Premi e bandi Nel segno di Andrea Camilleri, impresa e cultura all'azienda vitivinicola gelese Casa Grazia con la prima edizione del “Premio Vigàta”, istituito dalla famiglia Brunetti in collaborazione con il Comitato per le celebrazioni del Centenario della nascita dello scrittore empedoclino. Per il giornalismo premiati, Donata Agnello, direttrice del mensile "I Love Sicilia", Mario Andreose, presidente de “La nave di Teseo”. Per la narrativa, Michele Brambilla e Paolo Di Stefano. Premio speciale a Silvana Grasso per l'originalità nell'invenzione linguistica
Aneddoti e curiosità nel segno di Andrea Camilleri hanno intrecciato memoria condivisa e identità culturale, in occasione della prima edizione del “Premio Vigàta”, svoltosi a Gela il 12 settembre scorso. Voluto dalla famiglia Brunetti per celebrare il felice connubio tra cibo, storie, luoghi e territori nel centenario della nascita dello scrittore empedoclino che con la sua inventiva linguistica ha traghettato la Sicilia, tra realtà e immaginazione, nel mondo, il premio è stato ospitato tra le vigne e gli ulivi di Casa Grazia, di proprietà della famiglia. Incastontata nello scenario della bellezza incontaminata della Riserva Naturale del Lago Biviere, il più grande lago salato costiero della Sicilia, Casa Grazia coniuga, ancora una volta, impresa e cultura, nel solco della sua mission. «Un premio destinato a durare nel tempo – ha esordito Maria Grazia Di Francesco Brunetti, amministratrice di Casa Grazia nel suo discorso di apertura – perché è soprattutto un progetto ad ampio raggio che celebra il genio di Andrea Camilleri e il legame indissolubile tra letteratura, territorio e luoghi. Il nostro auspicio è che questa serata diventi un momento di incontro, di bellezza e di ispirazione, in cui la cultura e la comunità si incontrano e si rafforzano reciprocamente».

Andrea Camilleri
Un puzzle a più voci ha puntellato la cerimonia di premiazione condotta da Ornella Sgroi, giornalista del Corriere della Sera, che con eleganza e bravura ha catturato l’attenzione del pubblico numeroso con un ritmo vivace, mai banale, a tratti emozionante. Tra immagini e parole, le prime quelle della nipote di Andrea Camilleri, Alessandra Mortelliti, regista, che, in rappresentanza del Fondo “Andrea Camilleri”, partner dell’iniziativa, ha plaudito il Premio Vigàta definendolo “faro di bellezza per la Sicilia”, a cui sono seguite quelle di amici e colleghi presenti alla cerimonia, si è snodato il “racconto” su “il padre” di Montalbano e della preziosa eredità letteraria da custodire e consegnare alle giovani generazioni. Il Premio Vigàta, nato in collaborazione con il Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Andrea Camileri, il Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salvatore Zuppardo”, patrocinato dal Comune di Gela con il sindaco Terenziano Di Stefano e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Gela, retto da Peppe Di Cristina, nell’ambito dell’iniziativa “Gela tra mito e letteratura”, che si avvale del supporto del comitato scientifico (composto da, Andrea Cassisi, giornalista de “L’Avvenire”, Vincenzo Castellana, direzione creativa Casa Grazia, Sarah Zappulla Muscarà dell’Università di Catania e Enzo Zappulla, presidente Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano), sancisce il profondo legame tra Camilleri e la città di Gela, da cui ricevette, nell’ambito di una cerimonia svoltasi a Roma nel 2017, la cittadinanza ad “honorem”.
E Gela fu la prima città che nel 1982, attraverso l’Accademia Eschilea, riconobbe il talento di Camilleri tributando ad uno scrittore ancora poco conosciuto ai più, un riconoscimento al romanzo, “Un filo di fumo”, edito da Garzanti. Ed è stata la professoressa Sarah Zappulla Muscarà, presidente della giuria del Premio Vigàta, a svelare alcuni retroscena di quel premio a distanza di crca 40 anni. «Faticai non poco – ha raccontato la Zappulla – a convincere Gesualdo Bufalino, che era tra gli altri in giuria insieme a Federico Hoefer e Salvatore Sciascia, a premiare Camilleri insistendo proprio sull’originalità del suo linguaggio letterario. Ed oggi sono davvero orgogliosa e felice di essere qui perchè il Premio Vigàta promuove la cutura, incentiva la lettura perché il libro è l’unico, come scrive Orazio, che vive aere perennius, più duraturo del bronzo».
La giuria del “Premio Vigàta” – composta da Andrea Cassisi, giornalista de “L’Avvenire”, Felice Cavallaro, giornalista del “Corriere della Sera” ed ideatore e presidente de “La Strada degli scrittori”, Maria Grazia Di Francesco Brunetti, amministratrice di Casa Grazia, Francesco Liardo, direttore finanziario di Sicilsaldo Group – ha premiato personalità di rilievo del giornalismo e della narrativa a cominciare da Donata Agnello, direttrice del mensile “I Love Sicilia”, un magazine che affronta gli aspetti della bellezza, dell’arte, dell’innovazione e della capacità produttiva dell’Isola, senza trascurarne i paradossi, i ritardi, le contraddizioni e gli aspetti critici. Premio anche a Mario Andreose, giornalista, traduttore, scrittore (da ricordare “Voglia di libri”, “Uomini e libri”), e presidente della casa editrice “La nave di Teseo”, figura storica dell’editoria, protagonista di primo piano della cultura libraria italiana, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi, dall’esperienza nel Saggiatore alla direzione della Bompiani, all’amicizia e al sodalizio con Umberto Eco, fino all’ultima importante iniziativa, la fondazione della casa editrice “La nave di Teseo”, condotta al fianco di Elisabetta Sgarbi.

Premiati e giurati della prima edizione del “Premio Vigàta” di Gela
Per la narrativa, il premio è stato assegnato a Michele Brambilla e a Paolo Di Stefano, figure di primo piano del giornalismo che si sono distinti anche nella narrativa. Michele Brambilla, direttore del “Secolo XIX”, al culmine di una carriera giornalistica di grande prestigio, è autore ora di “Non è successo niente di grave” (Baldini+Castoldi), un noir fortemente intrigante, fascinoso, sorprendente tra cronaca e memoria, una brutta storia che tra l’inverno e la primavera del 1980 sconvolge la tranquilla Brianza e mette alla prova l’ostinazione e l’intuito di un cronista d’altri tempi. Paolo Di Stefano, giornalista culturale del “Corriere della Sera”, è anche scrittore pluripremiato per romanzi familiari e sociali che affrontano i momenti chiave della storia italiana (e particolarmente siciliana). Con “Una giornata meravigliosa” (Feltrinelli) ci fa attraversare una giornata di settembre dall’alba alla notte nell’intreccio folle di storie grottesche, comiche e tragiche. Un romanzo singolare, di grande fascino, che sfida il nostro tempo, inseguendo molte e variegate vicende e personaggi che si muovono nella commedia umana, spesso vertiginosa e incomprensibile, del presente.
La scrittrice e filologa etnea Silvana Grasso, gelese d’adozione, è stata premiata con il Premio Speciale Vigàta, consegnato da Maria Grazia Di Francesco Brunetti, per “l’originalità nell’invenzione linguistica, la potente magmatica lingua letteraria che la scrittrice forgia e scolpisce come uno scultore, per le innovazioni di merito, di metafora e similitudine testalmente citate dal prestigioso Treccani”. Vulcanica come la sua terra d’origine, Giarre, Silvana Grasso con la sua vis teatrale ha ipnotizzato il pubblico di Casa Grazia con le sue performance linguistiche tra il greco e il siciliano. Rendendo vive e contemporanee, alla stregua di Camilleri, le radici della nostra identità.

Premio Vigàta, Silvana Grasso premiata da Maria Grazia Di Francesco Brunetti



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