lunedì 21 gennaio 2019

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Coco: «Grazie alla mia moto ho visto i sorrisi di tre continenti»

Globetrotter

Dopo quattro mesi e mezzo di viaggio e 31.000 chilometri percorsi a bordo della sua BMW 1200, l’audace mototurista di Zafferana Etnea è rientrato in Sicilia dal primo step del suo giro del mondo, dopo aver attraversato nove stati e tre continenti: Europa, Asia e Oceania, dove ha incontrato paesaggi mozzafiato e l'umanità più disparata alle più diverse latitudini


di Lavinia D'Agostino

Lo avevamo lasciato a metà luglio, pronto a partire per la realizzazione del suo sogno: il primo step del giro del modo su due ruote che lo avrebbe portato fino in Australia, attraversando tre continenti (leggi il nostro articolo «Dalla Porta dell'inferno al far East, il mio viaggio su due ruote»)
Dopo quattro mesi e mezzo di viaggio e 31.000 chilometri percorsi a bordo della sua BMW 1200 GS Adventure, abbiamo rincontrato Sebastiano Coco, l’audace mototurista di Zafferana Etnea che è rientrato a casa alla vigilia di Natale, giusto in tempo per trascorrere le feste in famiglia. Disfatti i bagagli, Sebastiano Coco sta ancora mettendo ordine tra le migliaia di foto scattate, ma soprattutto tra le forti emozioni suscitate da questo lungo viaggio.
Ci aveva salutato con una speranza: «Da questo viaggio mi aspetto ciò che mi aspetto ad ogni viaggio, ovvero l’incontro con la più varia umanità. E poi per me è una grande sfida personale» e sembra proprio che sia stato accontentato. Il viaggio di Sebastiano, infatti, è stato un susseguirsi di incontri con l’umanità più disparata ma, anzitutto, è stato l’incontro con se stesso. E questo ha fatto la differenza.
«In quattro mesi e mezzo ho visto di tutto: deserti, vallate, depressioni, montagne, laghi salati… di più non avrei potuto immaginare. Ho fatto degli incontri strepitosi, nella mia mente ci sono ancora una moltitudine di volti umani, e tutti sorridenti. Ho ancora vivo il ricordo delle migliaia di sorrisi che ho incontrato. Tutte persone diverse, per etnia, religione e modo di vivere, che mi hanno regalato la gioia di un sorriso».

Sebastiano Coco in Turchia, Monte Ararat - ph Coco on the road

C’è ancora entusiasmo tra le parole di Sebastiano che in questo viaggio, oltre alla curiosità del perfetto viaggiatore, ci ha messo il coraggio di misurarsi con se stesso e la strada, cimentandosi in un’avventura che è stata anche una sfida personale, per riscoprirsi e in qualche modo rinascere.
«Mio marito era già cambiato quando ha iniziato questo percorso, prima di partire – racconta Venera Eleonora Russo, che ha condiviso parte del viaggio – . Questa esperienza ha arricchito entrambi e ci ha unito ancor di più, come coppia e famiglia. In 28 anni di matrimonio non ci siamo mai separati per lunghi periodi, e questo viaggio è stato anche un "mettere alla prova" il nostro rapporto. Una prova superata a pieni voti. Noi abbiamo sempre viaggiato, ma questa esperienza è stata bellissima, e sono felice di aver realizzato un sogno. Oggi posso solo ringraziare mio marito per aver avuto questa idea».
Sebastiano e Venera Eleonora sono partiti da Zafferana Etnea lo scorso 16 luglio alla volta della Grecia, per poi intraprendere la Via della Seta.
«Tutta la prima parte del viaggio – racconta Coco – è stata la più bella, mentre la tratta più impegnativa è stata quella russo-siberiana, perché la strada era quella che era, e c’era pure molto freddo, in più ho beccato 5 giorni di pioggia ininterrotta. Fatta eccezione per un incidente scampato per miracolo, durante il viaggio non abbiamo avuto neppure un intoppo, né un guasto alla motocicletta né una foratura… una vera fortuna».

Dogubayazit, Turchia - ph Coco on the road

I coniugi Coco sono partiti all’indomani del tentato golpe turco, evento che ha cambiato – anche se di poco – il loro programma.
«La strada lungo la Grecia è stata semplice e gradevole, avevamo solo una grossa ansia per il tentato golpe in Turchia, e per questo siamo rimasti due giorni fermi in Grecia, per carpire qualche notizie e capirne gli sviluppi. Su insistenza di mia moglie alla fine siamo entrati in Turchia, anche se abbiamo annullato il percorso originario. A Istanbul la situazione era tutt’altro che serena, e quindi, invece di passare in rassegna tutte le più belle città lungo il Mar Nero, abbiamo deciso di procedere in modo forzato verso l’Iran, facendo solo le soste necessarie. Ci siamo costretti a un tour de force, per fortuna la Turchia avevamo avuto l’opportunità di girarla in lungo e in largo alcuni anni fa».
«Siamo stati testimoni di un momento molto triste per la Turchia – aggiunge Venera Eleonora -. Mi sarebbe piaciuto tornare nei luoghi che avevo già visitato alcuni anni fa, per rivederli con occhi nuovi, ma c’era troppa tensione e non lo abbiamo ritenuto opportuno».

Venera Eleonora Russo a Dogubayazit, tra Turchia e Iran

Sembra paradossale, ma arrivati in Iran, i coniugi Coco si sono sentiti “al sicuro”. E l’Iran, con la sua bellezza senza tempo e il suo spiccato senso dell’accoglienza, è stata la vera rivelazione di questo lungo viaggio.
«In Iran ci siamo trovati benissimo, nonostante sia noto come il paese "canaglia" – racconta Sebastiano -. Procedendo lungo il confine armeno abbiamo visitato una serie di monasteri, tra cui quello di Santo Stefano, patrimonio Unesco. Abbiamo visitato le città di Tabriz e Urmia, e poi le classiche città iraniane, proseguendo verso Sud. Dell’Iran ci siamo innamorati, nonostante le donne siano soggette a una condotta molto restrittiva, a partire dal chador».

Sebastiano Coco con un gruppo di iraniani - ph Coco on the road

Velo, quest’ultimo, che ha dovuto indossare anche Venera Eleonora, nonostante viaggiasse in motocicletta e a quasi 50°.
«Sento di dover ringraziare gli iraniani – racconta Venera Eleonora – un popolo di indubbia generosità. Pur non parlando l’inglese ci hanno fatto da guida all’interno delle città, ci hanno insegnato a mangiare bene e a scegliere le pietanze… la verità è che se si vuole, un modo per capirsi si trova sempre. La nostra comunicazione con gli iraniani è stata gestuale, fatta di sguardi e affetto. Le ragazze che vivono vicino alle città parlano l’inglese perché studiano, è il loro modo di riscattarsi, e grazie a loro so che una signora che mi ha chiamato dal finestrino di un autobus, felice di incontrare una persona non iraniana, mi ha dato la sua benedizione. Quanto all’Iran, girano molti luoghi comuni. Mi avevano detto di non parlare assolutamente con gli uomini, ma è un’assoluta falsità. E’ vero che non vogliono che si parli con le loro donne, ma con le europee hanno un atteggiamento diverso… non mi davano la mano, ma se l’allungavo io per prima, me la stringevano. Io so che, purtroppo, tutto quello che hanno fatto per noi non potrà mai essere ricambiato, perché loro non possono uscire dal loro paese, a meno che non fuggano. Le donne, poi, sono straordinarie, mi hanno riempito di simpatia ed affetto, e purtroppo non ci sarà mai modo di ricambiare».

Venera Eleonora Russo con la signora dell'autobus - ph Coco on the road

«L’iran è veramente un posto magico, straordinario sotto tanti punti di vista – aggiunge Sebastiano-. I loro monumenti sono tra i più belli del mondo, come quelli delle città di Kashan, Shiraz, Yazd. Qui le loro architetture hanno raggiunto i massimi livelli di splendore, per non parlare di Persepoli e del suo straordinario sito archeologico. Ma oltre questo, l’Iran è anzitutto la sua gente: l’affetto, la cordialità, il calore e il grande senso di ospitalità che li contraddistingue. Ovunque arrivi ti accolgono come se fossi un principe, una star di Hollywood. Non abbiamo mai potuto pagare un pranzo o una cena, e ci hanno ospitati nelle loro case, come fossimo parenti. Un mondo irreale, un sentimento di accoglienza e condivisione che ci ha commosso, siamo stati coccolati al massimo. Ricordo che abbiamo chiesto a un signore di indicarci un ristorante: non solo ci ha accompagnato fino al locale, ma ha ordinato per noi le pietanze più buone, e poi ha pure pagato il conto… con mio sommo dispiacere, perché per me che sono un occidentale, pagare 20 euro per una cena è quasi una fesseria, ma per chi guadagna 200/300 euro al mese è un sforzo enorme, un gesto che mi ha anche messo a disagio, ma lì è la normalità. Stessa cosa gli albergatori, che non hanno mai voluto essere pagati, ma ci hanno chiesto in cambio solo una foto ricordo con la motocicletta, perché “siamo fratelli”. Visitare l’Iran è una grande lezione di vita: per loro l’ospite, lo straniero in generale, è mandato da Allah, e per questo motivo va rispettato e accudito, anche sopra la propria possibilità. Ad esempio un signore di Esfahān, che abbiamo fermato per avere una informazione, ci ha regalato il suo bracciale di preghiera; oppure una ragazza che abbiamo conosciuto per strada, ci ha ospitato a casa sua, e quando mia moglie le ha regalato un bracciale per ringraziarla, lei le ha donato un anello…. Insomma, non te ne esci. Loro ti devono rendere felice a tutti i costi. E questo ci ha fatto capire quale rapporto insano abbia l’occidente con il resto del mondo: anche se siamo estremamente più ricchi rispetto alle popolazioni del sud del mondo, siamo anche più avidi e concentrati su noi stessi, al punto tale di rifiutare lo straniero. Invece in Iran, anche se non hanno le nostre possibilità, mettono tutto ciò che hanno a disposizione dell'ospite».

Esfhaan, Iran - ph Coco on the road

Lasciato a malincuore l’Iran, i coniugi Coco hanno proseguito il loro viaggio attraversando la frontiera del Turkmenistan, uno stato cuscinetto tra l’Iran e l’Uzbekistan.
«Abbiamo attraversato 800 km di deserto e, a parte questo, non c’è molto altro da vedere. La capitale del Turkmenistan è una città da mille e una notte, decisamente fuori dall’ordinario: ricca di marmi, ottoni, lampioni anche lì dove non sono necessari, autostrade a 4 corsie… però è una città “di cartone”, non ci sono bambini, è una città deserta… E poi è uno stato di polizia, noi siamo stati scortati per tutto il nostro attraversamento da una macchina incaricata di accompagnarci fino al confine, e quando ci siamo fermati per fare una ripresa, volevano sequestrarci tutta l’attrezzatura. La strada che porta al confine uzbeko è un colabrodo, e in questo caso la macchina di sorveglianza è stata utile. L’abbiamo caricata con tutte le cose più pesanti e ho fatto in modo che mia moglie potesse viaggiare con l’aria condizionata. La cosa più bella di questo tratto è stata la notte trascorsa nel deserto: non abbiamo dormito nella Yurta (la tenda mongola fatta di canne e feltro) ma nella nostra tenda davanti ai crateri di Darvaza, la “porta dell’inferno”, sotto un cielo con cinque milione di stelle…. un’esperienza che ci ha lasciati senza fiato».

Sebastiano Coco davanti ai crateri di Darvaza, Turkmenistan - ph Coco on the road

Lasciato il Turkmenistan e la macchina di sorveglianza, i coniugi Coco hanno attraversato l'Uzbekistan, un paese musulmano dominato per lungo tempo dai sovietici.
«In Uzbekistan si beve la birra e si mangia il maiale – racconta Coco -, le donne sono dedite a far affari e ci sono delle città straordinarie. Oltre alla più nota Samarcanda, ci sono città bellissime come Bukhara, dal tipico colore sabbia, ma soprattutto Khiva: una città medievale a 30 km dal confine turkmeno caratterizzata da maioliche azzurre e verdi, che è rimasta intatta».
In Uzbekistan, esattamente a Tashkent, Venera Eleonora è rientrata in Italia per motivi di lavoro, mentre Sebastiano ha continuato il viaggio in solitaria, verso la steppa kazaka.
«Fino a questo punto aveva prevalso l’aspetto turistico e culturale – continua Coco - mentre da questo momento in poi ha prevalso l’aspetto motociclistico. Nelle mie intenzioni c’era di proseguire verso la classica Via della Seta, ovvero verso la Cina, ma non mi hanno voluto e così mi sono diretto verso Nord ed ho attraversato tutto il Kazakistan, una immensa steppa abitata da mandrie di buoi. Superato il confine ero in Russia, con tutto quello che ne vale. Ho visto pochi monumenti, ciò che è rimasto del vecchio regime sovietico: le statue di Lenin in ogni piazza e i teatri dell’opera. In Russia ho attraversato steppe e boschi interminabili. C’era freddo (circa 4°), e le distanze tra una città e l’altra sono notevoli: ricordo di aver fotografato un cartello che mi indicava la città prossima a un chilometro, e la successiva a 2.500. Ho attraversato la Russia in una ventina di giorni godendomi, per ciò che ho potuto a causa della pioggia, il paesaggio. La natura in questa parte del mondo è strepitosa, e il lago Bajkal è davvero straordinario».

Sebastiano Coco con un gruppo di donne uzbeke - ph Coco on the road

Sulla rotta della Transiberiana, Sebastiano Coco ha virato verso la Mongolia fino a raggiungere la capitale Ulan Bator, una città importantissima per il buddismo mongolo.
«Superata la frontiera mongola non è più piovuto, e mi sono trovato in una immensa prateria con tutte le sfumature di verde possibili, contrapposta a un cielo con tutte le sfumature dell’azzurro. Strepitoso! La Mongolia mi ha davvero emozionato».
Da Ulan Bator Sebastiano è tornato sui suoi passi per iniziare la parte di viaggio che riservava più incognite, ovvero la strada verso Vladivostok da dove partono i traghetti per il Giappone.

Un paesaggio della Corea - ph Coco on the road

«Ho costeggiato tutta la Cina, quasi a disegnare un ferro di cavallo. Non avevo molte informazioni su queste strade perché la letteratura di viaggio di questi luoghi praticamente non esiste. Arrivato a Vladivostok ho subito fatto il biglietto per raggiungere il Giappone, il traghetto sarebbe partito dopo cinque giorni, ma intanto il Giappone era attraversato da un violento tifone e non ho voluto rischiare, così mi sono imbarcato alla volta della Corea del Sud. La Corea è una bomboniera di posti deliziosi. In dieci giorni ho potuto visitare una serie di monasteri, uno più bello dell’altro, e la città proibita di Seoul, che è al pari di quella pechinese. La Corea per i motociclisti è un paese difficile, anzitutto perché hanno un sistema di telefonia diverso dal nostro (le loro schede non sono supportate dai nostri telefonini), e poi perché è l’unico luogo al mondo in cui Google maps non fornisce riferimenti. In Corea, inoltre, vige ancora il divieto per le motociclette di attraversare ponti, autostrade e sottopassaggi, per cui bisogna camminare per le strade urbane in cui la velocità massima consentita è 80Km/h… e c’è un semaforo ogni 50 mt. A parte questo la Corea è bella davvero. E poi ho fatto molti incontri: a Seoul un pompiere amante delle moto mi ha guidato tra le vie della città, e poi altri due motociclisti, con i quali ho condiviso un pezzo di strada, mi hanno portato in un ristorante tipico dove ho mangiato in maniera sublime. Quanto al cibo posso dire che in tutta l’Asia si mangia bene, soprattutto per chi, come me, è di bocca buona e ama assaggiare le tipicità del luogo. I pasti migliori li ho consumati in Mongolia, mentre i peggiori in Russia: zuppe più simili a brodaglie».

Seoul, Corea - ph Coco on the road

Dalla Corea, Sebastiano ha spedito la sua moto fino in Australia, ultimo step di questo lungo viaggio, dove si è ricongiunto con sua moglie . La coppia ha visitato per un mese la terra dei canguri, assaporando l’aspetto più selvaggio di questo continente, ma anche quello più speculativo…
«Dell’Australia abbiamo attraversato tutta la costa orientale, facendo base a Brisbane. Prima abbiamo visitato la parte nord superando il Tropico del Capricorno, verso la barriera corallina, e poi verso sud fino a Sidney dove abbiamo preso l’aereo che ci ha riportati a casa. Nella costa Nord ci sono luoghi da cartolina ma minati da una serie di pericoli: il mare in particolare è infestato da squali, coccodrilli marini e alcune piccole meduse, quasi invisibili a occhio nudo, che sono mortali, e che ti costringono ad immergerti con la muta e a stare sempre con gli occhi bene aperti. Da questo punto di vista è molto selvaggia, e anche se è un paese che funziona, trovo che le autorità impongano ai cittadini il dovere sopra ad ogni cosa. In Australia abbiamo scattato foto con gli animali più disparati: dai piccoli coccodrilli alle lucertole giganti, dai koala ai canguri. E poi siamo andati a vedere le balene da vicino, un’esperienza magnifica. Una nave a vela ci ha portati in pieno oceano, in un punto in cui transitano questi enormi cetacei, nei pressi del Tropico del Capricorno, e lì abbiamo assistito a un vero e proprio spettacolo della natura: le balene schizzavano fuori dall’acqua e danzavano tra le onde, il tutto circondati da tantissimi delfini.

Sebastiano e Venera durante l'immersione a Cairns - ph Coco on the road

Sulla barriera corallina, poi, abbiamo visto una miriade di pesci dai colori più svariati, ed abbiamo anche avuto l’onore di nuotare in compagnia di una tartaruga marina. In Australia abbiamo avuto la fortuna di incontrare una ragazza brasiliana grazie alla quale abbiamo potuto immergerci nella Grande barriera corallina (la più grande del mondo, nell'Australia nord-orientale, nda) accompagnati da un biologo marino che ci ha spiegato tutte le sue forme e i suoi colori…. E’ stata un’esperienza che non si può spiegare a parole. Non è stata una semplice immersione, ma è come se fossimo entrati in un mondo fantastico e per me straordinario».

I coniugi Coco a Sidney - ph Coco on the road

E se da queste parti la natura è generosa, certo non si può dire lo stesso dei suoi abitanti…
«Il paese è selvaggiamente bello, ma gli australiani sono razzisti anche tra loro – aggiunge Venera - molti di quelli che si sentono "autoctoni" non vedono di buon occhio gli stranieri e tutti sono accomunati dall'odio per gli aborigeni, che sono costretti a vivere in veri e propri in ghetti. Ho poi avuto la sensazione che fossero poco e male informati su ciò che accade nel resto del mondo, tipo la guerra in Siria… Non in ultimo, gli australiani si approfittano degli stranieri. Solo per fare un esempio: abbiamo speso più soldi per far scendere la moto sul suolo australiano, che per spedirla dalla Corea».
A metà dicembre i coniugi Coco sono tornati a casa, a Zafferana Etnea, hanno ripreso le loro vite tra migliaia di foto e immagini video ancora da riordinare, ma qualcosa è cambiato per sempre.
«Il mio approccio con la vita di tutti i giorni è totalmente cambiato – conclude Sebastiano - oggi il mio tempo si misura nella felicità che riesco a trasmettere alle persone che mi stanno vicino».
E con gli occhi e il cuore ancora pieni di vibranti emozioni, Sebastiano pensa già al prossimo viaggio, il secondo step del suo giro del mondo su due ruote.
«Sto già programmando la mia partenza per l’Africa, penso per metà marzo, ma non posso ancora parlarne».

Guarda la galleria fotografica di Coco on the road, il giro del mondo step I, dall'Italia all'Australia


Per seguire il giro del mondo di Sebastiano Coco
www.cocoontheroad.it
https://www.facebook.com/cocoontheroad/


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 23 gennaio 2017
Aggiornato il 13 febbraio 2017 alle 20:16





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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