martedì 12 dicembre 2017

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Nel Riccardo III di Orofino tutta la poesia degli istinti di Shakespeare

Recensioni

La messinscena del regista catanese al Canovaccio di Catania gioca sulla chiave dissacratoria di una macabra comicità che non svende la sete di potere di Riccardo né la sua cinica e paranoica caccia all’uomo da purga staliniana


di Domenico Trischitta

Shakespeare è come la Ferrari: tradizione, grandezza e mito. Chi si cimenta con lui sa che può farlo solo se è in grado di reggere il confronto, attenendosi alla tradizione o cercando di attualizzarlo offrendo il proprio talento a disposizione, come facevano Villeneuve e Prost con la rossa di Maranello. Un autore potente che come dice il regista “è soprattutto poeta, è rilevatore degli istinti più bassi e più alti dell’uomo, è inventore di un’infinità di mondi immaginari, è artefice del nostro sentirci uomini di sempre”.

Raffaella Esposito e Carmelo Incardona, foto Gianluigi Primaverile

Ed eccolo allora il “Riccardo III” firmato da Nicola Alberto Orofino, tra i più talentuosi giovani registi in circolazione, che affidandosi a giovani attori ne plasma la recitazione come se fosse una catapulta da guerra, ad ogni lancio una devastante e incandescente pioggia di fuoco. Dimostrazione di come ci si debba confrontare con il Grande Bardo, facendosi alimentare in un gioco di rimandi caleidoscopici dell’animo umano. Orofino ne apprende in pieno la lezione, lo metabolizza e passa oltre, usando la chiave dissacratoria di una macabra comicità che non svende la sete di potere di Riccardo, né la sua cinica e paranoica caccia all’uomo da purga staliniana.

Roberta Amato e Daniele Bruno, foto Gianluigi Primaverile

Perché la voglia di comando può ottenebrare anche una mente che crede di essere illuminata in nome di una supremazia che viene risarcita attraverso l’eliminazione di tutti i presunti nemici o rivali. Il regista scandaglia tutte le possibilità che stanno dietro all’inganno dissimulatore, al fine che giustifica i mezzi di falsa machiavellica memoria. Sulla scena spicca, come se fosse un singolo coro, la bravura di Raffaella Esposito nel ruolo di Re Edoardo, e via via tutti i singoli artefici della tragedia scespiriana, un allucinato e paranoico Daniele Bruno nel ruolo di Riccardo, potente e indolente che riesce a far rabbrividire con i suoi capricci di fanciullesco Caligola. Carmelo Incardona nel ruolo del duca di Clarence, Vincenzo Ricca nel Duca di Buckingham, Roberta Amato in Lady Anna, Lucia Portale nella Regina Elisabetta, e Alessandra Pandolfini (Edoardo) quasi tutti a sdoppiarsi come in auto combustione provocata dalla regia di Orofino che non lascia nulla al caso.

Da sinistra Amato, Bruno, Esposito, Portale, Ricca e Incardona, foto Primaverile

E Shakespeare è ancora là, ad invocare, come il “ suo” Amleto, giustizia e dignità di rappresentazione per quel sogno umano che non avrà mai fine.

In scena l’1, 2 e 3 dicembre, alle 21, al Teatro del Canovaccio a Catania.

Alessandra Pandolfini, foto Gianluigi Primaverile


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 01 dicembre 2017





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