lunedì 16 settembre 2019

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«La Sicilia è borderline, ha produzioni d'eccellenza ma manca di autostima»

Imprese

Parola di Samantha Di Laura, piemontese di nascita ma di origini siciliane, che a Menfi produce “Oliove”, l'olio evo IGP Sicilia che in soli due anni ha ottenuto 7 premi nazionali ed internazionali. Il segreto? L'imprenditrice si occupa anche di pianificazione e strategie di marketing, competenze che mette a disposizione anche di altre piccole e medie imprese


di Giusy Messina

«C'è stato un momento in cui ho capito che, come dico io, l'amore dovevo sbattermelo in faccia e trattarlo con rispetto perché, fino ad allora, lo avevo sottovalutato e, addirittura, avevo provato un certo fastidio a parlarne». Schietta, con la sua faccia acqua e sapone, non usa molti giri di parole Samantha Di Laura, 46 anni, piemontese di nascita ma di origini siciliane, produttrice di olio evo IGP Sicilia a Menfi, in quella provincia agrigentina dove l'agricoltura è nel dna delle famiglie. Lo ha chiamato “Oliove”, e non è un caso che la prima produzione sia avvenuta proprio nel giorno degli innamorati, il 14 febbraio. Segno tangibile che il suo nuovo inizio era all'insegna dell'amore: in soli due anni ha ottenuto 7 premi nazionali ed internazionali per l'innovazione, il packaging e la qualità. E, proprio quest'anno, "Oliove" si è classificato tra i finalisti nella selezione dei migliori oli extravergini del mondo alla 28a edizione del Leone d'Oro dei Mastri Oleari.

L'imprenditrice Samantha Di Laura

«Equivale ad essere selezionati per l'Oscar - dice - e sono particolarmente soddisfatta perché è stato un anno in cui la produzione di olive è stata fortemente compromessa da diversi fattori. Ottenere questo risultato ci ripaga di tanto duro lavoro e ci dà la conferma che l'impegno, la determinazione, la continua aspirazione all'eccellenza sono l'unica strada che vogliamo percorrere». Certificato bio, prodotto con cultivar di Nocellara del Belice, "Oliove" con la sua “veste” bianca e scritte vergate in nero, realizzata interamente a mano, piace agli sposi che lo scelgono come cadeaux nuziale sia per la sua bottiglia accattivante sia per il suogusto: autenticamente buono al palato. Per Samantha, manager in aziende internazionali ed emigrante in controtendenza, quest'olio è il filo di Arianna.

L'accattivante confezione di Oliove

«Salda il legame con questa terra dove venivo a trascorrere le vacanze in estate dai nonni, a Scillato, nel cuore delle Madonie. Tutti mi dicevano di non tornare perché qui non c'era nulla di fare, ma la Sicilia era il mio chiodo fisso. Forse per via della cucina di mia madre - dice ridendo e mettendo in bella mostra la fossetta -, che ci ha abituato ai sapori e ai profumi dei piatti siciliani. Nonostante fosse una delle prime donne capostazione italiane, molto impegnata tra lavoro e famiglia, non ha mai usato una scatoletta. Pensa che a 20 anni, da studente fuori sede, tentai di aprirne una usando martello e cacciavite... a casa mia non se n’erano mai viste».
La sua Madeleine de Proust, anche se per lavoro e per svago ha vissuto e viaggiato nei Paesi Arabi, in Spagna, in Africa, in Asia, in Sudamerica ed in altre parti del globo, è ancora la pasta con le sarde ed i finocchietti selvatici che le zie del paese preparavano per la festa di San Giuseppe.
«Inutile negarlo – dice - sarà il sole, la terra, ma i prodotti siciliani hanno una marcia in più. La Sicilia ha grandi potenzialità, ma qui fare impresa, dalla più piccola alla più grande, è davvero qualcosa di eroico».

Oliove piace agli sposi che lo scelgono come cadeaux nuziale

Ma le sfide sono il sale della sua vita. Il battesimo del fuoco lo ha ad appena 25 anni quando Mario Francese, amministratore unico della EuricomS.P.A (Curtiriso), una delle più grandi multinazionali alimentari italiane, le affida la gestione e lo sviluppo del mercato extra europeo. Così Samantha si è ritrovata, giovanissima, a vendere contaneir e navi di riso nei Paesi Arabi. «Mi guardavano divertiti pensando che non fossi all'altezza della situazione - ricorda - mi buttavano lì un campione di riso chiedendo il mio parere e restavano stupiti quando parlando nella loro lingua, sapevo essere competente e professionale a dispetto della mia giovane età. Laureata in lingue e letterature orientali alla Ca' Foscari di Venezia, conoscevo l'arabo perché l'avevo studiato a Damasco, ma non avevo nozioni in economia e mercati internazionali, ma era tale la volontà di imparare che mi buttai a capofitto, approfittando dell’opportunità che mi forniva l’azienda. Duranti i primi sei mesi passai da un ufficio all’altro con il mio quaderno e la mia penna: dalla produzione, al laboratorio, alla contabilità, studiando anche la domenica, quando il sig. Francese mi metteva a disposizione un paio d’ore per seguire personalmente la mia formazione. È stato il primo a credere in me, e gliene sono grata».

Samantha Di Laura durante uno dei suoi viaggi

Formazione continua è la parola chiave del suo successo. A 31 anni è Salvador Loring, amministratore delegato di Mundiriso e direttore delle relazioni internazionali di Ebro Foods, a chiamarla a Siviglia per affidarle il coordinamento di una rete export internazionale. Qui approfondisce il brand management. «Ero contenta, ma mi sentivo un cervello in fuga dall'Italia. Volevo fare qualcosa in Italia, ma soprattutto era la Sicilia con l'intensità dei suoi colori che mi attraeva. Così decisi di mandare il mio curriculum a Diego Planeta, all’epoca presidente di Cantine Settesoli, la più grande cooperativa vitivinicola siciliana, ed incrociai le dita».
Funzionarono. Nel 2007 l'incontro con Planeta la porta alla direzione commerciale nella grande distribuzione Italia di Settesoli. «Concordammo che sarei rimasta a Menfi solo sei mesi, ed invece qui le mie radici al vento hanno finalmente messo casa».
Samantha si innamora della tranquillità del posto, della campagna che degrada verso quel mare le cui acque limpide hanno da diversi anni l'ambìto riconoscimento della Bandiera blu di Legambiente. Otto anni dopo Samantha, che per la sua verve dinamica in famiglia viene chiamata con il soprannome di “scirocco” , a 42 anni decide di rimettersi in gioco. Lascia Settesoli e crea Scirocco Ethical Sales Management, una vera e propria direzione commerciale in outsourcing rivolta alle piccole medie imprese del settore agro alimentare. «Ho capito che la Sicilia soffre di sindrome borderline: da una parte ha produzioni d'eccellenza – spiega - dall'altra manca di autostima e non riesce a dare valore ai suoi prodotti, talvolta svendendoli su mercati che invece vanno affrontati in maniera professionale».

Vento di Scirocco su Menfi all'alba

“Scirocco”, in omaggio a quel vento che soffia da Sud, accompagna le piccole e medie imprese alla scoperta delle proprie potenzialità nascoste, per farle germogliare e affrontare, con una adeguata formazione del personale e la delineazione di una strategia commerciale in linea con le risorse economiche ed umane dell'azienda, i mercati di tutto il mondo in maniera competente, creando cosí opportunità di lavoro e mettendo a disposizione tecniche colturali innovative tramite una partnership strategica con agronomi spagnoli. Mette su una squadra specializzata, tutta al femminile, con cui affronta con piglio deciso ed altamente professionale, le sfide del cambiamento di un mercato sempre più globale: «Occorre esserci dando il giusto valore alle persone attraverso la crescita del fatturato delle aziende e dei loro prodotti – ribadisce con forza - affinché si crei uno sviluppo sano e sostenibile nel tempo».

Scuote la testa Samantha. Sa che in Sicilia le vere criticità sono, ancora prima che infrastrutturali, di carattere culturale. «Gli imprenditori hanno spesso difficoltà a comprendere che c'è bisogno di competenze specifiche e mirate nel campo della pianificazione e della strategia commerciale, che occorre fare un'attenta analisi dei mercati per meglio posizionare il proprio brand». Fa una pausa e guarda gli ulivi che ha di fronte, in quell'appezzamento di terra che ha comprato a Menfi proprio di fronte al mare, dove in un primo momento pensava di costruire la sua casa.
«Ho preferito lasciarlo così - dice - perchè mi possa ricordare la forza che ha l'ulivo nel resistere alle intemperie». Il suo mantra sono le parole dello scrittore spagnolo Juan de Goytisolo, che Samantha, amante di viaggi e di libri, ha voluto stampare sul segnalibro-gadget della sua azienda “Affinché le cose impossibili siano possibili un giorno, bisogna chiederle quando sembrano impossibili”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 aprile 2019
Aggiornato il 29 aprile 2019 alle 16:49





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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