domenica 15 settembre 2019

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Nella casa della nonna di Nino Romeo vince la fragilità femminile

Recensioni

"La casa della nonna" di Nino Romeo, con due magistrali interpreti come Graziana Maniscalco e Gianna Paola Scaffidi, è un vorticoso girotondo di anime femminili (due sorelle e una nonna defunta) che si mettono a nudo. Che nemmeno il più cattivo cinismo maschile (il multiruolo di Nicola Costa) può sconfiggere


di Giovanna Caggegi

Nell’opera di Nino Romeo è di frequente la morte con il suo putrescente realismo a segnare per i protagonisti l’abbrivio di una discesa agli inferi. Marcando di ineluttabile concretezza il prima e il dopo di un’esistenza priva di consapevolezza, la morte di se stessi o quella dei propri cari interviene a scompaginare la consuetudine, a far cadere il paravento di un’apparente normalità, a rivelare finzioni e autoinganni.

Da "Cronica" a "Post mortem", dal pluripremiato "Fatto in casa" fino a "La casa della nonna" - quest’ultimo testo in scena con grande riscontro di pubblico nei giorni scorsi al Teatro Ambasciatori di Catania - l’autore scende puntualmente nell’abisso dell’animo umano per grattarne il fondo e per tirare fuori la più autentica varietà delle passioni, affidando alla lingua siciliana il compito di restituire verità e senso alla vita. Prodotto dal Gruppo Iarba e da Gria Teatro, "La casa della nonna" è tornato sulle scene dopo quel primo allestimento del 2010 con la compianta Mariella Lo Giudice accanto a Graziana Maniscalco, ora affiancata dall’attrice romana Gianna Paola Scaffidi, con Nicola Costa duttile e applaudito protagonista dei ruoli maschili a suo tempo interpretati dallo stesso Nino Romeo.

Graziana Maniscalco, Nicola Costa e Gianna Paola Scaffidi in La casa della nonna di Nino Romeo

La morte dell’amata nonna fa ritrovare sotto lo stesso tetto due sorelle da sempre contrapposte per temperamento e scelte ideologiche: l’una Grazia Maria, esuberante poetessa libertina e anarchica, l’altra Maria Grazia, austera e morigerata insegnante. Sollecitata da questioni pratiche, come la necessità della pulizia del cadavere della nonna e della sua vestizione, tra le due donne si accende una vivacissima conversazione che apre squarci di memoria, attraversa temi filosofici come il conflitto tra estetica ed etica, tra anarchia e legge morale, rivela contenuti nascosti del privato di entrambe. Un feroce dibattito umorale ricco di toni e sfumature - tra comicità involontarie, lucido cinismo e malinconici ripiegamenti - contrappone le due donne in una tenzone che le sfinisce, le destruttura, per restituirle a una identità originaria in cui possono finalmente riconoscersi sorelle.

Graziana Maniscalco, Nicola Costa e Gianna Paola Scaffidi

Sulla purezza di questo girotondo di anime che si mettono a nudo incombe l’oscura minaccia, declinata al maschile, di un becchino, di un prete, di un amministratore pubblico e di un mafioso, tutte incarnazioni grottesche di un potere implacabile che priverà le sorelle di ogni bene materiale e della stessa rassicurante casa della nonna, costringendole a ritrovare sulla strada la direzione di una nuova vita affrancata da schemi e convenzioni. Assistiamo a una partitura in due tempi, dinamica e incalzante, dal ritmo a tratti forsennato e tecnicamente ardito che due attrici di grande temperamento e di straordinaria bravura come la Maniscalco e la Scaffidi riescono ad assecondare e dominare in forme molto personali. Scattante, nervosa, prorompente la recitazione della Maniscalco, morbida, tondeggiante, voluttuosa quella della Scaffidi, per restituire al pubblico la conflittuale complessità di due identità femminili che nel vitalismo erotico e linguistico della nonna ritrovano il senso autentico delle loro fragili esistenze.

Graziana Maniscalco, Nicola Costa e Gianna Paola Scaffidi in La casa della nonna di Nino Romeo

Se in questo testo Romeo rivela una sorprendente capacità di accogliere in forma originale le sollecitazioni di grandi autori, da Pirandello a Beckett a Pinter, è nell’ottima regia, ancor più che nella prima edizione, che l’autore raggiunge risultati di rarefatto nitore stilistico con un raffinato lavoro di cesello che punta a fissare la dinamicità della vicenda narrata nella plastica eleganza formale di immagini di hopperiana memoria, pur nell’orizzonte di una più cupa mediterraneità, grazie anche alle scene e ai costumi di Umberto Naso e al prezioso disegno delle luci orchestrato dallo stesso Romeo. Piacevolmente nostalgico il contrappunto delle musiche dei Beatles che, mentre servono a sciogliere la tensione tra un quadro e l’altro, agganciano una situazione universale al “com’eravamo” di una generazione e di un’epoca prima della fine delle ideologie.


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Pubblicato il 08 dicembre 2016





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