giovedì 22 agosto 2019

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Paolo Villaggio: «Il nuovo anno? Chissenefrega»

Oltremare

Ripubblichiamo l'intervista all'attore genovese scomparso il 3 luglio realizzata il 13 dicembre 2009 per il magazine "Eventi" de "La Sicilia". Sovrappopolazione, surriscaldamento, fame nel Mondo e Aids. Ecco la lista dei problemi che secondo Paolo Villaggio abbiamo fatto finta di non vedere


di Lavinia D'Agostino

(13 dicembre 2009)

Una risata può aiutare a superare la crisi? «Assolutamente no». Risponde così, netto, senza tanti giri di parole, uno dei più grandi attori (comici?) italiani: Paolo Villaggio. E c’era anche da aspettarselo da uno che ha sempre dimostrato di avere una grande lucidità e un pizzico di cinismo rispetto agli eventi della società italiana. Chi non ricorda “Fantozzi”, il ragioniere più famoso d’Italia, l’uomo privo di abilità e fortuna, la quintessenza della nullità contro il quale si accanivano malasorte e prepotenze?
Paolo Villaggio con Fantozzi ha creato l’archetipo dell’italiano medio della fine degli Anni 70: un uomo mediocre, un medio borghese senza laurea, di professione impiegato con casa in equo canone e con una grottesca attitudine alla sudditanza psicologica verso il potere.

Paolo Villaggio

Signor Villaggio, come dobbiamo affrontare il nuovo anno?
«Bisognerebbe risolvere dei problemi fondamentali. Anzitutto controllare il boom demografico che i paesi sottosviluppati usano come arma di ricatto nei riguardi dei paesi ricchi che, a loro volta, non intendono aiutarli minimamente. Penso ad esempio alla convention della Fao a Roma, organizzata per risolvere il famoso problema della fame nel mondo di cui noi opulenti ricchi di cultura occidentale ce ne freghiamo assolutamente, a cui non ha preso parte praticamente nessuno, tranne Silvio Berlusconi che ha dovuto fare gli onori di casa, e Muammar Gheddafi, il leader libico che per l’occasione ha richiesto una massiccia presenza di escort. Abbiamo una cultura tipicamente americana basata purtroppo sull’avere e non sull’essere. Ormai in Europa “avere” vuol dire essere felici, avere successo significa essere felici. Insomma è meglio sembrare felici e potenti che esserlo realmente. Poi bisognerebbe monitorare lo sfacelo ambientale. Con l’innalzamento della temperatura del pianeta fra un centinaio di anni New York sarà sommersa dalle acque come anche Barcellona, Genova e tutte le città costiere. Per non parlare di quello che potrà essere la révance tanto desiderata da quella parte di mondo che è stata colonizzata, martoriata e sfruttata. L’Islam cerca disperatamente di alzare la testa e di vendicare, più o meno, tutto quello che gli occidentali gli hanno inflitto, per poi non parlare dell’Africa. È inutile fingere di avere amore e interesse per i bambini africani che muoiono di fame. Il Papa c’è andato anche lui, vestito da Papa, alla convention della Fao, e ha detto le solite frasi fatte. Considerato che statisticamente ogni 26 secondi muore un bambino, il Papa avrebbe potuto dire “dono il 50% delle ricchezze vaticane”. Questo avrebbe dovuto dire Il Papa cattolico, che a me pare abbia dimenticato di essere cristiano. Quindi penso che sia inutile che vada in giro vestito come un monarca medievale. Che poi a rifletterci è anche un po’ imbarazzante con quei vestiti verdini e le scarpe rosse di Prada».

Cosa si aspetta dall’anno nuovo?
«L’abolizione delle feste, sono una tragedia. Gli auguri, i lumini, i panettoni… non c’è nulla di più prevedibile, di già visto. È un deja-vu totale: auguri a lei e famiglia, i regalini tra potenti, i messaggi natalizi del presidente e del Papa, e poi i buoni propositi… tutti hanno buoni propositi, ma in realtà chissenefrega! Il nostro Paese negli ultimi 40 anni è stato abbandonato completamente, con il voto di scambio, alla malavita. In nessuna parte del mondo si è visto quello che è successo a Napoli o a Palermo con la monnezza, neanche a Calcutta. La monnezza di Napoli è stata emblematica, significa che lì lo sfacelo è totale. La nostra è una civiltà che ha avuto un grande passato con il Rinascimento italiano, ma non possiamo vivere solo di ricordi, la nostra è una civiltà ferita profondamente, degenerata. Per uno che come me ha dei buoni ricordi, gli Anni 50, vedere come è finita è una specie di tenzone volgare fatto a livello di portineria. Escort, strisce di cocaina sui comodini, transessuali, la monnezza di Napoli, la polizia che pesta fino ad ammazzare un disgraziato. Ma di questo non se ne parla, perché le televisioni sono più occupate a dire sempre le stesse cose sul processo Meredit o il delitto di via Poma. Vendono solo dei polpettoni televisivi, ma di quello lì che ha ammazzato a Napoli un uomo in pieno giorno, a viso scoperto e in mezzo alla gente, non interessa a nessuno».

Per lei che ha vissuto anche un’altra Italia è una visione demoralizzante?
«Come dicevano i nobili francesi nel 1789 après nous le déluge, dopo di noi il diluvio. Come a dire: e che mi frega? Non ci sarò, e fortunatamente non assisterò al degrado assoluto».

Villaggio versione Fantozzi

Bisognerebbe riscoprire i valori andati persi?
Villaggio ride «ma non è possibile. Nella storia della specie umana c’è anche un destino crudele. Pensi con quale incoscienza un vulcano spento come il Vesuvio ha intorno tremilioni di abitanti. Se si dovesse risvegliare, come è già accaduto nel 79 d.c. ai tempi di Plinio, sarebbe un’ecatombe. Ma si vive così, nella speranza che non accada, che tanto chissenefrega. Noi non ci saremo e quindi è inutile continuare a predicare delle formule un po’ stampillée come l’amore per il prossimo. Ma che cosa è l’amore per il prossimo? Se veramente il Papa avesse intenzione di mettere in pratica la filosofia cristiana, ovvero l’amore per il prossimo, andrebbe vestito da francescano fino alla striscia di Gaza per fare da scudo umano. Forse se lo facessero a pezzi qualcosa si potrebbe muovere. Invece questo sta qui a dire un paio di fesserie con quell’accento un po’ da nazista».

Ratzinger con le scarpe rosse di PradaNon le piace proprio questo Papa…
«A me la retorica del “Papa buono” non mi interessa, non ci credo. Solo Papa Giovanni XXIII con il Concilio Vaticano II ha cercato di aprire un po’ la cultura della Chiesa, ma è ancora quella che è: niente aborto, niente preservativo. Anche questo è un delitto autentico. Finché non ci sarà una terapia anti Aids il preservativo dovrebbe essere obbligatorio, la Chiesa invece lo considera un peccato mortale. Questo vuol dire che sono complici di un massacro, perché l’Aids in Africa sta facendo stragi, però anche di questo non se ne parla. Il razzismo poi è una cosa oscena. Penso al potere che ha la Lega Nord in Italia. Questi vorrebbero usare la flotta da guerra sul canale di Sicilia per ammazzare tutti quei disgraziati che vengono qui a bordo di vecchi barconi, rischiando di morire annegati. Però “noi cristiani cattolici leghisti” li vogliamo ammazzare, ma non fanno pena 400 persone morte annegate? Evidentemente no. Si parla solo di uno che è stato investito da un rumeno ubriaco, insomma tutta una retorica un po’ stantia. Penso fosse fatale che ad un certo punto questo paradiso che era la terra, soprattutto l’Europa, cominciasse a diventare marcescente».

Ma l’italiano medio “che deve fà pe’ campà”?
«Non fa nulla e non intende fare nulla, perché non gliene frega niente. In Italia la vecchia classe operaia si è imborghesita e ha votato Lega, vuole è stare tranquilla e non vuole i rumeni. Si, perché si dà sempre la colpa a quelli che provengono da altre culture. I veri responsabili comunque siamo noi, perché i potenti sono solo la proiezione della nostra cultura marcescente».

Allora siamo senza speranza?
«L’intero pianeta sta andando verso una catastrofe. Un conto è vivere in un mondo con possibilità di sopravvivenza per un milione di persone, un conto è vivere nello stesso spazio in cento miliardi. Non c’è antidoto, bisognerebbe organizzare un summit per imporre il controllo delle nascite come ha fatto Mao in Cina. Un tempo le pestilenze erano meravigliose, perché ripulivano. La popolazione europea nel 1348 a causa della peste nera è stata dimezzata. Certo è stata una grave crisi, però se la popolazione mondiale subisse una taglio riducendosi di un terzo, non sarebbe male. Gli uomini dovrebbero pensare a salvare il futuro di altre generazioni e invece non gliene importa nulla, non è affatto vero che amiamo i nostri figli. Gli uomini sono assatanati, drogati dalla cultura televisiva che oggi ha sostituito la famiglia e la scuola. La tv propina una cultura volgare perché cerca il consenso abbassando il livello del linguaggio, così si alzano gli ascolti e i soldi degli sponsor. Sono consapevole che è difficile capire bene le cose, ma i ragazzi oggi sono di un’ignoranza micidiale. Anche se hanno un grande merito, quello di avere inventato un neolinguaggio, quello degli sms per intenderci, che ha modificato l’italiano: una lingua noiosa, stupida, lunga. Gli sms li trovo geniali, mi rammarico di non saperli usare, come tutti gli anziani».

Villaggio nel 2009

Cosa mettiamo nella valigia del nuovo anno?
«Lingotti d’oro, e anche tanti, oppure dei franchi svizzeri. Insomma tutto quello che secondo l’ideologia della nostra cultura ti apre ogni porta».

Ma ci farà stare meglio?
«E perché no? Ti può far stare in maniera meravigliosa. Vai a vivere a Ginevra circondato da lingotti d’oro, a quel punto chissenefrega della monnezza di Napoli? Il mio non vuole essere un quadro disastroso, è soltanto che la nostra cultura è ferita gravemente, è marcescente. Non si può vivere solo pensando a questo momento, abbiamo veramente un egoismo assoluto. Nella valigia metterei anche alcuni libri, che tutti dovrebbero leggere obbligatoriamente: tutta la produzione di Kafka, Delitto e castigo, Memorie del sottosuolo e I demoni di Fëdor Dostoevskij, libri unici e irripetibili. Poi istituirei delle squadre speciali di vigilantes che interrogano, se non rispondi ti bastonano, perché leggere è una cosa molto arricchente. Se si leggesse di più non ci sarebbe bisogno di parlare del ginocchio di Totti o di quello che si è visto in televisione la sera precedente».

I suoi prossimi progetti?
«Mi piacerebbe fare una rapina in banca, se ne avessi il coraggio».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 03 luglio 2017
Aggiornato il 06 luglio 2017 alle 00:02





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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