martedì 13 novembre 2018

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Orazio Torrisi, Teatro della Città: «La vivacità dei privati non è premiata»

Teatro

Il lavoro svolto tra Brancati e Piccolo ha permesso all'ente teatrale catanese, che ha annunciato i nuovi cartelloni, di diventare Centro di produzione nazionale: «Il Ministero, però, per uno sforzo organizzativo di gran lunga maggiore ci dà solo il 5% di contributi in più. La Regione, poi, dovrebbe dividere più equamente le risorse tra teatri pubblici e privati»


di Gianni Nicola Caracoglia

Il grande Eduardo De Filippo era convinto che “il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”. E’ un po’ una Bibbia laica resa viva su un palcoscenico, aggiungiamo noi, un testo sacro dove la parola fine in fondo non sarà scritta mai. Il gioco della vita, che nessun drammaturgo avrebbe potuto rendere meglio, ha voluto che nel giorno dell’estremo saluto ad un protagonista del palcoscenico, quel Gilberto Idonea che aveva incarnato lo spirito migliore della teatralità siciliana, sempre a Catania si presentava la nuova stagione del Teatro della Città, la realtà produttiva che associa due palcoscenici storici come il Brancati ed il Piccolo. “The show must go on”, lo spettacolo deve continuare, è il principio cardine su cui lo stesso teatro si fonda.

«Gilberto Idonea un amico e compagno di tante battaglie. Faceva parte della nostra vita teatrale» è il breve ma intenso saluto di Orazio Torrisi, consulente e anima organizzativa del Teatro della Città che dalla sua festeggia il recente riconoscimento, da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali, come Centro di produzione teatrale nazionale per il triennio 2018-2020. «Un merito di tutti – commenta Torrisi -. Il nostro è l'orgoglio di un organismo privato che non è solo centro di produzione ma anche di gestione e ospitalità di compagnie esterne». Per avere questo riconoscimento il Teatro della Città di Catania deve garantire annualmente 120 giornate di produzione e 100 giornate di programmazione per un totale di 3500 giornate lavorative. «Nonostante, però, l’accresciuto sforzo organizzativo, e gli impegni di spesa saranno molto più gravosi - aggiunge Torrisi -, quest’anno il contributo non andrà oltre i 138 mila euro, solo il 5% in più del 2017, secondo il codicillo che regola le graduatorie del Fus (Fondo unico per lo spettacolo). Noi ce ne aspettavamo 300 mila, ma va bene così. Nell’essere orgogliosi in merito al riconoscimento siamo comunque consapevoli che i sacrifici non finiscono qui».

Orazio Torrisi, foto di Dino Stornello

Gli scenari

Non c’è dubbio che da quando Torrisi ha trasferito il suo impegno dal Teatro Stabile di Catania – di cui è stato direttore dal 2001 al 2007 - al Brancati e poi anche al Piccolo tramite il Teatro della città, ha voluto ricreare attraverso questo polo teatrale privato un rinnovato ambiente confidenziale per il teatro catanese che negli ultimi anni aveva per varie ragioni interrotto un feeling storico con lo Stabile, e l’adesione al suo progetto di molti nomi noti della scena cittadina sembrano dargli ragione. «La storia del teatro catanese è qui. E la componente pubblica sembra aver dimenticato la storia. La componente pubblica, inoltre, non tiene nella giusta misura quelle che sono le proposte del comparto privato, all’interno della cultura siciliana» afferma Torrisi. Nell’ultimo anno il nome di Torrisi è stato fra i più papabili ad un ritorno ai vertici dello Stabile etneo come direttore fino a quando la governance del teatro fra i candidati che avevano risposto al bando pubblico ha puntato sul nome di Laura Sicignano. La nomina per Torrisi, quindi, alla fine non c’è stata ma se l’avessero nominato come nuovo direttore dello Stabile cosa avrebbe fatto? «Quello che ho sempre detto, sia alla governance del teatro sia pubblicamente alla stampa: avrei riflettuto molto su quella che è la storia di questo teatro e su come si poteva confrontare con le nuove esigenze dei tempi moderni, non dimenticando quella che è la storia della realtà teatrale e culturale siciliana».

Quando Torrisi, pero, parla di "componente pubblica" non fa riferimento solo ai teatri pubblici dell'isola: «Testimonianza ne è la collaborazione col Biondo di Palermo per tre spettacoli, mi riferisco anche all’ente Regione o ai Comuni che non danno più il giusto sostegno. Non è questione di andare a pietire un contributo, voglio solo dire che le risorse andrebbero destinate ad una progettualità che non può essere solo quella pubblica. Non è più possibile che quasi il 94% delle risorse vadano agli operatori pubblici e solo il 6% a quelli privati che alla fine sono quelli più vivaci». Solo due giorni fa la Regione siciliana, attraverso il suo presidente Nello Musumeci, durante il vertice a Palermo con le realtà teatrali dell’Isola, ha scagliato uno “j’accuse” senza precedenti contro la “politica” nel teatro e il “teatro” nella politica, pretendendo maggiore sinergia fra istituzioni politiche e culturali (soprattutto pubbliche), e chiedendo ad entrambe le parti di scendere da qualsiasi “piedistallo” o preconcetto. «Come ho detto durante quella riunione a Palermo - aggiunge Torrisi - la legge regionale che regolamenta il comparto privato già esiste, ed è la 25 del 2007. Se venisse applicata in toto potrebbe mettere un po' d'ordine nel comparto privato. Ci vorrebbe invece una maggiore razionalizzazione dei fondi del Furs, il fondo regionale per lo spettacolo, con una distribuzione più equa fra pubblico e privato. Va da sè che un maggior dialogo fra pubblico e privato, come già avvenuto più volte, può solo dare frutti positivi. Dal rilevamento fatto dalla Regione sui teatri minori è risultato che ne esistono 308 dei quali 111 privati. Perché questi teatri possano avere una loro programmazione è necessaria una sinergia virtuosa fra pubblico e privato altrimenti non sarebbe mai possibile, anche con il concorso economico degli enti locali, almeno quelli che non sono a rischio default. La legge regionale 25 ha pure un articolo, il 13, che prevede i contributi ai costi di gestione».

Nuovi scenari, intanto, si aprono per il Teatro della Città, con collaborazioni nuove che gli fanno superare le frontiere isolane. Come capofila della rete di organismi teatrali BeyontheSud (Bet), il Teatro della Città ha vinto il bando del Boarding Plus Pass, un intervento destinato allo sviluppo di processi di internazionalizzazione delle imprese di spettacolo italiane, della Direzione generale dello spettacolo del Ministero dei beni e delle attività culturali. Il Teatro della Città era capofila con i Cantieri teatrali Koreja di Lecce, il Teatro Libero di Palermo, il Nuovo Teatro Sanità di Napoli. «Questo significa che per dodici mesi, a partire da novembre, potremo implementare le vocazioni internazionali già insite nei soggetti aderenti, rendendoli più competitivi nel panorama internazionale. Partner stranieri del progetto, che si concluderà a novembre 2019 con una giornata di studi e la creazione di una piattaforma online, sono i due organismi sudamericani El Jardin Sahel (Argentina) e l’Associacao Cena Brasil internacional (Brasile)».

I cartelloni

La presentazione della stagione 2018-2019 del Teatro della città non può che partire da Tuccio Musumeci, direttore artistico del Teatro Brancati (leggi il dettaglio della stagione), e dall’affiatato sodalizio artistico con Pippo Pattavina cui persino Andrea Camilleri ha voluto rendere omaggio, scrivendo, insieme con Giuseppe Dipasquale, la pièce Filippo Mancuso e Don Lollò che inaugurerà, il 25 ottobre, la stagione del teatro di via Sabotino. Musumeci e Pattavina sono attori che hanno fatto la storia del teatro, non solo siciliano, e che continuano a mietere successi a riprova di come il buon teatro sia senza tempo. Dipasquale racconta la genesi dell’opera che, dopo “La concessione del telefono”, sancisce una vera e proprio reunion teatrale: «Ci ritroviamo con questi due straordinari compagni dopo la “Concessione del telefono” che era andato in scena nel 2005 allo Stabile e poi è andato in tournée per tre anni di successi. Tuccio incarnava il mafioso Don Lollò, Pippo di personaggi ne faceva ben sette. Una sola scena di incontro che è diventato un atto unico. Quando “La concessione” debuttò all’Eliseo di Roma, con Andrea pensammo di farne una sorta di spin off legato solo a questi due personaggi. Un ringraziamento va a questi due protagonisti del teatro tout court, testimonianza di una poetica del teatro. Io non ho pregiudizi sul teatro contemporaneo, ma ho qualcosa da ridire sul teatro del “famolo strano”. Come diceva il regista inglese Peter Brook il teatro deve essere utile». Quando la parola passa ai due attori, il “teatro” prevale su ogni formalismo. Tuccio Musumeci: «Abbiamo condiviso una stanza da letto più fra di noi che con le nostre mogli – scherza riferendosi all’amico di sempre Pattavina -. Abbiamo 164 anni in due, 84 io e 80 lui, oggi forse siamo un po’ rincoglioniti e questo spettacolo dovevamo farlo in un ospizio». Risponde “a tono” Pattavina: «Io solitamente non sopporto chi fa più di un personaggio in scena. Tanto diciamolo, si fa così per risparmiare, sette personaggi ed una sola paga. Tuccio? E’ distratto ed io lo “maltratto” da 55 anni. Lui fa teatro da 65 anni, io da 60, un divertimento straordinario».

Tuccio Musumeci parla della stagione del Brancati, foto di Dino Stornello

A proposito di personaggi che hanno fatto la storia del teatro catanese, anche per Miko Magistro - nei panni, tra l’altro, di Leone Gala nel pirandelliano Il giuoco delle parti diretto da Federico Magnano San Lio (che il regista definisce «un grande classico») - il registro è semiserio: «Io il teatro non l’ho mai amato, me l’hanno fatto fare. Io volevo fare il pittore. Alla fine non ho voluto fare né cinema né televisione e sono stato sempre al fianco dei veri protagonisti del teatro». A cento anni dalla prima rappresentazione, che avvenne il 6 dicembre 1918 al Teatro Quirino di Roma, il Teatro della Città porta in scena al Piccolo a dicembre Il giuoco delle parti. Lo spettacolo rientra nel Progetto Pirandello che il Teatro della Città, ormai da anni, ha avviato nel nome del grande drammaturgo agrigentino, progetto che include a gennaio anche la commedia La signora Morli, una e due, diretta da Riccardo Maria Tarci che dichiara : «Pirandello non si può toccare, la nostra è una riduzione portata ai giorni nostri».

Guia Jelo definisce «Un dono al suo pubblico» lo spettacolo Le cicale mi hanno resa pazza, che andrà in scena al Piccolo, e che la Jelo interpretò per la prima volta nel 2010 con la regia del compianto Lamberto Puggelli, un monologo a più voci, quante sono le eroine, tutte al femminile, che rivivono nel corpo e nella voce della Jelo che, accompagnata da musiche eseguite dal vivo, si misura con testi e frammenti di autori vari da Aldo Nicolaj a Shakespeare, passando per Wilde, Aurelio Grimaldi, Valeria Moretti, Beatrice Monroy e Dante Alighieri. Jelo: «A dire il vero lo spettacolo lo dovrebbero chiamare “Le cicale mi avevano reso pazza” perché ora sono guarita». Al Brancati Jelo sarà la protagonista nello storico Malìa che vede la regia di uno dei più grandi registi del panorama nazionale quale Armando Pugliese.

Nel gioco delle reti delle istituzioni culturali siciliane importante è la collaborazione del Teatro della Città con il Teatro Massimo Bellini il cui direttore artistico, Francesco Nicolosi, ha parlato della coproduzione, fuori abbonamento, del varietà Addio Vecchio Sangiorgi, omaggio alla storica Sala Liberty catanese, firmato da Gianni Salvo, che andrà in scena dall'1 dicembre proprio al Sangiorgi. Nicolosi: «Finalmente lo portiamo nel luogo al quale è stato dedicato».

Gianni Salvo, da sempre anima del Piccolo, firma due regie all’interno della 53° stagione del Piccolo Teatro della Città (leggi il dettaglio del cartellone) (Io, Karl Valentin, che chiuderà dal 10 al 12 maggio la stagione, e Il teatro del silenzio in scena dall’11 al 13 gennaio) oltre a quella delle tre fiabe per la Stagione dei Ragazzi (che ne annovera altre tre, più una fuori abbonamento, portando di fatto a 30, gli spettacoli nei tre cartelloni del Teatro della Città). Salvo: «Lunga vita a questa stagione. La divisione dei percorsi del teatro è riduttiva, esiste un solo teatro. Il teatro non può essere evasivo, deve avere una forza, tra poesia e ironia. Il teatro o è brutto o è poetico. “Io, Karl Valentin” è divertimento con la fantasia, un muscolo importante per la sopravvivenza. Ci dobbiamo misurare con l’umanità e non solo con la società».

Microfono a Gianni Salvo per la stagione del Piccolo, foto di Dino Stornello

Da novembre si avvicenderanno sul palcoscenico del Piccolo Teatro della Città due percorsi caratterizzati, l’uno dalla musica dal vivo, l’altro da grandi nomi della drammaturgia contemporanea siciliana come Emma Dante, Vincenzo Pirrotta, Davide Enia, Nicola Alberto Orofino, Paola Pace, Walter Manfrè.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 15 ottobre 2018
Aggiornato il 23 ottobre 2018 alle 18:03





Gianni Nicola Caracoglia

Giornalista, amante della musica, rock soprattutto, e amante delle cose buone. Che di questi tempi sono veramente poche... I suoi articoli su SicilyMag


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