martedì 23 luglio 2019

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Roberta Sibani: «Il mio vino bio nato all'ombra del tempio di Segesta»

Calici & Boccali

Dal marketing internazionale all'azienda di famiglia. E' la storia dell'imprenditrice palermitana che dopo aver lasciato l'Isola per lavoro ha deciso di tornare per prendere in mano le redini dell'azienda agricola creata dai suoi nonni agli inizia degli Anni 50. Quest'anno il Podere Messina ha prodotto le prime bottiglie, ed è pronto a trasformarsi in un resort


di Giusy Messina

«Appena l'aereo decolla da Punta Raisi, fisso negli occhi e nella mente l'immagine di quel mare. So che ne avrò una indicibile nostalgia. Più degli affetti, è il mare della mia terra che mi manca. Appena posso, scappo». Nella casa di vacanza di Castellammare del Golfo, Roberta Sibani, 34 anni, palermitana di nascita ma cittadina del mondo per lavoro, ritorna appena può per riconnettersi con se stessa. E ritrovare il centro della sua vita. Dopo una laurea in agraria, un master all'ISTUD di Stresa in formazione manageriale ed un'intensa attività lavorativa per una multinazionale, nel ruolo di responsabile marketing che l'ha portata in giro per il mondo, Roberta tre anni fa si è trovata a un bivio.

Roberta Sibani nel suo vigneto di Segesta

«Ero in autostrada - ricorda Roberta - stavo andando verso Palermo. Costeggiavo il mare. Dai finestrini abbassati, arrivava il suo profumo. Mi accostai e feci il punto sulla mia vita di emigrante, costretta ad andare via per mancanza di opportunità e prospettive. Sono molto fortunata, mi ripetevo, il lavoro mi dà grandi soddisfazioni, giro il mondo, conosco e mi confronto con realtà altre che mi aiutano a crescere professionalmente e come persona». Ma c'era un grosso “ma” che le pesava come un macigno sul cuore. «Ogni volta che tornavo, mia madre non faceva che ripetermi: sono stanca, non ce la faccio più a mandare avanti l'azienda da sola. Adesso la vendo».

Roberta Sibani a lavoro sulla vigna

«Ogni volta sentivo che una parte di me si lacerava. Quell'azienda all'ombra del tempio di Segesta - continua Roberta - l'ha creata mio nonno Vito nel 1953 insieme a mia nonna Ida. Coltivavano ulivi e viti, e l'uva veniva utilizzata per tagliare i vini, come si usava una volta. Mia madre Claudia, avvocato, unica figlia della coppia, dopo la morte del padre decide di rimboccarsi le maniche e di proseguire l'attività agricola. Una delle prima donne in Sicilia. Ma ormai si era stancata, e di quei 32 ettari non voleva saperne più nulla».

Nonna Ida e nonno Vito

Ferma sull'autostrada di fronte a quel mare che la ammalia e sembra interrogarla, Roberta decide di dare una sterzata al suo tran tran, intenso ma insoddisfacente: il Podere Messina sarebbe tornato a vita nuova con lei, unica erede. Avrebbe continuato a fare la spola tra il Veneto, dove lavora, e la Sicilia, per mettere da parte i soldi e realizzare la “sua” azienda. «Alla notizia, mia madre non fu d'accordo. Ormai stava cercando l'acquirente, troppi sacrifici mi ripeteva, e poi si preoccupava per me. Ma io ormai avevo deciso: avrei messo a frutto l'esperienza maturata in tutti questi anni fuori, nella mia terra, nell'azienda dove sono cresciuta, dove da bambina andavo con la mia famiglia a vendemmiare, a raccogliere le olive. Era arrivato il momento di restituire ciò che la mia famiglia, i miei nonni, mi avevano insegnato».

Roberta Sibani con la madre Claudia

Roberta intanto torna alla sua vita, al suo lavoro a Ritorna a Bassano del Grappa.
«Per tre anni, ci penso tre anni ininterrottamente – continua - erano tanti gli interrogativi. E' la scelta giusta, posso farcela a mettermi in proprio e a realizzare quel sogno che piano piano stava occupando i miei pensieri? Imbottigliare, fare il mio vino, dedicarmi a qualcosa di totalmente nuovo per me, scommettere sulla mia nuova esperienza di imprenditrice?». Il suo compagno Cristiano, sommelier per passione, la supporta. Roberta, così, decide di rischiare. Così lo scorso 30 marzo, per la prima volta, ha tenuto tra le mani la sua prima bottiglia, delle 3mila prodotte.

Il Podere Messina

«Non sono madre e quindi non so cosa significhi partorire, ma ho provato un'emozione forte, intensa - ricorda Roberta visibilmente emozionata - non proprio pulita e perfetta, ma quella era la mia prima bottiglia. Un catarratto in purezza di uve provenienti da agricoltura biologica, viti di circa 40 anni che ho voluto dedicare a Nonna Ida, la nonna autoritaria, un po' rompicoglioni - dice ridendo- ma che mi ha insegnato che nella vita bisogna lavorare sodo per avere risultati».
Volontà, tenacia, passione, sono il credo di Roberta. «Abbiamo già imbottigliato il bianco, ma per il rosso dedicato a Vito, il maestro per me, devo ancora aspettare. Le etichette sono pronte e le prime 1500 bottiglie di bianco sono già sugli scaffali di alcune enoteche e ristoranti».

Il primo rosso del Podere Messina

Al Podere Messina, a 400 metri di altezza sul livello del mare, dove la brezza marina e lievi escursioni termiche di agosto e settembre favoriscono una maturazione lenta e regolare dell'uva, contribuendo a creare una adeguata concentrazione di zuccheri e sostanze polifenoli che, che pur mantenendo alta l'acidità donano equilibrio, c'è fermento. «Da noi ci sono solo vitigni autoctoni -dice con fierezza - perché voglio che i miei vini possano raccontare nel bicchiere questo angolo di Sicilia dove storia, archeologia e natura si fondono da secoli».

L'uva bianca del Podere Messina

L'etichetta, un tempio sorretto da calici di vino, restituisce l'identità del luogo. «Ho curato tutto nei minimi dettagli - prosegue con entusiasmo- ho smesso di contare le ore che dedico alla mia azienda».
Roberta continua ancora a fare la pendolare, viaggiando tra Nord e Sud. Da una parte le ragioni della ragione, dall'altra le ragioni del cuore perché, come spiega «Il valore del mio progetto aziendale è la mia famiglia».

Il Podere Messina

Un passo alla volta, prova a costruire la sua visione. «Vedo già il baglio, posto in cima alla collina che domina il vigneto, ristrutturato in un resort dove coniugare relax e gusto. Tra qualche mese, intanto, inizieranno i lavori per un centro di degustazioni e poi a seguire il recupero della cantina che in questi anni è stata abbandonata». Guarda lontano Roberta. Sa che lì, nella terra dei suoi nonni, c'è la sua scommessa più grande: il riscatto di chi non vuole sentirsi più obbligato ad emigrare, di chi quell'opportunità se la crea proprio nel posto in cui ha deciso di vivere.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 28 maggio 2018
Aggiornato il 01 giugno 2018 alle 20:01





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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