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Quell'ottica siciliana che ci fa capire cosa è successo in Italia

Libri e fumetti

La Sicilia ha avuto un ruolo importante in diversi passaggi storici nazionali ed europei, come ben evidenziato in “Storia della Repubblica” dello storico Guido Crainz, un racconto critico, multidisciplinare e ben strutturato di settant'anni di storia italiana


di Salvo Fallica

La Sicilia non è affatto una realtà marginale nella storia nazionale ed europea. La storia italiana può esser letta anche attraverso l'ottica isolana. La nostra riflessione parte da un libro che ricostruisce la storia dell'Italia repubblicana cogliendo le interazioni fra potere centrale e dimensioni locali, individua i nessi profondi fra le vicende nazionali e quelle internazionali e nel contempo dà il giusto peso alle dimensioni regionali. Ovviamente la Sicilia ha un ruolo importante in diversi passaggi storici. Ne vien fuori un racconto critico, multidisciplinare e ben strutturato di settant'anni di storia italiana. Il libro è “Storia della Repubblica L'Italia dalla Liberazione ad oggi”, edito a fine 20015 da Donzelli, ne è autore lo storico friulano Guido Crainz. Lo studioso oltre al rigore bibliografico sa utilizzare una molteplicità di fonti: dai documenti d'archivio alla letteratura, dal cinema al giornalismo, dalle canzoni d'arte al design, dai classici dibattiti politici all'analisi sociale che emerge dalla multimedialità. Il libro è esemplare anche dell'importanza della stampa nel dibattito politico-sociale dei settant'anni della Repubblica: inchieste, commenti ed editoriali, sono documenti che fotografano ed interpretano diverse sfumature dei processi storici in divenire. Crainz inquadra la questione del Mezzogiorno nell'ambito della storia nazionale, senza cadere in facili stereotipi. Coglie le contraddizioni, i limiti, le ombre ma anche le luci. Il tutto però non è mai visto in chiave localistica ma nel flusso delle vicende nazionali.

Lo storico Guido Crainz

I vari elementi negativi che emergono già nel post-secondo conflitto mondiale in Sicilia vengono letti non come semplici elementi endemici ma all'interno delle dinamiche della vita della Repubblica e delle scelte di politica internazionale. Scrive Crainz: “Tutto spinge ormai verso la fine della 'coabitazione forzata' con le sinistre, come si disse: dietro il pesante arretramento della Dc alle elezioni siciliane dell'aprile 1947 vi è anche il sostegno dato alla destra qualunquista e monarchica dalla Chiesa di monsignor Ruffini. Un ulteriore elemento di tensione in un clima già torbido: all'indomani di quel voto a Portella della Ginestra la banda di Salvatore Giuliano fa strage dei contadini riuniti a festeggiare il Primo maggio. A gennaio vi era stato l'assassinio del sindacalista Accursio Miraglia, nel marzo successivo vi sarà quello di Placido Rizzotto e molti altri seguiranno: sullo sfondo le ombre della mafia e del latifondismo ma anche la collusione di uomini dello Stato. E' però un'inflazione senza freni a squassare le incerte fondamenta della Repubblica”. Repubblica che De Gasperi salverà con i fondi del Piano Marshall, rafforzando quello che all'inizio era un debole dialogo con gli Stati Uniti, ed agendo con autonomia sia nei confronti della Dc che del Vaticano.

Nel testo vi sono molte figure di siciliani, politici ed intellettuali, che hanno contribuito alla storia italiana, l'approccio è sempre equilibrato e critico. Così si palesano le contraddizioni del conservatorismo di Scelba ma anche quelle di una mente raffinata quale il leader del Partito Popolare Don Luigi Sturzo che ritirerà la propria disponibilità a fare il candidato di una lista civica a Roma, comprendente anche monarchici e neo-fascisti, solo dopo i duri scontri intestini alla Dc. Va ricordato che l'operazione reazionaria nasceva dall'asse tra i settori più integralisti della Curia romana ed il tradizionalismo oltranzista di figure quali Luigi Gedda ed era volta alla “sconfessione” della politica di De Gasperi. Che agendo invece con coerenza, come è noto, ebbe un dissidio anche con il papa Pio XII.

Don Luigi Sturzo

Crainz analizza sul piano storico gli anni del “boom economico”, racconta delle migrazioni interne, ricostruisce la nascita della Cassa del Mezzogiorno, e ne descrive luci ed ombre, la positiva spinta originaria propulsiva sul piano delle infrastrutture e dello sviluppo e tutte le successive e note degenerazioni. Delinea con puntualità la capacità di mobilitazione politica e sindacale delle principali città siciliane (Palermo e Catania) ed anche dei centri minori (Licata), in sinergia con le grandi metropoli, in occasione delle proteste dopo le vicende di Genova del 1960 che portarono alla caduta del governo Tambroni, sostenuto dal Movimento sociale italiano “ancora fedele al fascismo ed alla Repubblica di Salò”.

Analizza i drammatici periodi degli anni '80 e '90. “L'epicentro dello scontro è ancora in Sicilia, ove è decisiva in molte indagini la legge che ha introdotto il reato di associazione mafiosa e il sequestro dei beni (l'aveva fortemente voluta Pio La Torre)”.

Pio La Torre

La commissione antimafia già nel 1985 segnala che “un nuovo terreno di conquista si trova nelle regioni del Centro-Nord”. “A Palermo dopo l'assassinio del giudice Rocco Chinnici (1983) Antonino Caponetto si candida a proseguirne il lavoro e dà vita ad un pool antimafia cui chiama Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e altri”. Crainz ricorda il maxi-processo con cui lo stato infligge un colpo durissimo a Cosa Nostra. L'analisi del '92, “anno rivelatore”, è strutturata sulle interconnessioni dei più importanti accadimenti italiani, con la Sicilia in primo piano. Un libro da leggere...

Guido Crainz, “Storia della Repubblica”, Donzelli Editore, pagine 388, Euro 27,00


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Pubblicato il 27 agosto 2018





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