sabato 20 ottobre 2018

sabato 20 ottobre 2018

MENU

La piuma bianca

Passato odore

Blog

Una scienziata è riuscita a riprodurre un profumo con molecole estratte da vestiti indossati. Così la memoria viene tappata in una boccetta e riattiva neuroni dimenticati. Un passato che ritorna ad ogni stappata di bottiglia. Ma potrebbe essere più umano impedire che i ricordi seppeliscano ogni nuova meraviglia


di Sergio Mangiameli

Dentro di noi c’è un punto impossibile da toccare per qualsiasi umana immaginazione. Non ci sarà mai nessuna forma d’arte capace di restituirci l’odore di una vestaglia, di una stanza, di un bacio, delle dita di nostra madre. Il tatto viene provocato da una scultura; una tela, o una tavola, catturano la vista; una canzone, o solo musica, saturano l’udito; il gusto può essere soddisfatto dalle invenzioni gastronomiche; la scrittura creativa, la reputo il lascito dei pensieri, l’allineamento in forma di una sostanza immaginaria, che determina un certo punto di vista. Non è una sola arte. La scrittura è il fuoco di una lente che raccoglie riverberi diversi per essere restituita a tutti, ciechi e sordi, con la stessa impronta. Ma non c’è nessun uomo capace di riprodurre un odore con l’arte, in una categoria inesistente.

Oggi all’arte però si è sovrapposta la scienza: molecole estratte da vestiti indossati e fissate in un solvente. E’ quanto realizzato da una giovane donna diplomata al MIT Media Lab (http://www.nationalgeographic.it/scienza/2018/05/11/news/l_artista_che_mette_l_odore_delle_persone_in_bottiglia-3977916/).

E il distillato è diventato un profumo, che è l’odore preciso di quella persona, di chi volete: i genitori, il compagno, il primo amore, fratelli, figli (!). Così la memoria è tappata in una boccetta e riattiva neuroni dimenticati, ricordi in letargo, scene sepolte. Tutto può ritornare nelle emozioni che proviamo ancora, appaiate come non mai, in strisce di tempi come piante (baobab e betulle…), o animali (dinosauri e cavalli…), che non potrebbero giacere uno accanto all’altro. E invece no. Eccoli qui, in parata. Eccoci qui, tutta la vita adesso nella storia unita alla cronaca: il tempo preso in un pugno e steso davanti agli occhi. Il bavaglino e la sigaretta, i cassetti del settimanile di nonna e la stanza del nostro ufficio, la giacca di papà e il nostro casco.

Odori riesumati da zolle di memoria incolta, lontana, che la natura non ha previsto possano servire per la vita, che conosce un’unica direzione per un solo tempo, che si rinnova ogni momento.

All’arte si è sovrapposta la scienza quasi per gioco, se non per capriccio, o comunque perché si può fare, come se la possibilità fosse un dovere. Potrebbe essere più umano sapere di poter fare e, invece, scegliere di no (ecco riaperto il cancello dei terreni dell’etica applicata alla scienza e alla tecnologia: clonazione, utero in affitto, fecondazione in vitro…).

Quando si dorme, il cervello umano si resetta, i neuroni indeboliscono connessioni inutili, rafforzando quelle che servono per il giorno dopo. Noi ricordiamo i nostri cari andati con la capacità di memoria che abbiamo e che si assottiglia man mano che gli anni scorrono. E forse dovrebbe essere giusto così. Vi immaginate un passato che ritorna, ritorna e ritorna ad ogni stappata di boccetta a portata di tutti, e i ricordi che seppelliscono qualsiasi senso di nuova meraviglia… Immaginiamo oltre: di guardarla e non comprarla, ‘sta boccetta.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 16 maggio 2018




Sergio Mangiameli

Il senso di appartenenza, come ostinato segnavia, con l’ambiente naturale. Sono presente su Facebook


ULTIMI POST

Restare o andarsene? Nel nome di Empedocle noi rimaniamo

Perché abbandonare un gruppo WhatsApp nato per una rimpatriata fra gli ex giovani di via Empedocle? Perché qualcuno si oppone al blocco della nave Diciotti al porto di Catania e lo scrive? Nel nome del filosofo che duemila e cinquecento anni fa combattè la tirannia, dovremmo rimanere. Siamo stati, siamo e solo così saremo persone aperte. Rimanendo

Dio, che domanda!

Il primatologo giapponese Matsuzawa ci dice che lo scimpanzè è più creativo dell'uomo che, invece, vanta il linguaggio che permette la condivisione. Vuol dire, quindi, che "Feisbuc" ci salverà? E se Dio fosse stato creato invece di essere creatore potremmo dare la responsabilità ai primati più creativi di noi?

Certo che ce la facciamo

Il 31 luglio di novant'anni fa la 16enne americana Betty Robinson vinceva l'oro dei 100 metri alle Olimpiadi di Amsterdam, la prima per le donne. A Berlino, nel 1936, rivinse l'oro nella staffetta. Nulla di strano se non fosse che 5 anni prima era stata data morta dopo un incidente aereo. Dedicato ai sedicenni di oggi e ai loro sogni. E a chi indirizza i loro sogni, e li aiuta a trovare l'antidoto che supera ogni caduta