mercoledì 15 agosto 2018

mercoledì 15 agosto 2018

MENU

1

Ragalna, trait d'union tra il Simeto e l'Etna

Itinerari

Meno famoso dei centri con i quali il vulcano viene identificato, la ricchezza e la varietà della vegetazione del borgo del Catanese lo rendono uno dei polmoni verdi del mondo etneo. Per il suo legame storico con Paternò, cuore strategico del territorio simetino di cui fu frazione, è punto di congiunzione fra la vasta area del fiume ed il vulcano


di Salvo Fallica

Raccontare i luoghi è cercare di coglierne l'anima, analizzarne i molteplici volti per enuclearne gli aspetti essenziali. E non vi è dubbio che la bellezza del verde e del territorio vulcanico sia l'elemento unificatore di Ragalna. Si tratta di uno dei luoghi più affascinati dell'Etna. Meno famosa dei centri con i quali il vulcano viene identificato a livello nazionale ed internazionale, Ragalna merita di essere scoperta nei suoi plurimi aspetti. E per chi la conosce e pensa di averne una idea chiara, la vera sfida è quella di riscoprirla partendo da una ottica nuova.

Salirvi da Paternò è una esperienza suggestiva, poiché si parte da un territorio pianeggiante, nel quale si intersecano le zone di campagne della Piana di Catania e della Valle del Simeto sino alle sommità del vulcano. Il viaggio va fatto con una triplice ottica interpretativa: l'osservazione diretta del paesaggio che muta salendo verso l'alto; il fermarsi in alcuni luoghi panoramici e rivolgere lo sguardo all'indietro, ammirando la Piana di Catania e la Valle simetina; la scoperta di nuove angolazioni prospettiche da cui osservare la vetta dell'Etna.

Ragalna, piazza Cisterna, la chiesa madre e l'Etna sullo sfondo, foto Salvo Fallica

Ragalna proprio per il suo profondo legame con Paternò, cuore strategico del territorio simetino, è metaforicamente e concretamente il trait-d'union fra la vasta area del fiume ed il vulcano. Rende plasticamente l'idea di come storia geologica, storia geografica, natura, mondo sociale e cultura siano profondamente intrecciati.

La cittadina nonostante il forte flusso di insediamento urbano nella seconda metà del Novecento, dovuto al fenomeno della costruzione di case di villeggiatura, è riuscita a salvaguardare il notevole patrimonio ambientale. Proprio la ricchezza e la varietà della vegetazione la rendono uno dei polmoni verdi del mondo etneo. Un luogo che sin dall'antichità ha esercitato un fascino sulle varie popolazioni che hanno dominato il mondo simetino.

Sul piano storico e storiografico una documentazione certa risale al periodo dei normanni che dal castello di Paternò controllavano tutto il territorio. Alcuni studiosi locali hanno messo in evidenza che soprattutto nel periodo svevo questo territorio attirava aristocratici dediti alla caccia con il falcone.

L'aspetto storicamente prevalente per cogliere gli elementi sociali ed antropologici dei luoghi è il legame con Paternò. Occorre infatti ricordare che nel 1400 Ragalna entrò a far parte dei dominii della potente dinastia dei Moncada di Paternò. E si potrebbe continuare con molti altri esempi, ma non è questo il tema del nostro reportage. In questo spazio è importante però cogliere questa connessione perché è un aspetto senza il quale non si capirebbe la dimensione storico-sociale di questi luoghi.

La pineta di Ragalna, foto di Salvo Fallica

Ragalna ha raggiunto la propria autonomia nel 1985, ma la sue vicende risentono sempre del rapporto con Paternò. Basti pensare che da poco più di 3.700 abitanti, in estate la sua popolazione supera i 20 mila abitanti, con una grande presenza di persone provenienti dalla città delle arance. Fermo restando la legittima autonomia dei due centri, sarebbe opportuno che i governi locali iniziassero a costruire progetti sinergici sul piano dello sviluppo turistico, questo aumenterebbe la loro capacità competitiva in questo settore. Anzi, dovrebbero ampliare la loro sinergia con territori etnei turisticamente più forti. Nell'era della competizione globale non basta solo la riscoperta delle identità locali serve la capacità di far rete, creare sinergie infrastrutturali e nei servizi turistici.

La visione delle immagini di questi territori rende ancor più chiaro questo concetto, non a caso il nostro reportage salendo verso Ragalna, fa tappa a Corrone (in territorio di Paternò) un piccolo luogo noto per una sorgente di acqua. Da questa località si coglie la profonda unità di questi territori dominati dall'Etna.

L'Etna vista da Corrone, foto di Salvo Fallica

Giungendo nel territorio di Ragalna si resta colpiti dalla bellezza e varietà della vegetazione, ed anche dell'intreccio fra verde ed area vulcanica. Uno dei cuori urbani della cittadina è piazza Santa Barbara, l'altro è la storica piazza Cisterna dove vi è la chiesa madre, Madonna del Carmelo, che rappresenta il punto nodale della vita religiosa del territorio. Le immagini della fotogallery mostrano come la piazza sia una sorta di panorama sul verde e soprattutto di proiezione verso l'Etna. Suggestiva la visione dell'Etna che si affaccia sulla piazza, con uno sghembo di immagine del vulcano che sembra sfiorare la chiesa.

Piazza Cisterna a Ragalna, foto di Salvo Fallica

Salendo verso piazza Rocca si possono osservare ville immerse nel verde, ma soprattutto scorci di paesaggio di mondo etneo. Da piazza Rocca si colgono altre visioni del vulcano che sovrasta le abitazioni ed in un gioco prospettico sembra toccarle.

Ragalna è ricca di uliveti, frutteti e vigneti. Salendo verso l'alto i paesaggi divengono ancora più affascinanti e sui generis. Percorsi di montagna, sentieri, grotte vulcaniche... Durante l'itinerario ragalnese si passa dai colori più accesi della vegetazione delle colline a quelli tipici da montagna nelle aree sommitali. Come mostra la nostra fotogallery, nelle stesse ore del giorno, si può osservare un clima primaverile nelle zone più basse della cittadina ed un clima invernale nelle parti più alte imbiancate di neve.

Il polmone verde è il Parco Monte Arso. La pineta è uno dei luoghi più sorprendenti di Ragalna, da qui si snodano sentieri e percorsi di montagna, altri colori, altre scenografie, altre visioni ed atmosfere suggestive. E ad ogni angolo vi sono immagini che colpiscono per bellezza ed originalità.

E si respira aria pura, il clima salubre della cittadina non è un mito ma una realtà. Scoprire Ragalna è un viaggio nella bellezza dell'ambiente, non solo come contemplazione estetica ma come immersione nella natura...

Guarda la galleria delle immagini di Ragalna


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 14 maggio 2018
Aggiornato il 21 maggio 2018 alle 12:38




TI POTREBBE INTERESSARE

Alla scoperta di Scicli guidati dai "seguaci" della dea Tanit

“Tanit Scicli” è la scommessa di un gruppo di giovani con la passione per la storia e l’arte della Sicilia, ma soprattutto con una gran voglia di non mollare e di mettere le radici del proprio futuro in questa terra. Dal 20 luglio al 7 settembre, ogni venerdì, propongono un calendario di visite alla scoperta di percorsi storici, culturali e naturalistici unici della cittadina iblea

Trecastagni, dove la bellezza è un patrimonio da condividere

I cittadini del borgo alle pendici sud-orientali dell’Etna dopo l’azzeramento dell’amministrazione comunale reagiscono all’accusa di "mafiosità" tout court mostando l'aspetto più bello e sorprendente del territorio: una fucina di artisti e un movimento di imprenditori che riempiono le strade di colori, profumi e parole, e aprono le loro antiche case ai visitatori

Il "campanilismo" di Giarre e Riposto che affondò le sorti di Jonia

L'ostentazione dei campanili dei principali templi cristiani - il Duomo di Giarre e la basilica minore di Riposto dedicata a San Pietro -, dei due comuni attigui, tra i principali della costa ionica etnea, plasticamente vogliono quasi ribadire la "necessità" della separazione delle brevi sorti comuni, dal 1939 al 1945, racchiuse nel 1942 nel nome "fascistizzato" di Jonia

Oltre il castello, Mussomeli al di là delle tracce ancora vive di Manfredi Chiaramonte

Gli studenti del Liceo classico e alberghiero Virgilio il 10 giugno organizzeranno una nuova visita guidata dell'antico maniero del paese nisseno, il Nido d’aquila fuso nella rupe, ma chi ha voglia di scoprire per bene (rigorosamente a piedi) lo storico borgo troverà numerosi scorci, piazze e monumenti che ne richiamano i fasti di una volta

Sambuca di Sicilia, la resilienza a passo slow

Nel borgo agrigentino, "il più bello d'Italia" nel 2016, la gentilezza - anche nei confronti del territorio - è una qualità di cui non si può fare a meno. Nonostante le difficoltà del momento economico e la posizione geografica, che certo non li favorisce, i sambucesi tentano una rivoluzione sociale riappropriandosi dei modi e dei tempi del passato ma guardando al futuro

Il piacere di riscoprire Biancavilla

La cittadina etnea, balzata all'onore delle cronache per problemi di inquinamento da amianto, va anche raccontata per i suoi gioielli culturali ed ambientali, la bellezza delle chiese del centro storico, l'armonia urbanistica della sua piazza centrale ed anche gli splendori delle pendici che portano all'Etna