Quel Dio Web onnipresente che non ci fa sentire il frinire delle cicale

Recensioni Per la rassegna Palco Off, uno strepitoso Matthias Martelli, da molti giustamente considerato il più genuino erede di Dario Fo, ha portato sulla scena del Centro Zo di Catania l'esilarante spettacolo "Nel nome del Dio Web", ovvero il racconto della trasformazione dell'homo naturalis in homo tecnologicus

All’inizio si diffonde un insistente frinire di cicale. Un’immersione nella natura che poi lascia il posto a un inquietante spettacolo sul nuovo Dio del folle mondo moderno: il Web e i suoi smaniosi figli, gli uomini del XXI secolo.

Da homo naturalis a homo tecnologicus, come dire allontanarsi irrimediabilmente dalla nostra vera e più profonda essenza. Questo il messaggio che uno strepitoso Matthias Martelli, da molti giustamente considerato il più genuino erede di Dario Fo, ha portato sulla scena sabato 1 e domenica 2 dicembre al centro Zo di Catania nell’ambito della fortunata rassegna Palco Off, ideata dalla vulcanica Francesca Vitale, che sempre sorprende e mai delude.

Matthias Martelli in “Nel nome del Dio web”

“Nel nome del Dio web”, questo il calzante titolo della piéce, ha coinvolto e sgomentato il foltissimo pubblico, che, tra risate e attimi di sospensione, ha goduto di un monologo piacevolissimo, intriso di sfiziosi neologismi. Così tra la Chiesa chattolica e un digito ergo sum, il mattatore, sulla scia della migliore tradizione giullaresca d’autore, con un uso sapiente del corpo e della voce, capace davvero di attraversare tutti i registri e le modulazioni, ha impersonato l’esilarante Don Aifon che invita i fedeli a rispondere “mi piace” al suo irriverente salmo o il giovane dipendente dall’amore malato e osceno per una fantomatica assistente vocale e si dispera per la perdita di un puro flatus vocis; o ancora un professore del futuro che spiega ai suoi allievi la follia del nostro tempo, il nostro psicodramma collettivo di cui siamo vittime (quasi) inconsapevoli.

Bellissimo anche il contributo dei video, con gli uomini che a testa china non vedono il mondo che li circonda e cadono nei tombini; o con l’intervista a una immaginaria drogata di web e di like, che inizia a disintossicarsi da una nuova dipendenza a cui nessuno di noi può ormai sottrarsi. Perché poi è stata proprio questa la forza di questo spettacolo: creare un meccanismo di identificazione immediato nello spettatore: quei folli likomani siamo noi, pochissimi esclusi, cui, se manca il cellulare, manca l’aria. Ormai è un’autentica fede, purtroppo, e malriposta, al suono di: “Per iI Like, con il Like, nel Like. A te Dio Web onnipresente…

Come ci siamo ridotti, poveri esseri umani del Digitocene. Matthias Martelli, attore dalle grandi potenzialità sceniche e animato dall’energia della giovinezza, ci mette sull’avviso: torniamo a guardarci negli occhi, intensamente, a provare brividi per uno sguardo. Abbandonando web, like e droghe informatiche varie. Commovente resta nel cuore l’intenso appello finale della performance: torniamo uomini che godono immensamente del dolce frinire delle cicale in una stellata notte d’estate…

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