domenica 20 gennaio 2019

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Ponti sul Simeto, millenni di storia nel culto dell'acqua

Sicilia antica

Leggere i territori attraverso le infrastrutture antiche. Nel periodo romano c'è stata la prima regolamentazione delle acque delle sorgenti della Valle del Simeto che sono state incanalate in acquedotti e convogliate in stabilimenti termali. Il più importante acquedotto della Sicilia romana nel periodo imperiale, conduceva l'acqua da Santa Maria di Licodia a Catania


di Salvo Fallica

Raccontare i luoghi attraverso i ponti, ammirare e leggere i territori attraverso le infrastrutture antiche, vuol dire esperire il fascino della conoscenza sul piano storico-culturale, geografico ed estetico. Le immagini come visioni d'insieme sono conoscenza, lo sono sul piano teorico e pragmatico. Le foto a corredo del reportage ci proiettano immediatamente nel cuore della Valle del Simeto, questa dimensione storico-culturale e naturale che racchiude millenni di storia. Un luogo in cui vi è ancora molto da scoprire e riscoprire.

Foto aerea della Valle del Simeto, foto di Giuseppe Barbagiovanni

Il viaggio parte dal ponte romano costruito, secondo gli studiosi, nel II secolo dopo Cristo. Come ricorda Giuseppe Barbagiovanni, responsabile regionale della sezione giovanile di SiciliAntica: «Il ponte che si trova nella zona di Pietralunga (a Paternò) è venuto alla luce grazie al lavoro di ricerca (dal 1991 al 1994) della dottoressa Maria Grazia Branciforte. Va ricordato anche l'importante lavoro degli studiosi ed archeologi Laura Maniscalco e Brian McConnell. Nelle contrade di Pietralunga e Monte Castelluccio con i lavori coordinati da McConnell sono emerse le tracce di un villaggio del IX secolo. E sempre nell'area sono state ritrovate delle ceramiche greche risalenti alla fine dell'VIII secolo, segno che nella Sicilia dei greci l'area di Paternò ebbe un ruolo già sin dal loro arrivo nella costa ionica ed il loro insediarsi nelle aree interne della Sicilia Orientale».

Barbagiovanni chiosa: «Noi con tenace costanza ci battiamo per far conoscere ogni angolo meraviglioso del mondo etneo e della Sicilia. E ci battiamo affinché ogni bene culturale, archeologico e paesaggistico venga salvato e valorizzato. La Valle del Simeto è una delle dimensioni più importanti storicamente, culturalmente, archeologicamente e dal punto di vista naturalistico dell'intera Isola».

Resti del ponte romano di Pietralunga, foto di Giuseppe Barbagiovanni

Mimmo Chisari, storico e presidente di SiciliAntica Paternò, autore di bei libri - fra i quali i ricordiamo "Mulini ad acqua nella Valle del Simeto", "Ducezio ed i siculi", "Euno re degli schiavi", "Il culto dell'acqua nella Sicilia antica" -, è uno dei più acuti studiosi del mondo etneo. Chisari per far comprendere l'importanza strategica di questi territori parte da un tema fondamentale: l'acqua. Come è noto le civiltà fiorenti nell'antichità sono nate vicino alle fonti d'acqua, gli esempi sono molteplici: dalla Mesopotamia alla Cina, all'India, solo per citarne alcune. Chisari argomenta: «Nel periodo romano c'è stata la prima regolamentazione delle acque delle sorgenti della Valle del Simeto che sono state incanalate in acquedotti e convogliate in stabilimenti termali, di cui sono stati ritrovati resti nei territori di Paternò, di Adrano e di Misterbianco, mentre un acquedotto, il più importante della Sicilia romana nel periodo imperiale, conduceva l'acqua da Santa Maria di Licodia a Catania. I Romani costruirono, inoltre, una serie di ponti sul Simeto per rendere più sicura la viabilità e collegare, attraverso la via del grano, il territorio della costa con la parte interna della Sicilia». «Non a caso - aggiunge Chisari con puntuale ricostruzione filologica - con l’espressione munire viam gli architetti intendevano dire costruire una via con i relativi ponti».

Chisari ci fa viaggiare nel tempo e nello spazio geografico: «Da Nord a Sud si possono, oggi, identificare le seguenti strutture: il ponte della Cantera, la cui ricostruzione è attestata nel 1121 per opera di Ruggero I; il ponte di Centuripe, identificato solo da pochi resti riprodotti da Jean Houel nel Voyage pittoresque dans les iles de Sicilie et Malthe in uno dei suoi pregevoli acquerelli, è stato citato come uno dei Tres pontes in un documento del 1208, mentre il ponte di Pietralunga, risalente al II secolo d. C, è stato descritto nel 1781 da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari nel suo Viaggio per tutte le antichità della Sicilia. Nel 1994 l’arcata di testata del ponte, con sperone frangiflutti, è stata riportata alla luce in un intervento di recupero da parte della Soprintendenza di Catania. Più a Sud un altro ponte romano, collocato sul fiume Simeto nel luogo detto la Giarretta dei Monaci, faceva parte della strada Catina-Agrigentum. Di esso oggi sono appena visibili pochi e mal conservati resti della base di uno dei piloni di sostegno dell’arcata. Il ponte era collegato a una trazzera attraverso cui il frumento, che si produceva nel vasto territorio di Paternò, veniva trasportato a Catania».

Il ponte romano di Pietralunga, foto di Giuseppe Barbagiovanni

L'itinerario continua nel territorio di Adrano, dove vi è una infrastruttura che è un altro gioiello storico ed architettonico, esteticamente affascinante, ed in buone condizioni. Si tratta del Ponte dei Saraceni. Ponte da ammirare e luogo dal quale ammirare il paesaggio circostante, dal fiume sottostante che scorre nell'antica roccia vulcanica scavata nel corso di moltissimi millenni dall'acqua del Simeto, alla visione del verde che lo circonda e dall'immagine dell'Etna che da lontano sovrasta il territorio. Chisari evidenzia che: «Il suggestivo ponte dei Saraceni con la sua grande arcata a sesto acuto che scavalca il Simeto, documentato con certezza dal 1158, presenta nell’arco principale un basamento che potrebbe risalire all’epoca romana. Ogni ponte romano costruito, come sottolinea Giovanni Uggeri nella Viabilità della Sicilia in età romana, per collegare le principali strade consolari, rappresentava però un atto di empietà verso la sacralità dell’acqua tant’è che nell’antica Roma, l’architetto, a cui era dato il compito di costruire un ponte, doveva possedere soprattutto un carisma religioso in quanto superare un corso d’acqua era ritenuto un atto sacrilego che doveva essere espiato con un sacrificio».

Il ponte dei Saraceni di Adrano, foto di Salvo Fallica

Si tratta di luoghi pieni di bellezza, intrisi di fascino, e densi di storia...


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Pubblicato il 04 gennaio 2019





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