sabato 17 novembre 2018

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"O soave fanciulla", l'amore impregnato di quotidianità di Puccini

Recensioni

Il secondo appuntamento della stagione “Chant d'Automne” promossa dalla Camerata Polifonica Siciliana per celebrare il trentennale, con i soprani Gonca Dogan e Carmen Maggiore, il tenore Filippo Micale, accompagnati dal Maestro Ivan Manzella, e l'ascolto guidato di Aldo Mattina


di Anna Rita Fontana

La Pinacoteca del Museo Diocesano ha accolto il secondo appuntamento della stagione “Chant d'Automne” promossa dalla Camerata Polifonica Siciliana per avviare i festeggiamenti del trentennale dell'attività concertistica, sotto la direzione artistica di Giovanni Ferrauto e la presidenza di Aldo Mattina. Proprio quest'ultimo, in qualità di ex docente di Storia ed Estetica musicale, ha introdotto il concerto lirico dal titolo “Giacomo Puccini e la poetica delle piccole cose”, dipanato nel corso della serata dalla competenza di quattro artisti, tre cantanti e un pianista, quali i soprani Gonca Dogan e Carmen Maggiore, il tenore Filippo Micale, accompagnati dal Maestro Ivan Manzella.

Il repertorio ha posto in rilievo delle figure femminili immerse in contesti di quotidianità borghese, come si evince dall'intento del compositore, ben messo in luce dal professor Mattina: nell'excursus da Le Villi a Turandot, si coglie dunque non solo la propensione verso personaggi femminili scevri da tratti eroici e altisonanti (tipici della regalità ottocentesca) tra i quali in particolare donne di umile estrazione sociale che attenzionano le piccole cose della vita (con diminutivi come babbino caro e aggettivi quali piccolo e piccino che emergono dai libretti), ma anche, oltre alla modernità di un nuovo linguaggio armonico, la svolta sociale di una nuova ottica della vita, non più aristocratica ma prettamente borghese, nella quale l'amore si vive con una intensità impregnata di varie sfumature, non esenti dalle minuzie quotidiane.

Una poetica, quella delle piccole cose (la cui fonte letteraria è Giovanni Pascoli) che trova rispondenza in personaggi come Mimì, la schiava Liù e Madama Butterfly, come ha evidenziato Mattina. A questa introduzione si è susseguita l'esibizione dei soprani, con lo sciorinare di un registro che si è contraddistinto per lucidità di fraseggio e oculata emissione vocale. Ben caratterizzato nella sua corposità e pregnanza di spessore drammatico quello della Dogan che ha affrontato le arie “Vissi d'arte” da Tosca,”Sì, mi chiamano Mimì” da La Boheme, “Un bel dì vedremo” da Madama Butterfly e “Signore ascolta” da Turandot.

Gonca Dogan, foto Gattopino

Ben connotato da leggerezza timbrica e leggiadria espressiva consona ai ruoli, il registro di Carmen Maggiore che ha restituito il vezzeggiarsi di Lauretta in “Oh mio babbino caro” da Gianni Schicchi e la frivola briosità di Musetta in “Quando m'en vo” da La Boheme, accanto a “Chi il bel sogno di Doretta” da La Rondine e “Se come voi piccina” da Le Villi.

Carmen Maggiore, foto Gattopino

Il maestro Manzella, munito di consistente preparazione tecnica ed eleganza di tocco, ha contribuito alle azzeccate atmosfere liriche col suo curato accompagnamento pianistico non esente talvolta da qualche eccesso di sonorità), che ha sostenuto anche il possente tenore Filippo Micale, alle prese con la notissima aria “Nessun dorma” e i duetti ”Vogliatemi bene” dall'atto I di Madama Butterfly, insieme alla Dogan, e “O soave fanciulla” dall'atto I de La Boheme, col soprano Maggiore. Il pubblico si è prodigato nell'esternare il suo entusiasmo con calorosi applausi, ottenendo un bis di buon auspicio contro il maltempo, con la canzone napoletana di Eduardo Di Capua “O sole mio”.

Filippo Micale, foto Gattopino

Ivan Manzella, foto Gattopino

Da sinistra Aldo Mattina, Manzella, Maggiore, Dogan e Micale, foto Gattopino


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 ottobre 2018





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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