mercoledì 21 agosto 2019

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Salvo Zappulla: «Siamo meteore ma l'Aldilà può essere uno spasso»

Libri e fumetti

Alfredo Morelli è morto troppo presto. Per questo è chiamato in paradiso dove è trattato con tutti i riguardi in attesa della giusta ora. Lo scrittore sortinese è tornato con "Il violino di Dio" (Scritturapura editore), un surreale romanzo che suscita il riso nonostante giochi con la morte: «Non bisogna prendersi troppo sul serio, siamo foglie d'autunno appese agli alberi»


di Roberto Mistretta

Con Il violino di Dio, torna ai suoi lettori Salvo Zappulla, 58enne scrittore di Sortino, che avevamo già apprezzato coi suoi precedenti romanzi e racconti per ragazzi. Anche con quest’opera, adoperando uno stile elegante e scorrevole, soffuso di graffiante ironia, Zappulla riesce a muovere al riso nonostante stavolta giochi con la morte. Non mancano tuttavia i passaggi poetici o amare riflessioni, condensate nella partita a scacchi tra il Bene e il Male. “Il Bene ebbe un momento di sconforto, maledisse se stesso, tutti i governanti che non sapevano mantenere la pace e gli uomini senza fede. Si trovava in evidente stato di difficoltà privo delle due torri e del fante. Comprese con sgomento che era la fine di tutto e pensò alle infinite cose che sarebbero andate perdute. Diede un’occhiata alla finestra e vide quell’enorme pattumiera che era diventato il mondo. Vide la foresta amazzonica sventrata e i fiumi, i mari, gli antichi paesaggi irriconoscibili. Vide grattacieli in sostituzione degli alberi e i ghiacciai, delle zone polari che si scioglievano. Vide la potenza devastatrice degli uomini, la cupidigia e la sete di potere, l’avidità quotidiana e la prevaricazione come regole. Ma scorse anche bambini ignari che si rincorrevano, due farfalle che disegnavano le loro piroette nell’aria, uno stormo di uccelli che migrava verso il sud, una famiglia di scoiattoli che raccoglieva dentro l’incavo di un albero le provviste per l’inverno e una coppia di sposi che usciva da una chiesetta di paese sorridendo al futuro”.

Salvo Zappulla

Siamo in paradiso, nell’elitario circolo il cui ingresso è riservato a santi e martiri, e all’insolito protagonista di questo surreale romanzo, vale a dire Alfredo Morelli, 42enne ragioniere capo appena promosso al Comune di Milano, che a seguito di un guasto al sistema che segna i destini dell’uomo, è morto in anticipo. Riportato in vita dal suo angelo custode, creatura celeste perduutamente innamorata di una cassiera occhialuta, il nostro Alfredo, sposato con una siciliana di Cefalù e padre di due figli, viene accompagnato in paradiso a bordo di un treno speciale. E in quel luogo di pace e beatitudine, a tratti anche troppo noioso, fa la conoscenza di Mosè, San Pietro e altri. In paradiso, Morelli, gironzola quale ospite privilegiato, trattato con tutti i riguardi, in attesa che l’olio della sua vita si consumi e finalmente muoia, al tempo giusto.

Zappulla, a cosa ti sei ispirato per scrivere la storia di Alfredo Morelli?
«Il motivo è abbastanza bizzarro: facevo il sindacalista e rompevo spesso le scatole al sindaco, tanto che un giorno gli feci i manifesti pubblici dandogli dell’incapace. Qualche tempo dopo, pensò di farmela pagare schiaffandomi a lavorare al cimitero, lontano dal suo ufficio, sperando di relegarmi in un cantuccio. In quel luogo di pace, nelle giornate invernali, di pioggia, mi capitava di girare in solitudine tra i loculi per “ammazzare” il tempo e mi chiedevo se quei volti di persone sulle lapidi avessero una storia particolare da raccontare, un passato glorioso da far emergere. Da lì nacque l’idea di scrivere il romanzo».

Una sorte di Antologia di Spoon River, insomma. Quanto ti sei divertito a fare interagire il tuo protagonista con angeli e santi?
«Tantissimo. Per me la scrittura è brio, esplosività, irriverenza. Devo divertirmi quando scrivo, altrimenti non ho stimoli».

Un modo come un altro per esorcizzare la paura della morte?
«È stato un modo per raccontare che tutto è relativo e non bisogna prendersi troppo sul serio. Siamo meteore, foglie d’autunno appese agli alberi».

Come sei approdato tu, scrittore di Sortino, ad un raffinato editore piemontese come Scritturapura?
«Sono approdato ad un editore prestigioso come Scritturapura, grazie alla mia agente, Juliane Roderer, persona straordinaria, che mi ha sempre dato la carica nei momenti difficili. Senza di lei non so se avrei trovato la forza per scrivere questo romanzo. Sto raccogliendo le firme per la sua beatificazione».

Come sei stato accolto all’ultimo Salone del libro di Torino con un romanzo fresco di inchiostro?
«Ero già stato altre volte al Salone, ma questa è stata una esperienza che conserverò nel cuore tra i ricordi più belli. Ho conosciuto persone splendide, il gruppo di Scritturapura, persone che amano i libri, per le quali il rapporto umano viene prima di qualsiasi altra cosa. C’è stata subito empatia con loro. Desidero citarle tutte: Eva Capirossi, Stefano Delmastro, Chiara Cuttica, Carlo e Chiara Cerrato».

Chi è Salvo Zappulla scrittore e chi l’uomo?
«Uno dei tanti illusi, convinto di poter conquistare il mondo senza sapere che, forse, da lassù è già partita una tegola in direzione della sua testa».

Zappulla, come si evince anche dalle sue risposte, appartiene a quella categoria di scrittori disillusi e visionari che hanno raccolto, nella normalità dell’assurdo, la lezione di Dino Buzzati e, nell’autocostruzione continua dell’universo, l’insegnamento di Italo Calvino, autori a cui non nasconde di ispirarsi. Con prosa godibile e scrittura elegante ma non ricercata, Zappulla gioca a stravolgere i limiti della realtà e stempera la narrazione fantastica con irriverente ironia, che si concretizza nella battuta fulminea. Scrittore di profonda umanità, impertinente e dissacrante, con la sua penna muove il lettore al riso e alla riflessione per esorcizzare le nostre paure più profonde, e con Il violino di Dio, trova terra feconda in uno scenario distopico in stile Opera Buffa.

Già nel suo precedente romanzo: Kafka e il mistero del processo, rifacendosi al grande scrittore di Praga, Zappulla diede vita ad un processo surreale dove ogni cosa può accadere, persino che personaggi storici ritornino dalla morte per stravolgere le sorti dell’intera industria editoriale. Pedro Escobar, personaggio letterario di infimo piano, sfugge al controllo del suo autore/creatore e stravolge la trama e la personalità dei personaggi di capolavori letterari di ogni tempo, facendo entrare in crisi l’industria editoriale mondiale. L’autore viene arrestato e sottoposto ad un processo sommario senza appello. In carcere fa la conoscenza con altri personaggi spassosi che lo aiutano ad evadere per raggiungere la Città dei libri dove si custodisce la Biblioteca universale, ma qui ecco il colpo di scena finale di cui nulla vi diremo. Romanzo spassosissimo, che si avvale dell’autorevole prefazione di Massimo Maugeri: “La trasfigurazione della realtà che ci offre Zappulla in questo libro nasconde intenti di denuncia. Denuncia di certi meccanismi insiti nel sistema editoriale, delle aspettative di chi scrive, della facilità con cui chi scrive viene spesso massacrato con giudizi più sommari dei peggiori processi della storia. Una denuncia che fa sorridere. A volte con amarezza. A volte con gusto”.

E che dire dell’altro suo lavoro, Quella notte con Dante all’inferno, nel quale l’autore di Sortino reinventa i gironi danteschi? Il sommo Dante ha necessità di trovare posto ai nuovi misfatti e confida a Zappulla: “Giungevano all’Inferno frotte di politici. Nei primi tempi è stata dura. Che fare? Mica potevamo rimandarli indietro! Era gente che si era ben guadagnata la dannazione eterna. Ladrocini, intrallazzi, corruzione, clientelismo, associazione a delinquere. Autentici artisti della criminalità. Con quale coraggio avremmo negato loro una sede idonea? E poi siamo onesti, al giorno d’oggi una bolgia non si nega a nessuno”.

Esilarante romanzo con Dante Alighieri che in piena notte si presenta al protagonista, lo sveglia e gli intima di seguirlo: ha necessità di riscrivere alcuni capitoli del suo immortale capolavoro adeguandolo al mutar dei tempi. Compagno di viaggio del Sommo poeta, sarà proprio il gigionesco Salvo Zappulla, dalla penna curiosa e intrigata, che non si lascerà sfuggire l’occasione per ironizzare sul malcostume e incidere con inchiostro avvelenato sulle nequizie di politicanti di professione, corruttori ambiziosi e tutta l’assortita umanità dei potenti di turno che affollano i gironi.

Da citare, tra le altre opere di Zappulla, I ladri di sogni (finalista al Premio Massimo Troisi) dove il nostro gioca coi sogni, e Lo sciopero dei pesci (vincitore del premio Prata). Quest’ultima opera è una fiaba ecologica riccamente illustrata (da Carla Manea), che fa meditare anche gli adulti e mira ad educare i più piccoli al rispetto dell’ambiente. Temi assai cari e scottanti a Zappulla, già affrontati nel romanzo per ragazzi La rivolta della natura e nel racconto breve Lo scoglio di Natalino.

Con Lo sciopero dei pesci, lo scrittore biasima la disinvoltura con cui l’uomo distrugge le naturali risorse del pianeta e condanna se stesso e le altre specie all’estinzione. Il mare non ne può più di accogliere scarichi di ogni tipo. Passi per la pipì di un ragazzino, ma che dire dei liquami fognari, dei veleni delle navi, degli scarichi industriali che si depositano sui fondali e sterminano la flora e fauna ittica? E’ la goccia che fa perdere la pazienza: il mare riunisce tutte le sue creature e insieme decidono di ribellarsi per dare una lezione alla prepotenza dell’uomo. Il mare, con polpi, squali e balene, lascia il posto che da sempre occupa e va in montagna. Lo sciopero è iniziato. Il commercio marino entra in tilt. I governi, messi con le spalle al muro, fanno ammenda dei loro errori e si impegnano a rispettare il mare e le sue creature.

Peccato sia solo una favola, sembra ammonirci Zappulla, così come Alfredo Morelli ne Il violino di Dio, concluderà: «C’è ancora speranza per questo pianeta».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 giugno 2019
Aggiornato il 07 giugno 2019 alle 20:42





Roberto Mistretta

Roberto Mistretta è giornalista e scrittore, scrive noir durissimi alternati a delicate fiabe e romanzi per ragazzi. Vive in Sicilia, a Mussomeli (Caltanissetta), la Villabosco dei suoi romanzi. Laureato in Giornalismo, scrive per il quotidiano "La Sicilia" e riviste culturali. Lettore onnivoro dall’asilo, adora Robin Wood, in particolare le serie che hanno per protagonisti Dago e Nippur di Lagash. Colleziona film, francobolli e gli albi di Diabolik e Zagor (ha grande simpatia per Cico), e ama gli altri eroi di casa Bonelli. Quando il lavoro, i libri e la famiglia non lo assorbono del tutto, si dedica alla terra e produce frutta e ortaggi biologici. Negli scampoli di tempo, si dedica anche all’insegnamento degli studenti nell’ambito di progetti culturali scolastici. Ama Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Giorgio Gaber e i cantautori italiani anni ’70 e ‘80, che alterna a Mozart, Beethoven, Ciaikovskij. Si riconosce nell’ingenua testardaggine di Forrest Gump e spera un giorno vivere in un Paese normale, coi politicanti di professione che sbraitano e si accapigliano, confinati nell’isola dei noiosi.


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