Arte Fin dalla sua rifondazione dopo il sisma del 1968, la città ha scelto di affidare agli artisti un ruolo centrale nel processo civico e da oggi Gibellina è capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, la prima in Italia. Alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle più alte autorità nazionali, regionali e locali, ha avuto il suo varo ufficiale "Portami il futuro", il programma annuale della manifestazione che per il 2026 riconosce la cittadina del Belice trapanese come luogo strategico di produzione culturale, riflessione critica e sperimentazione artistica
Da oggi Gibellina è capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle più alte autorità nazionali, regionali e locali, ha avuto il suo varo ufficiale “Portami il futuro”, il programma annuale della manifestazione promossa dalla Direzione generale Creatività contemporanea del Ministero della Cultura, che per tutto il 2026 riconosce nella cittadina del Belice trapanese un luogo strategico di produzione culturale, riflessione critica e sperimentazione artistica, chiamato a interrogare il ruolo dell’arte contemporanea nella vita civile del Paese.

Il Ministro della cultura Alessandro Giuli con il sindaco di Gibellina Salvatore Sutera
La data inaugurale coincide con l’anniversario del terremoto che nel 1968 devastò Gibellina e la Valle del Belìce. Una scelta che assume un valore profondamente simbolico e politico: riaffermare il legame tra arte, memoria e ricostruzione, riconoscendo nella storia di Gibellina un paradigma universale secondo cui la cultura non è ornamento, ma fondamento di rinascita, responsabilità e progetto collettivo.

Il Cretto di Burri di Gibellina, foto di Gabriel Valentini https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0
Sostenuto dalla Regione Siciliana, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” e dalla Fondazione Orestiadi, il progetto è curato dal direttore artistico Andrea Cusumano, con il contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore di progetto Antonio Leone. La struttura curatoriale si avvale inoltre di un Comitato curatoriale di supporto, composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana, e di un Comitato Scientifico formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo. Un impianto plurale e autorevole, che riflette la complessità del progetto e la sua vocazione dialogica e interdisciplinare.

L’evento di inaugurazione di “Portami il futuro”, programma annuale di Gibellina, capitale italiana dell’arte contemporanea 2026
«Gibellina non poteva che essere la prima Capitale italiana dell’arte contemporanea per le stesse ragioni per cui si costruisce un tempio: perché il luogo in cui lo si costruisce è sacro. Questa terra ha saputo rigenerarsi e fare di un’immane tragedia qualcosa di sacro, intonato alla bellezza e all’arte. La Stella di ingresso al Belice, l’istallazione simbolica di Pietro Consagra, è il simbolo della nostra Repubblica, una porta d’ingresso nelle istituzioni italiane, nell’anima dell’Italia, che è rappresentata da una stella, quella della dea Venere. È una legge di amore, di attrazione, che compendia la forza e la tradizione della nostra Magna Grecia italica».
Lo ha detto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, inaugurando Gibellina Capitale dell’arte contemporanea 2026, iniziativa promossa dal Dipartimento per le Attività Culturali del Ministero della Cultura con la Direzione Generale Creatività Contemporanea per valorizzare l’arte contemporanea come strumento di rigenerazione urbana, sociale, culturale e territoriale.
«Il Cretto di Burri, nel suo essere biancheggiante e a volte imbronciato a seconda dei tagli di luce – conclude Giuli – è l’espressione più potente, non soltanto del fatto che una città ha preso coscienza di sé attraverso un tragico terremoto, ma che attraverso l’arte ha inverato ciò che diceva il grande poeta Hölderlin: “Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E cos’è che salva? L’arte, la cultura, la creatività, la possibilità di trasformare una tragedia del genere in una luce di grandezza».

“La stella del Belice” di Pietro Consagra, foto di Marcello Di Fiore, http://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/deed.en
Salvatore Sutera, sindaco di Gibellina: «Il progetto “Portami il futuro”, che oggi avviamo ufficialmente nell’anno di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea, ha l’ambizione di riattivare il laboratorio Gibellina, accogliendo numerosi artisti, soprattutto giovani, che realizzeranno nella nostra città e per la nostra città le loro opere. Non si tratta soltanto di un’iniziativa di natura culturale, ma di una vera e propria politica pubblica , che riconosce all’arte una funzione sociale e un ruolo strategico nello sviluppo del territorio. Per questo non possiamo permetterci che i riflettori si spengano il prossimo 31 dicembre: l’impegno deve essere corale e strutturato, affinché anche un piccolo Comune come il nostro possa continuare a valorizzare e sostenere un patrimonio immenso, materiale – fatto delle straordinarie opere d’arte e di architettura che hanno reso Gibellina celebre nel mondo – e immateriale, che costituirà il lascito di questo anno straordinario che oggi inauguriamo. Rivolgo dunque un invito ai colleghi sindaci che hanno creduto nel progetto, alle istituzioni pubbliche e private che lo hanno sostenuto e continuano a sostenerlo, e a tutti coloro che nel 2026 se ne innamoreranno e lo faranno proprio per il futuro: lavoriamo insieme per costruire una visione condivisa, dando vita a una Dmo della Valle del Belìce capace di rendere questo territorio una destinazione organizzata, riconoscibile e accogliente per diverse tipologie di visitatori e viaggiatori. È a questo obiettivo che abbiamo pensato fin dal primo momento in cui abbiamo iniziato a lavorare al dossier di candidatura, ed è questa l’eredità che Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea dovrebbe lasciare alla città e a un territorio tanto unico quanto fragile: un modello di sviluppo fondato sulla cultura, sulla cooperazione istituzionale e sulla capacità di guardare oltre l’orizzonte di un singolo anno, affinché i semi di questo progetto possano continuare a generare crescita e opportunità nel tempo. Oggi più che mai, quindi, è attuale il meraviglioso invito di Ludovico Corrao, che faccio mio e che ambiziosamente rivolgo non solo all’Italia ma al mondo intero: “Venite a Gibellina, facciamo crescere i fiori dell’arte e della bellezza».
Andrea Cusumano, direttore artistico di “Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea 2026”: «Pensare “Portami il futuro” per Gibellina ha significato interrogarsi su come questa città, con la sua storia anomala e radicale, potesse tornare a essere uno stimolo per il Paese, non come semplice contenitore di eventi, ma come luogo capace di esprimere una narrazione sincera enecessaria sulla contemporaneità. Gibellina è una città che si è ricostruita insieme agli artisti, affidando all’arte un ruolo attivo nel processo civico: non un esercizio estetico o un gesto simbolico, ma una pratica concreta di relazione, responsabilità e presenza. Il progetto nasce da questa eredità e la rilancia nel presente, concependo l’arte contemporanea non soltanto come arte del nostro tempo, ma come arte della presenza, capace di attivare dialogo, prossimità e partecipazione. Le mostre, le residenze e i progetti che attraverseranno il 2026 sono pensati come dispositivi vivi, in grado di mettere in relazioneartisti, comunità e luoghi, restituendo centralità allo spazio pubblico e alla dimensionecollettiva dell’esperienza culturale. In questo percorso, il Mediterraneo assume il valore di metafora e di orizzonte politico: spazio di scambio, di conflitto e di creazione, ma anche luogo in cui ripensare le forme della convivenza e della cura. Allo stesso modo, la territorialità non è intesa come chiusura, ma come espressione di una policentricità culturale che rifiuta ogni logica di accentramento ericonosce in ogni luogo una possibile centralità di relazioni. “Portami il futuro” è, infine, una richiesta e un impegno condiviso: prendersi cura del tempo che ci ha preceduti e di quello che verrà, riconoscendo nella bellezza non un valore astratto odecorativo, ma un compito sociale e politico. Un compito che chiama artisti, istituzioni e cittadini a una responsabilità comune, affinché Gibellina continui a essere un luogo in cui il futuro non viene proclamato, ma costruito e praticato insieme, giorno dopo giorno».
Le giornate inaugurali di giovedì 15 e venerdì 16 gennaio danno avvio a un programma che attraverserà l’intero 2026, articolato in mostre, residenze d’artista, pratiche performative, progetti educativi, attività di partecipazione e momenti di studio. Un calendario diffuso che declina l’arte contemporanea non soltanto come espressione del presente, ma come arte della presenza, capace di attivare relazioni, produrre conoscenza e generare responsabilità condivisa.
Il titolo di capitale italiana dell’arte contemporanea, conferito per la prima volta in Italia, assume a Gibellina un significato strategico e paradigmatico. Fin dalla sua rifondazione dopo il sisma, la città ha scelto di affidare agli artisti un ruolo centrale nel processo civico, facendo dell’arte un motore di sviluppo, un catalizzatore di coesione sociale e uno strumento di memoria collettiva. La scelta di Gibellina non rappresenta dunque soltanto un nuovo slancio per il territorio, ma si propone come laboratorio nazionale e internazionale, chiamato a offrire una riflessione concreta sul ruolo dell’arte contemporanea nella costruzione dello spazio pubblico, della democrazia culturale e della vita comunitaria.
Iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, “Portami il futuro” mira a fare di Gibellina un epicentro di cultura mediterranea, intesa come luogo di scambio, prossimità e pluralità. Un progetto fondato sul valore della persona, sulla centralità della collettività e sul principio che arte e cultura siano un diritto inalienabile, accessibile e condiviso.
Le mostre inaugurali delineano con chiarezza i temi portanti dell’intero anno. Il 15 gennaio apre “Dal mare. Dialoghi con la città frontale”, a cura di Andrea Cusumano, che riunisce le video-installazioni “Resto del duo Masbedo e The Bell Tolls Upon the Waves” di Adrian Paci, offrendo una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale allestita nel Teatro di Pietro Consagra, opera-manifesto progettata da Pietro Consagra, emblema della visione che ha affidato all’arte un ruolo fondativo nella ricostruzione della città.
Nella stessa giornata inaugura “Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo”, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, mostra che mette in relazione le opere di cinque artiste centrali nella storia culturale di Gibellina e nel panorama dell’arte italiana, riaffermando un’attenzione pionieristica al lavoro delle donne come parte integrante del progetto civico e comunitario della città.
Venerdì 16 gennaio è la volta di “Austerlitz” di Daniele Franzella, progetto installativo all’interno della Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo – luogo di cura, silenzio e rifondazione simbolica dello spazio sacro.
La mostra è parte della mostra collettiva “Generazione Sicilia. Collezione Elenk’Art”, a cura di Alessandro Pinto e Sergio Troisi, che si sviluppa al Mac – Museo d’arte contemporanea “Ludovico Corrao”, istituzione cardine della storia culturale cittadina, raccontando l’evoluzione di un territorio attraverso una pluralità di linguaggi artistici e riaffermando la territorialità come espressione di una policentricità culturale che rifiuta ogni logica di accentramento.
A coronamento delle giornate inaugurali, due concerti gratuiti aperti al pubblico accompagnano l’avvio di Gibellina Capitaleitaliana dell’arte contemporanea 2026 come momento di festa e condivisione collettiva. Giovedì 15 gennaio alle ore 19.30, nella Sala Agorà, si tiene il concerto della Banda del Sud: un omaggio al Mediterraneo con canti in diverse lingue diretti da Gigi Di Luca e Mario Crispi; venerdì 16 gennaio, alle ore 21, in Piazza 15 Gennaio 1968, il concerto di Max Gazzè, accompagnato dalla Calabria Orchestra nel progetto Musicae Loci, celebra insieme alla cittadinanza l’apertura ufficiale di questo anno straordinario.
Rafforzare la comunità, riattivare l’utopia culturale del territorio e orientare lo sguardo verso nuovi orizzonti: Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 nasce in questa tensione. Un progetto che non si limita a immaginare il futuro, ma lo assume come responsabilità collettiva, praticandolo attraverso l’arte, la cura, la partecipazione e la costruzione di un nuovo senso di comunità che abbracci le persone, i luoghi, le istituzioni e le relazioni che, nel tempo, rendono possibile una vita culturale aperta, condivisa, inclusiva e duratura.



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