“Perturbanti congiungimenti” di Gianfranco Sorge, quel filo sottile che unisce la mente alla realtà

Libri e Fumetti I romanzi dello psichiatra e scrittore catanese sono sempre uno shock. Non è da meno "Perturbanti congiungimenti", pubblicato da GoWare, racconto di umane debolezze centrato sulla figura di Musilia, ragazza cresciuta con l'incubo della madre che voleva plasmarla in tutto, che finisce in una storia d'amore con un uomo sposato che la vuole costringere ad abortire. Dalla sua scelta di non farlo ne deriva la sua nuova "nascita"

Non è nuovo a colpi di scena Gianfranco Sorge, scrittore e psichiatra nonché docente nella sezione Catania dell’Istituto italiano di psicoanalisi di gruppo. Già nelle sue precedenti pubblicazioni, ne vanta più di cinque, lo shock è sempre stato ben donde superiore al coup de théâtre. Sembrava essersi addolcita quella penna splatter, che aveva raggiunto dissonanze realistiche in Breakdown! pubblicato da Augh! Edizioni, quando improvvisamente è arrivata una copertina a sfondo nero con una culla bianca avorio e un titolo interessante, che hanno fatto presagire il ritorno del maestro della fiction dubbiosa.

Pertubanti congiungimenti, goWare edizioni, che è dedicato ad una maestra dell’autore, narra di Musilia, nata dall’unione di Gloria e Raul sviluppatasi in area universitaria: lui professore, lei sua allieva. Come molti potranno affermare, ci sono persone che se raggiungono una intesa forte col proprio idolo, sviluppano un legame fatto di bigottismo e necessità di vivere fatto di apparenze.

Gianfranco Sorge

Musilia rappresenta il prototipo e classico esempio di figlia che deve incarnare i bisogni di grandezza di una madre che desidera plasmarla a propria immagine e somiglianza, allevando così la prole in un clima claustrofobico e angosciante. Musilia è erede di quei perturbamenti tipici che i bambini subiscono quando hanno genitori che condizionano tutte le fasi dell’età evolutiva.
Il nome della ragazza venne scelto dai genitori in onore di Robert Musil, scrittore e drammaturgo austriaco del quale Gloria e Raul erano studiosi, e qui si rivela quel condizionamento psicogeno che in Sorge spesso troviamo e che sempre ci nutre di profonde tematiche della sua professione, tant’è che Gloria vede nella figlia ciò che lei avrebbe voluto essere, facendolo con condizionamenti che hanno, come già suddetto, del claustrofobico, sino a spingersi addirittura verso un tentativo di inculcarle delle tecniche e forme di precisione e perfezione che sortiscono in Musilia scompensi nella ribellione per una naturale crescita come in ogni ragazzina: il trauma ha una base molto potente. Gloria non paragona la propria figliola al cospetto socio ambientale dei propri coetanei, inculcandole che lei è un cervello elevato con condizioni drastiche per la ragazza, che subisce reazioni negative dei compagni che sfiorano il bullismo.

Fortuna, o sfortuna della ragazza, che il suo temperamento caratteriale la portava ad essere reattiva trovando la forza di imporre la propria personalità, tanto che la sua crescita galoppava con le prime esperienze amorose e sentimentali, durante il percorso liceale, dove anche le esperienze più negative non potevano che rafforzarne la scocca psicofisica-relazionale.

Purtroppo come spesso accade in situazioni simili, la ragazza si deve confrontare con un ambiente familiare intriso di ipocrisie, sviluppato dalla complessa personalità della madre, che creava con il suo modo di vedere la vita familiare, i presupposti per allontanare da se la figlia e pure il marito, il quale non disdegnava qualche scappatella extra coniugale.

Il tempo, trascorreva inesorabile per tutti. Musilia pur avendo delle tendenze artistiche non di basso rilievo, che spaziano dalla pittura alla scultura, inconsciamente, o forse consapevolmente, pur di non accontentare la madre, velleitaria di un futuro da artista per la figlia, dopo il liceo si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza, dove riuscì a laurearsi con un’ottima tesi che le valse il 110, ma senza lode.

Il suo percorso accademico sino ad abilitarsi alla professione di avvocato, seguì in parallelo con un suo coetaneo, Riccardo, col quale aveva instaurato un profondo rapporto amicale, nulla di più. È pur vero che Riccardo invece, ragazzo molto chiuso in se stesso e introverso, coltivava un sentimento per Musilia, che andava oltre la semplice, seppur profonda, amicizia. Assieme furono assunti in uno studio legale associato, dove uno dei soci titolari era Ulderico Acciai, giovane brillante e di bell’aspetto che non tardò a fare breccia nel cuore di Musilia. Ulderico, anche se sposato e padre di una bambina, non nascondeva di avere predilezione per le donne al di là dell’attrazione, tant’è che mentre al “povero” Riccardo concedeva un rapporto freddo e distaccato, con Musilia assumeva tutt’altro comportamento.

Inevitabilmente tra i due nacque ciò che la natura crea: amore, che si trasformò in una convivenza con la conseguente che mentre la ragazza sognava delle aspettative di formare una coppia a tutti gli effetti, per Ulderico era nient’altro che una avventura, certamente coinvolgente e meravigliosa, ma sempre una avventura.

Perturbanti congiungimenti

Gianfranco Sorge, pone il primo tassello esistenziale. Testimone di questa nuova coppia è Riccardo, che riceve un trattamento scostante anche nei suoi sogni costellati sempre dal fascino della presenza di Musilia, ora assieme ad Ulderico. Riccardo non aveva alle spalle una buona storia familiare. I suoi si erano separati quando ancora lui bimbo frequentava le scuole elementari. Una separazione che segnò la sua formazione sino a diventare adulto, con le conseguenze della transizione adolescenziale e della prima maturità che lo allontanavano da una presa di coscienza del reale, facendolo sprofondare in acute depressioni e momenti di violento sconforto. Come accade nel suo rapporto con Musilia, in lei aveva intravisto non solo uno spiraglio di luce ma proprio la possibilità di ribaltare la propria esistenza.

Musilia viveva la sua relazione ben donde oltre la normalità dell’eccitamento dei sentimenti, perché lo stesso Ulderico si era fatto coinvolgere emotivamente dal rapporto grazie alla passione e passionalità che ne scaturì tra i due. Il problema, però, è sempre dietro l’angolo. La giovane donna, che frattanto cresceva professionalmente e rinasceva anche artisticamente, non dimentichiamo che aveva soppresso le sue ottime ispirazioni per reazione alla madre, rimase incinta, con la conseguenza di tutte le problematiche che i comuni mortali devono affrontare se uno dei due è già impegnato. Una serie di interrogativi, dubbi, ansie la travolse, classici del comportamento di chi, da arcani momenti ai tempi attuali, non sa come dirlo al proprio partner e come affrontare l’eventuale reazione negativa. Cosa che puntualmente avvenne, tanto che Ulderico si spinse sino ad imporgli di abortire.

In questa fase, però, c’è un amore che supera quello per il proprio uomo, amore che porterà Musilia a proseguire la gravidanza. E qui torniamo al talentuoso scrittore, che sottolinea non solo il grande amore per il conseguimento della carne della propria carne, quanto per l’inconscio che si imponeva potentemente: la ragazza stava vivendo la sua di nascita, dato che prima che lei stessa venisse al mondo, la madre gli imputava troppe cose negative che rivedeva nella sua persona. Ai progetti di quella futura maternità, si sovrapponevano le continue lamentele di Ulderico che le chiedeva sempre di abortire, anche se alla fine si arrese alla realtà accettando la gravidanza e cambiando totalmente atteggiamento: la gioia della paternità lo avvolse in turbini di emozioni.

Cosa possa deviare il normale corso del pensiero umano è ancora un mistero e qui Gianfranco Sorge raggiunge una condizione immensa quando riesce a creare il rapporto di due persone che si manipoleranno a vicenda, raccontando la tragedia che ne consegue. Musilia perderà il nascituro a causa di un aborto spontaneo, evento che la sconvolgerà e farà ripiombare in una prigione di angosce. Non vorrà dire ad alcuno della perdita del nascituro, ma decide di condividere questo dolore solo con Ulderico. Per dirglielo organizzerà una cena a due, dove la stessa curerà nei minimi dettagli tutta la preparazione extra cibo. Il suo uomo rimarrà sbalordito da tanta meraviglia, che avallava la già stupenda compagna. La cena, pure, ottima. Musilia cucinava bene e stava dando il meglio di sé in quest’altra forma di cultura e arte, che prima non aveva mai esposto con tanta maestria, sapendo comporre sapori per palati raffinatissimi. Durante la cena, un felice Ulderico aprì l’argomento della gravidanza e dopo interiori tentennamenti, Musilia, gli rivelò dell’aborto spontaneo. Ulderico raggelò. Parlarono con affetto, rabbia, dolore, conforto, sino a quanto l’uomo le chiese come si era districata e perché da sola e che fine avesse fatto il feto. La risposta che Musilia gli diede lo turbò molto, sino a pensare che quello che aveva confidato Musilia era un escamotage per parare un tradimento e cioè che il figlio non sarebbe stato mai di Ulderico perché di un altro uomo. Le accuse non tardarono ad arrivare, sino a che Ulderico non appellerà di pazzia e di ben altro che non è il sospetto di tradimento, la propria compagna.

Ci avviamo alla fine del libro in un clima a doppio binario, da una parte la malinconia di una storia fallita, dall’altra il ricongiungimento coi propri familiari da parte della ragazza, coi quali recupererà un rapporto che mai prima era decollato per le incompatibilità tra madre e figlia. Ma i colpi di scena non finiranno, tanto che Musilia non avrà il tempo di assaporare una gioia fino in fondo: la tanto odiata e amata madre si ammalerà di leucemia, con le conseguenze che ne possono derivare da un punto di vista psicologico e relative cadute esistenziali.

Il resto (ma c’è un “resto” in questo meraviglioso libro di Gianfranco Sorge?) è storia quotidiana fatta di umani con le proprie debolezze, insicurezze e coi tanti perturbanti congiungimenti. L’autore, che ancora una volta si afferma ottimo scrittore, affronta argomenti verticalizzanti verso la disciplina che insegna e la professione che pratica, rendendoli appetibili al lettore e semplificandone la comprensione.

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