sabato 17 novembre 2018

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Rivoluzione impressionista, a Catania i geni del cambiamento

Arte

Sarà visitabile al Palazzo Platamone dal 20 ottobre fino al 21 aprile del prossimo anno "Percorsi e segreti dell'Impressionismo", la mostra curata da Vincenzo Sanfo e Fiorella Minervino che vanta opere di Monet, Pissarro, Renoir e Degas. Minervino: «Noi pensiamo di essere dei grandi rivoluzionari ma questi artisti lo furono indubbiamente di più»


di Laura Cavallaro

Rivoluzionaria. È questo il termine più appropriato per definire la mostra “Percorsi e segreti dell’impressionismo”, curata da Vincenzo Sanfo, allestita all’interno di Palazzo Platamone a Catania e visitabile dal 20 ottobre al 21 aprile del prossimo anno. Questa definizione nasce dal voler sottolineare non solo il modo in cui artisti del calibro di Monet, Manet, Pissarro, Renoir, Gauguin e Degas approcciarono all’arte rompendo con il sistema accademico di allora ma anche perché, nelle oltre duecento opere presenti, si possono ammirare capolavori di artisti meno noti al grande pubblico come Ingres, Delacroix, Coubert, Corot, Millet.

Manao Tupapau et femme Maori di Paul Gauguin

Una scelta indubbiamente peculiare che affonda le sue radici oltre che nella pittura anche nelle acqueforti, nei pastelli su carta e cartone, nelle terrecotte e nelle litografie. Ed è proprio attraverso l’incisione e il disegno che gli impressionisti, come Degas, si sperimentarono, studiarono, presero appunti, questo a dimostrazione del fatto che nessun ambito artistico era subordinato all’altro. L’idea dalla quale abbiamo preso le mosse è centrale nel pensiero della storica dell’arte Fiorella Minervino: «Noi pensiamo di essere dei grandi rivoluzionari ma questi artisti lo furono indubbiamente di più. Non solo perché avevano alle spalle il Positivismo ma perché erano proiettati verso i grandi cambiamenti; con il barone Haussmann e Napoleone III la città di Parigi cambiò aspetto, sorsero le ferrovie, le fabbriche che attirarono in città gli abitanti delle campagne e le grandi Esposizioni Universali. Si scoprì anche lo sport, le gite domenicale fuori porta, i viaggi, i divertimenti, la sera al teatro o nei Cafè chantant».

L'ingresso della mostra degli impressionisti a Catania

Tornando alla mostra, inaugurata alla presenza dell’assessore comunale ai Beni Culturali Barbara Mirabella, di Gilles Chazal direttore del Petit Palais e dalla Minervino, curatrice dell'esposizione insieme a Sanfo, assente giustificato, si respira sin da subito un’aria bucolica sicuramente favorita dalle tinte pastello presenti sulle pareti che fanno risaltare ulteriormente i quadri. Mancano molti pannelli, ma questo a causa del maltempo che ha rallentato l’allestimento, come si tiene a precisare, così come le video-proiezioni che ormai sono una tappa obbligata di ogni mostra. Siamo certi, che a queste carenze si provvederà al più presto, in compenso questo piccolo disagio ci ha permesso di immergerci appieno nelle opere godendone ogni dettaglio.

Gilles Chazal, Barbara Mirabella e Fiorella Minervino

Le sale non seguono un percorso prestabilito, né cronologico, né per autore, se non per i maggiori. A trovare spazio sulle pareti sono i temi cardine del movimento artistico come i paesaggi talvolta impervi, è il caso de “La trombe” di Gustave Coubert o di “Vague”, straordinaria tecnica mista di Claude Monet, nei quali prevale la potenza del mare. Altre volte gli scenari si fanno pacifici come nel caso de “Coteaux de coquelicots à Louveciennes” di Alfred Sisley o “Paysage d’Ille de France” di Armand Guillaumin, dove si possono ammirare le bellissime pennellate allungate, gli stacchi netti di colore e i giochi di luce sull’acqua. Lo studio ossessivo della luce e della sua rifrazione, come ci spiega il professore Chazal, diventa elemento imprescindibile che ritroviamo in ciascun autore e in ogni ambiente, sicuramente amplificato dagli specchi d’acqua ma presente anche in paesaggi nevosi, cittadini o della campagna, sopra tutti “Les Nymphèas” di Claude Monet con le sue straordinarie sfumature di blu e verde.

Guarda la gallery delle opere esposte alla mostra

La figura femminile è anch’essa ricorrente, Somm adopererà per “La lettre” il pastello mentre in altri casi la matita e la china; le donne di Renoir invece ricordano per lo più studi e bozzetti. Una femminilità svuotata del suo senso erotico o sacrale immersa nella vita quotidiana come la terracotta “Maternitè”, in cui una madre allatta il suo piccolo. Le protagoniste non sono solo le donne comuni impegnate in atti quotidiani, mentre si lavano nelle tinozze, si asciugano, si pettinano come “Femme nue debout à sa toilette” di Degas o le lavoratrici della terra studiate da Camille Pissarro ma in particolare le artiste, è il caso de “La danseuse” di Guillaumin dove l’attenzione è rivolta alla posizione delle braccia e dei piedi della ballerina rispetto al viso. La donna di fine Ottocento riesce a ritagliarsi uno spazio anche dietro la tela, nel 1894 Suzanne Valadon entrerà all’Ecole des Beaux-Arts riservata fino ad allora ai soli uomini, seguita poi da Berthe Morisot e Mary Cassatt.

Non mancano autoritratti come quello di Cézanne o Desboutin, immagini di personalità in vista come Wagner o Baudelaire, e ancora l’esotismo di Delacroix e del suo “Lion” e quello di Gauguin con “Manao Tupapau et femme Maori”, presente anche con un vaso in terracotta brunita. Insomma, una ricchezza e una ricercatezza in ogni genere che si estende anche alla fotografia di Nadar, alla sua colorazione con la biacca e al movimento ispirato a Marey e Muybridge per gli studi sulla successione. Il cambiamento, l’innovazione diventano quindi una componente imprescindibile, è il caso dei battelli a vapore sulla Senna nell’acquaforte “Remorques au pont des Arts” di Signac e “Maison et petite place a Venise” di Bernard con le sue ciminiere tra i panni stesi. Una menzione a parte merita la premiere esquisse de “Bar aux Folies Bergère” di Edouard Manet, un passaggio delicatissimo prima di arrivare al lavoro conclusivo non solo per lo studio sul riflesso dello specchio alla spalle della donne che indica la fine di un mondo ma soprattutto per l’espressione rassegnata sul volto di quest’ultima che simbolicamente rappresenta la fine del movimento per l’artista, che dal 1892 non esporrà più.

Maternitè di Pierre-Auguste Renoir

Un’esperienza che merita di essere goduta pienamente per poter apprezzare le diverse tecniche in cui i più importanti artisti del XIX secolo si sono sperimentati e un’occasione unica per godere della bellezza e del gusto rivoluzionario di una società neanche troppo lontana dalla nostra.

Percorsi e segreti dell’impressionismo

A cura di Vincenzo Sanfo, Fiorella Minervino e con un testo in catalogo di Maithè Vallès-Bled

Un progetto Sicilia Musei, Dietro le Quinte, e Diffusione Italia International Group

Dal 20 ottobre 2018 al 21 aprile 2019

Tutti i giorni dalle 09.00 alle 19.00

Prezzo del biglietto € 12

Durata indicativa 1:15 h


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 ottobre 2018
Aggiornato il 26 ottobre 2018 alle 19:27





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