lunedì 24 giugno 2019

lunedì 24 giugno 2019

MENU

Nel gioco tra bene e male vince il diabolico Riondino

Recensioni

Ben riuscita la messinscena di Andrea Baracco, su riduzione di Letizia Russo, de "Il Maestro e Margherita" il capolavoro di Mikail Bulgakov, andata in scena di recente allo Stabile di Catania. Ironico e affascinante nei panni del satanico Woland, l'attore pugliese si è abbandonato a una recitazione ricca di ghigni e di risatine sibilanti, ma mai sopra le righe


di Silvana La Porta

Si può mettere in scena uno dei più grandi romanzi satirici russi del Novecento dalla trama complessa ed enigmatica e donare agli spettatori tre ore di puro godimento estetico e morale. E’ stata questa l’audace scommessa vinta a pieno titolo dalla sapiente regia di Andrea Baracco e da Letizia Russo, che ha ridotto e adattato per il palcoscenico Il Maestro e Margherita, opera capolavoro di Michail Bulgakov, andato in scena in questi giorni con grande successo di pubblico, per un vero e proprio sold out ad ogni rappresentazione, al Teatro Stabile di Catania.

Il Maestro e Margherita, da sinistra Federica Rossellini, Michele Riondino e Alessandro Bonomo

Un’operazione coraggiosa, dicevamo, perché dipanare la matassa, intessuta di ben 146 personaggi, dello sferzante romanziere russo, non era opera semplice. Eppure tutto è andato magicamente al suo posto: suggestiva e indovinata la scenografia, un immenso mare di ardesia, con tocchi di colore qua e là, su cui l’atto più naturale dei personaggi, sbucati in un ritmo incessante da porte e botole, è stato proprio scrivere, alludendo alla funzione salvifica delle parole contro ogni forma di regime autoritario (e ne sapeva qualcosa Bulgakov); illuminante il gioco di luci, capace di isolare icasticamente e dare opportuno rilievo ai vari episodi.

Da sinistra Alessandro Pezzali, Federica Rossellini, Michele Riondino e Giordano Agrusta

La chiave di tutto, però, è stato un Michele Riondino, nel ruolo del satanico Woland, davvero in piena forma, che, con le sue labbra rosso passione, ha riempito la scena portando un severo e salutare scompiglio nella rigida società russa e irrompendo, sulle note dei “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij, negli ambienti intellettuali della Mosca atea degli anni ’30 insieme alla sua folle compagnia, Behemoth il gatto parlante (Giordano Agrusta), il valletto Korov’ev (Alessandro Pezzali) ed la strega Hella (Carolina Balucani): ironico quanto basta, spietato all’occorrenza, bello nella sua affascinante immagine mefistofelica, si è abbandonato a una recitazione ricca di ghigni e di risatine sibilanti, ma mai sopra le righe.

Altrettanto bravi gli altri attori (oltre a Francesco Bonomo nel ruolo del Maestro, davvero dotato di una tecnica perfetta), che hanno avuto l’onore e l’onere di interpretare più personaggi, uno tra tutti Oskar Winiarski che è stato uno strepitoso Gesù.

Indimenticabile davvero Federica Rosellini nel ruolo di Margherita, la donna protagonista di una delle più belle storie d’amore di tutti i tempi (non a caso iniziata con l’amore nelle vesti di un subdolo assassino che colpisce a tradimento), soprattutto nella magnifica scena del volo su Mosca con i capelli scarmigliati, affidato a un’altalena fantasmagorica che ha restituito agli affascinati spettatori tutta la brama di vita e d’amore di una donna frenetica e la sua necessità di evasione. Davvero accattivante poi l’alternarsi di vari registri, dal comico al drammatico, dal malinconico all’ilare, in un susseguirsi di toni ora da varietà ora da monologo serio: un grande lavoro per regista e attori, che confermano questo spettacolo uno dei più visionari e arditi passati per le scene odierne.

Pezzali, il valetto Korov'ev, e Riondino, il satanico Woland

Alla fine gli spettatori, catturati dal gioco della macchina teatrale, colgono il più profondo messaggio del corrosivo Bulgakov: Mefistofele paradossalmente è venuto a confermare l’esistenza di Dio, diventando l’ultimo degli angeli, come dire, con Karl Kraus, che il “Diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare gli uomini”…


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 11 dicembre 2018





Silvana La Porta

Docente di Italiano e Latino al Liceo Scientifico Leonardo di Giarre, è giornalista, opinionista e collaboratrice del quotidiano La Sicilia


TI POTREBBE INTERESSARE

HJO Jazz Orchestra, il lato swing dei cartoni animati

Per il cartellone "Un palcoscenico per la città" della Camerata Polifonica siciliana con il Teatro Massimo Bellini, la nota jazz orchestra catanese, diretta da Sebastiano Benvenuto Ramaci, ha portato sul palco del Sangiorgi di Catania la magia delle colonne sonore dei film d'animazione

Baires in scena con le vibrazioni e le malinconiche melodie del tango

Il concerto "danzato" dell'Ensemble Mariposa al Teatro Sangiorgi di Catania con i ballerini Angelo e Donatella Grasso e Walter Cardozo e Margarita Klurfan per la stagione "Un palcoscenico per la città" della Camerata Polifonica Siciliana con il Teatro Massimo Vincenzo Bellini

Il senso del teatro nel mondo nel weekend shakespeariano di Catania

La prima edizione dell'Amenanos Festival al Teatro greco-romano si è chiuso con lo spettacolo ideato e direttod a Melania Giglio, la Musa del bardo sul palco, che ha dato corpo con quattro personaggi ai più bei sonetti e, in "Wlliam and Elisabeth", ha messo a confronto due giganti come potere e teatro

Choròs, il sapore antico delle voci della tragedia

Un'altra convincente rappresentazione al teatro greco-romano di Catania dell'Amenanos Festival: con "Choròs", Daniele Salvo, con le voci di Melania Giglio e Giulia Diomede e le musiche dell'ensemble della Cappella Tergestina, ha messo insieme palpitanti spezzoni tratti da per Aiace di Sofocle, Baccanti di Euripide, Edipo Re di Sofocle, Edipo a Colono di Sofocle, Coefore di Eschilo e Eumenidi di Eschilo

Federica Reale, grinta ed eleganza per la giovane pianista catanese

Ospite della Società Catanese Amici della Musica, con un repertorio otto-novecentesco la 18enne concertista ha convinto il pubblico accorso per lei al Kakane palace Hotel di Catania

Siracusa la città delle donne che dicono no alla guerra degli uomini

C'è l'Euripide più antimilitarista nelle due tragedie della 55esima stagione classica dell'Inda. Ha aperto le danze la multiforme e poetica visione della scena di Davide Livermore che ha ridato, nel bene nel male, a "Elena" la dignità di donna, mentre Muriel Mayette-Holtz con "Le troiane" ha dato alla parola delle donne il potere di contraddire l'ineluttabile violenza maschile