, più disegni meglio lo farai».

E se per disegnare discretamente, con un po’ d’esercizio, possiamo riuscirci tutti, non si può dire la stessa cosa per lo “stile” che, ovviamente, è “roba da professionisti”. E Algozzino è uno dei pochi fortunati ad avere uno stile definito, un tratto riconoscibile tra milioni.

Uno dei disegni della storia a fumetti su Ozzy Osbourne - Hellzarockin’

«E’ vero, il mio segno è riconoscibile anche se cambio totalmente modo di operare. Quanto allo stile è l’incubo di tutti i disegnatori, ma è qualcosa che non bisogna cercare, arriva da solo, disegnando. Se lo cerchi non lo avrai mai. Quanto a me posso dire che sono schiavo delle storie, e non è una regola che vale per tutti, per me è sempre la storia a comandare. E’ lei a suggerirmi le immagini, io l’assecondo. E’ per questo motivo non riesco a disegnare tutte le storie allo stesso modo».

No, certamente le storie di Sergio non sono disegnate tutte allo stesso modo, ma di sicuro per molte di loro la musica è quasi un filo conduttore. Ne sono un esempio, oltre ai lavori già citati, due importanti formazioni che hanno scelto i disegni di Sergio Algozzino come copertina per i loro cd: “Brucerò la Vucciria con il mio piano in fiamme” degli Akkura e “Banda larga” di Musica Nuda (ovvero Petra Magoni e Ferruccio Spinetti) . Ma attenzione a non etichettare il lavoro di Sergio Algozzino, a non confinarlo in quell’unica accezione.Il disegno completo da cui è tratta la copertina del cd Banda larga

«Nutro un grande amore per la musica tanto che la pratico anche, ma in maniera amatoriale (Sergio Algozzino è la voce della band Good Company). In alcuni video sulla rete mi si può anche vedere cantare e suonare l’ukulele, uno dei vari strumenti che posso stuprare musicalmente – sorride -. Mi piace mettere insieme musica e disegno e per un pio di anni mi sono dedicato a questo, realizzando fumetti e graphic novel tipicamente musicali, ma poi mi sono fermato per evitare di essere etichettato come quello che fa “solo” fumetti di musica . Anche se adesso ci sono un paio di altri progetti su cui sto lavorando… copertine di cd».

A leggere le avventure del suo Spider Gek, il geco che sogna di diventare l’aiutante dell’uomo ragno e che vive da dieci anni nelle strisce umoristiche tra le pagine di Spider-Man (Panini Comics) «nato per esorcizzare la mia fobia per i gechi», la vita di un fumettista sembra tranquilla e rilassata. Invece è l’irrequietezza a farla da padrone… come spesso accade nella vita degli artisti.

Una striscia di Spider Gek

«Quella del fumettista è una vita semplice, a parte casi eccezionali, e spesso è consacrata (e sacrificata) a una passione. Certo ci sono tantissime soddisfazioni ma anche tanti disagi. Anzitutto non siamo una categoria formalizzata, e quindi guadagniamo solo se produciamo. Quanto a me, sono un po’ iperattivo, non riesco a afre un’unica cosa, ma tante contemporaneamente. Inoltre, quando si entra a far parte di in una categoria come la mia, in cui si scrive oltre a disegnare, scattano altri problemi emotivi: abbiamo tutti una irrequietezza di fondo».

Parlando con Sergio, imparando a conoscere il suo lavoro creativo, non si può non pensare alla redazione di Charles Hebdo e al vile attentato dello scorso 7 gennaio, in occasione del quale il fumettista palermitano ha realizzato un disegno-video che a noi ha toccato il cuore.

«La strage di Parigi è stata una sensazione veramente strana, era molto difficile immaginare che una cosa del genere potesse accadere nel nostro mondo. L’unico caso che mi viene in mente è quello di Héctor Oesterheld, uno dei più importanti sceneggiatori argentini che è un desaparecido. E’ l’unico caso in cui il mondo reale ha fatto irruzione nel nostro mondo. Quello che è successo a Parigi è stato un “pugnone” nello stomaco, anche perché il mondo del fumetto e del disegno è un mondo piccolo, una piccola famiglia. Anche se io non conoscevo nessuno della redazione di Charlie Hebdo avrei potuto conoscerli molto facilmente, perché quello del disegno non è un mondo dispersivo, è un microcosmo. Per questo quello che è successo è come se fosse accaduto al mio vicino di casa. Il fumetto ha sempre avuto un grande vantaggio, di essere sottovalutato, cioè considerato, molto spesso, meno di quello che dovrebbe, e questo ci ha sempre consentito di poter dire tutto ciò che volevamo. Oggi mi sembra che questo vantaggio sia improvvisamente sparito, che l’attenzione di adesso abbia un po’ rotto quella che era una sorta di magia. In questo momento io mi sento come un qualsiasi musicista dopo l’assassinio di John Lennon: nessuno era più al sicuro, chiunque poteva essere ucciso, in qualsiasi istante, da un pazzo con la pistola. Comunque – conclude Algozzino - da ciò che sento e percepisco, l’attentato di Parigi non è ha scoraggiato nessuno. Anzi, come sempre accade, una mossa di questo tipo va solo a sfavore di chi l’ha eseguita. Un po’ come è stato per l’omicidio di Padre Pino Puglisi: doveva essere un atto intimidatorio e invece ha creato molta più consapevolezza e coscienza civile tra la gente».

Perché non basta essere Charlie per un giorno.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 05 febbraio 2015
Aggiornato il 06 febbraio 2015 alle 20:46





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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